Shadi Fa racconta il disco “Classic”. Da Cagliari a Londra

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Chi non vive qui …. spesso non lo capisce. A casa ci vedono sempre in giro, nella movida, in mezzo al caos. Arrivano le foto della Londra cool, quella bionda, coi locali e gli autobus rossi che sfrecciano. La verità è un altra però … qui si lotta. Per integrarsi, per farsi rispettare, per avere un decimo della normalità, dell’affetto e della vita sociale che è in Italia. Durante la pandemia, gli Expat come me hanno provato un dolore e una solitudine mai sentita prima. Qualcuno, come questo ragazzo Sardo, Shadi Fa, ha preso in mano di nuovo carta e penna e ha sfornato “Classi, the album”. Il concept del disco è racchiuso nella sua essenza underground. Poco marketing, tanto dolore. Il disco è un prodotto figlio della Pandemia. Genuino, ben fatto, piacevole. Ogni traccia è a se, come un diario o un flusso di coscienza. Vi invito ad ascoltarlo … e vi invito a leggere anche le chiacchiere che mi sono fatta con lui: testa hip hop, chef, expat.

S. Grandi  – Da qualche giorno è online il tuo disco ufficiale “Classic, the album”. Prima di chiederti di più del disco … mi dici qualcosa di te?

Shadi – Prima di tutto grazie mille per avermi dedicato questo spazio! Non essendo di ultimissima generazione mi sono affacciato nel mondo dell’Hip Hop già dal 1996, quando a Cagliari con il mio migliore amico (Gespa) abbiamo iniziato a fare i primi freestyle e scrivere i nostri primi testi. Ricordo ancora che registravamo in cassettina con un “Canta Tu” nelle nostre cantine. (ndr Ride!). Che bei tempi … è nato tutto con il puro spirito underground. Già allora avevo scoperto l’amore per l’Hip Hop. Proprio nel ’97 io e Gespa abbiamo fondato la Crew Mamuthones Clan. Mamuthones Clan è per sempre … ho passato dei momenti indescrivibili e li porto sempre nel cuore.

S. Grandi – Mi è sembrato di capire che per un periodo avevi smesso ….. perché? E cosa ti ha fatto ricominciare?

Shadi – Si verissimo, ho avuto uno stop di quasi dieci anni. Purtroppo un grandissimo errore , ma il trasferimento a Londra nel 2013 mi ha reso molto difficile fare musica. Qui si dice “essere busy”, impegnati. Il lavoro (come chef), il trasferimento in generale, il cambiamento e la delusione di vedere come le cose stavano cambiando sulla scena, mi ha portato sempre più ad allontanarmi, nonostante non ho mai smesso di ascoltarlo e viverlo per me stesso al 100%. Un pò paradossalmente il 2020 (anno da dimenticare per tutti direi), nonostante abbia portato le peggio disgrazie, mi ha riportato a fare musica forse come mai ho fatto.

S. Grandi – Il 2020 è sicuramente da cancellare però ha fatto bene a molti, non credi? Finalmente avere il tempo di rallentare, tempo per se stessi? Tu non hai avuto questa impressione? Cosa ne pensi?

Shadi – Si nonostante sia stato davvero un anno da dimenticare su molti aspetti! Sicuramente ha permesso alla Terra di respirare di più, magari di fermarci tutti un attimo a pensare davvero, goderci la famiglia e dedicarci magari anche a qualcosa che era stato trascurato, nel mio caso è stata la Musica! Vorrei tanto dire sia servito a qualcosa, ma da questo punto di vista non sono molto ottimista. Finito il primo lockdown ho visto ancora più cattiveria, ignoranza e disunione nella gente, proprio quello che vogliono!

S. Grandi – A parte il tempo … cosa ti ha stimolato a scrivere di nuovo?

Shadi – Sicuramente l’amicizia nata con Pannokia e con i Rah.stars. Con Pannokia ci siamo conosciuti per caso lavorando in una cucina, e da li ci siamo proprio ritrovati, ed è grazie anche a lui e i suoi beats se mi è tornata una forte ispirazione a scrivere. Grazie a un altro amico, ho avuto la fortuna di conoscere Marko (Kollaman) e Stefano ( Sabaman ). Dal giorno che sono entrato nel loro studio il mio cuore ha ripreso a battere fortissimo e ho capito che non potevo vivere senza fare musica.

Nulla nasce per caso … se ascoltate la traccia Classic vi farà capire meglio di cosa parlo.

S. Grandi  – Magari ci inizi a dire qualcosa tu del pezzo Classic?

Shadi – Ci tengo tantissimo al pezzo Classic, perché, oltre a dare il titolo all’intero Album, è proprio un po’ la prova che le cose non nascono mai per caso. E’ la descrizione del ritorno alla musica, grazie a degli incontri inaspettati, (il mio incontro con Pannokia e i Rah.stars). “I’m back, c’era una volta il rap, per quelli come che non possono più vivere senza te!” Penso che dice tutto questa frase! In questo pezzo ho dedicato una strofa anche Pannokia. Oltre che nei beats, nelle sue liriche troverete sottolineato il forte amore per l’hip hop.

S. Grandi  – Cos’altro c’è nel disco?

Shadi – E’ un album molto sentito, è nato in un periodo particolare ed è stato realizzato praticamente tutto durante la pandemia. In questo disco si può trovare soprattutto una serie di stati d’animo: rabbia,odio, amore,passione,frustrazione. E’ un pò un percorso. Dal ritrovamento dell’amore per la musica, la fuga dall’Italia e il continuo ricercare quella stabilità che questa società non ti permette. Per quanto sia un album di protesta contro la malvagità di questo mondo, alla fine c’è sempre un pò di speranza … c’è l’amore!

S. Grandi  – Come mai hai chiamato il disco “Classic, the album”?

Shadi – Volevo proprio fare un truffo nel passato e rivivere quelle sonorità e quel gusto classico dell’Hip Hop con cui sono cresciuto. Se avessi dovuto rispettare i contenuti delle canzoni l’avrei dovuto chiamare “Disagio” (ndr Ride!). Viviamo tempi di disagio purtroppo e traspare dai miei pezzi.

S. Grandi – Quindi, ricapitolando … chi c’è nel tuo disco?

Shadi – Come dicevo prima, le produzioni sono di Pannokia, i mix e master sono stati curati (alla grande) dai Rah.Stars (che hanno prodotto anche la traccia Cuore di Vetro). In generale ho avuto la fortuna di coinvolgere vari amici e persone che stimo in quest’album: gli scratch sono curati da Dj Sdundi ( arrivati dalla Sardegna) e il mio amico Dj Key D, anche lui a Londra, che ha prodotto anche la traccia Per Me Stesso. Ci sono anche diversi featuring nel disco: la bellssima voce di Marzia Ambu nel pezzo “ Come Vorrei “, Alli Q è presente in ben due tracce, CFP nell’ Equivoco, Sabaman in “ Out of the way “ e Goppai Gilu in “Degenerazione “. L’album è stato interamente registrato al Rah.stars Studio in South London.

S. Grandi  – Se parliamo di integrazione a Londra?

Shadi – I primi anni che sono arrivato qui mi sono concentrato a integrarmi nel lavoro e attivamente nella società ma trascurando completamente la scena Hip Hop. Il 2020 anche per questo è stato un’anno di rivelazione. Ora posso dire che piano piano mi sto inserendo bene in varie realtà soprattutto grazie ai Rah.Stars. Ho avuto la possibilità di entrare come membro nell’HipHopera Foundation e per me è stata una grandissima cosa.

S. Grandi  – In generale cosa pensi della vita qui?

Shadi – Penso che l’Uk mi ha dato tanto fino ad oggi, soprattutto per quanto riguarda il lavoro. Non nego di essere scappato dall’Italia, la vita nella ristorazione era la vita da schiavo. Di certo qui non è tutto oro. Sono tantissimi i contro fra cui la qualità di vita, i prezzi esasperati di affitti e mezzi, la qualità non sempre ottimale dei prodotto … ! Se comunque faccio un bilancio, è ancora positivo. Non rimpiango il fatto di essermi trasferito fuori dall’Italia. Ora poi, dopo anni, è arrivata anche la musica …

S. Grandi – Hai paura della Brexit?

Shadi – Penso come un pò tutti noi che viviamo in Uk. Tanta tanta confusione. Ho quasi paura ad aprire bocca perché avrei troppe cose da dire, ma sono tutti miei pensieri ed è meglio li tengo per me!

S. Grandi  – Come li tieni per te? Te l’ho chiesto apposta! Su …. dimmi!

Shadi – Domanda di riserva? (ndr Ride!). Non so … non mi piace per niente tutta questa situazione. Vivo qui in Uk da sette anni. Ho sempre lavorato e penso di essermi integrato dignitosamente, e ritrovarsi non più ben accetti non è proprio piacevole. Non la vedo solo come un’uscita dall’Europa, che fatta bene sarei il primo a dire “oh yes”. Purtroppo si è trasformata nella vincita del razzismo e della disuguaglianza. Mi fermo qui e posso solo dire che staremo a vedere, ma con tutte le perplessità del mondo!


S. Grandi  – Chef … se il tuo disco fosse un piatto, quale sarebbe?

Shadi – Bella domanda, mi piace! (Ndr. Sorride!) Sarebbe un bel Filetto alla Rossini. Semplice, buono, Classico! Al sangue chiaramente e il vino veritas.

S. Grandi – Guarda … ti chiedo solo un ultima cosa … un po’ più del tuo passato. Ci sono artisti Sardi che hanno influenzato il tuo percorso artistico?

Shadi – Penso che in Sardegna ci sono e ci sono stati degli artisti di spessore davvero alto. Essendo dell’82 ovviamente ho vissuto a pieno gli anni degli SR RAZA con Wessisla (album che ho distrutto a furia di ascoltare!). Ho stima per tanti artisti Sardi. Non mi basterebbero ore per menzionarli tutti! Sicuramente mi hanno influenzato molto e tuttora vanno in cuffia volentieri gruppi come I Menhir, Mentispesse, e i Balentia.

 

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