Intervista: Rockwilderz Entertainment, Hip Hop in London “made in Italy”

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Rockwilderz Entertainment è una realtà Italiana Hip Hop che qui da noi, in Uk, si sta facendo sempre più conoscere come etichetta discografica, clothing brand ed event management. In questa intervista Puro, rapper romano conosciuto anche come Soultrain nonché co-fondatore del collettivo, ci parla del progetto, delle ultime uscite e della Londra Hip Hop, quella made in Italy. Fra i pezzi che vi invito ad ascoltare non può mancare la possetrack “Countdown”, dove troviamo alcuni dei membri del roster fra cui Luther G, Tre Fedi, Shadi Fa (che avevo intervistato tempo fa proprio su Moodmagazine), Cypha Killa e lo stesso Puro. Un altro brano immancabile, che nella City di Londra inquadra la redazione in cui lavoro vicino a Fenchchurchstreet Station, è “Vita Vissuta” di Luther G, Puro e Dj Tsura sopra a una produzione del grande Mr Phil. Rockwilderz Entertainment è un progetto ambizioso e indipendente che mi ha incuriosito tantissimo. Mantiene le radici Italiane, orientandosi però al modo di lavorare anglosassone. Se vi piace Londra e se passate di qua non potete mancare uno dei loro concerti.

 

 

Siete attivi in UK da un bel po’ di anni, ma si sta solo adesso sentendo parlare di voi. Come, da chi e perché nasce la Rockwilderz?
Abbiamo fondato Rockwilderz Entertainment a Londra nel 2018. Questo progetto è nato prettamente dalla nostra volontà di portare un’alternativa concreta all’interno della scena italiana, spingendo su un prodotto che si discostasse dalla moda di quel momento ed in generale dall’attitudine nostrana. Eravamo convinti che per farlo servisse qualità non solo nella musica, ma anche in tutto ciò che gli ruota intorno ed in questo sono stati fondamentali un grafico pubblicitario ed un investitore, che hanno creduto seriamente nella nostra proposta da subito. I primi pezzi che abbiamo lanciato sono stati “Without You”, “You can’t hold me” e “Can we just flow”. In tutte e tre le release erano presenti Cypha Killa e Puro aka Soultrain, i primi artisti a farne parte, accompagnati da cantanti RnB inglesi. Dopo qualche anno di uscite e, soprattutto durante la pandemia che ci ha dato modo di ragionare e lavorare sodo, siamo tornati nel 2021 con un Roster forte, già collaudato e pronto a dare la scossa al progetto.

Cosa è esattamente la Rockwilderz Entertainment quindi?
Rkwz Ent. è una Label e Management service con base qui in Inghilterra. Noi seguiamo e supportiamo gli artisti nei loro progetti cercando di mantenere una linea coerente ed amalgamata per tutte le uscite, senza però soffocare la vena artistica. Abbiamo un’impronta da seguire, ma spaziamo molto soprattutto a livello di suono, questo per far sì che il nostro marchio di fabbrica non si ponga nessun limite.

Cosa intendi per impronta da seguire?
Diciamo che ci rifacciamo ad un movimento ed un periodo in particolare della Musica americana. Cerchiamo di riproporre una wave che abbiamo amato, chiaramente rinfrescandola ed aggiornandola, ma tentando di farla apprezzare anche a chi non l’ha vissuta. Secondo noi c’è ancora molto che il rap italiano non ha visto, un po’ per differenza culturale, un po’ per una chiusura mentale. Chi ha viaggiato lo sa. In molti non hanno avuto forse il coraggio di spingersi oltre, perché il nostro è (o forse era) un pubblico pronto a giudicare il libro dalla copertina. Però è anche vero che quando si osa, la musica deve back you up, per dirlo in inglese, senza si rischia di essere delle macchiette.

Avete base in Inghilterra, come credete di imporvi sulla scena musicale Italiana?
Innanzitutto siamo parecchi e coesi, questo è il primo passo per crescere insieme e fissare traguardi. Inoltre abbiamo fatto tutti parte della scena italiana a lungo, abbiamo ancora diverse connessioni e questo fa sì che siamo in grado di collaborare con grandissimi produttori, mc’s, cantanti, quindi la musica di qualità in primis. Poi puntiamo forte sull’immagine, sull’attitudine e sugli sfondi che Londra può offrire. Anche in questo c’è stato e c’è tuttora un grosso lavoro dietro, niente è lasciato al caso, dal vestiario ai video, passando per i loghi e lo stile dei pezzi. Abbiamo scelto “Entertainment” per questo motivo, siamo un pacchetto completo.

Per quanto invece riguarda l’integrazione qui? State riuscendo a fare contatti e collaborazioni con artisti in Uk?
Sì, qui collaboriamo spesso con gli artisti, soprattutto per gli eventi. Negli ultimi singoli si è visto meno perché puntiamo principalmente al nostro pubblico. Però abbiamo in cantiere ancora tantissime release e tra queste ci sono inglesi, specialmente per quanto riguarda l’RnB, che è un genere che spingiamo da sempre. Noà tra le nostre file ne è l’esempio lampante.

Quali sono gli artisti che fanno parte della vostra label?
In questo momento ne fanno parte Puro aka Soultrain, Cypha Killa, Luther G, Shadi Fa, Matto Mc aka Matt o nir, Tre Fedi, Noà (Verona) e Hector Dalai (Svizzera). Tutti hanno caratteristiche diverse e collaborano come dicevo prima da anni con la scena nostrana anche ad alti livelli, basti pensare alle collaborazioni con Shablo, Tormento, Dj Jad, Mecna, Yazee, Hyst, Lord Madness, Ape, Zampa, Kique Velasquez, Mr Phil, Dj Tsura, Dj Lil Cut e tanti altri.

 

Mi elenchi alcuni degli ultimi video o dischi usciti?
Siamo usciti con molti video nel 2021: “White men can’t Jump” di Puro, “Far Away” di Tre Fedi, “Flowfarm” di Cypha Killa e Luther G, “Senza un titolo” di Shadi Fa, “Battlefield” di Puro Cypha Killa e Luther G, “Terremoti” di Tre Fedi, “Va Vissuta” di Puro e Luther G, “A forz toje” di Matto Mc e “Countdown” posse track. A livello di dischi abbiamo pubblicato Questioni Purocratiche di Puro nel 2018 e Senza Compromessi di Hector Dalai & Kique Velasquez quest’anno, ma abbiamo già pronti diversi album e non vediamo l’ora di poter rilasciarli, anche in copia fisica.

Come interpretate il vostro modo di lavorare? Più Italiano o più anglosassone?
Il nostro modo di operare ha delle radici italiane profonde, ma dopo tanti anni sicuramente abbiamo preso spunto dagli Inglesi, soprattutto nella mentalità gestionale. Bisogna però ribadire che la nostra più grande ispirazione proviene dal quel sistema made in U.S.A. al quale siamo molto legati, che era riuscito a portare anche nel mainstream un livello di Hip Hop superiore.

Poco fa hai menzionato il fatto che il Covid vi ha dato una sorta di spinta. Cosa intendevi?
Il Covid ci ha dato modo e tempo di stare sui testi. Di sicuro un periodo difficilissimo, in cui non tutti sono stati nel pieno dell’ispirazione, ma se si pensa a quante energie Londra si prenda tra il lavoro e gli spostamenti, certamente lo stare a casa ha giovato molto nella realizzazione delle uscite. Inoltre qui le restrizioni sono state molto meno rigide, mentre in Italia non potevano muoversi, noi abbiamo girato video senza sosta, in modo da avere abbastanza materiale per quando si sarebbe riaperto tutto. Siamo stati lungimiranti in questo.

Vi occupate anche di organizzare live?
Ci occupiamo un po’ di tutto. Organizziamo Jam e Live anche al di fuori di Rockwilderz, tramite Hip Hopera Foundation, community Hip Hop con base in Italia che ha aggiunto una sezione a Londra molto grande. Si tratta di un gruppo di ragazzi che ha radunato tante teste H/H nella Capitale Londinese, non solo italiane ma da tutte le parti del mondo grazie anche al contributo di Epic Jam. Hip Hopera Foundation è una realtà che grazie ad eventi, iniziative e workshop riesce ad essere molto produttiva ed attiva sulle tematiche sociali qui in terra britannica.

Quali sono le tappe Hip Hop immancabili per chi ci viene a trovare a Londra?
Le teste Hip Hop che vengono a Londra devono assolutamente fare tappa al Leak Street Graffiti Tunnel, galleria che da anni è tempio delle Street Art, oppure al Chip Shop, famoso fast food che vede rappresentate sulle saracinesche le leggende del Rap Americano. Il Camden Market e Bricklane sono località ottime per il digging e per assaporare il clima urban della città. Per gli eventi e locali invece c’è l’ imbarazzo della scelta, tutta Londra e Brixton in particolare offrono sempre serate e guest di livello alto tutti i fine settimana.

Di teste Hip Hop Italiane a Londra ce ne sono parecchie. Si può dire che stiamo creando una sorta di comunità parallela. Tu vedi supporto o le solite menate della madre patria?
Devo dire che a Londra siamo tantissimi, era inevitabile che si creassero delle realtà qui, ma bisogna essere onesti, per tanti anni se si arrivava qui si era perduti, è successo a me nel 2012. Ho lasciato completamente la musica per i primi due anni e ne ho pagato le conseguenze, il pubblico dimentica facilmente. Adesso invece la comunità si è espansa a dismisura e gli artisti tra di loro si conoscono quasi tutti e c’è grande supporto, tranne qualche eccezione. In generale l’ attitudine è quella di fare gruppo e gli Italiani all’estero ci riescono sempre, c’è veramente un bel clima qui.

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