Ensi: «Questo genere si reinventa sempre e si arricchisce, prende dal passato e fa un passo avanti»

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Foto di Filippo Leonardi

Ritroviamo Ensi all’ennesimo live al Cso Pedro Padova, la yard per eccellenza dell’Hip Hop nostrano, una tra le uniche tre tappe del tour Italiano in cui porta sul palco il nuovo repertorio dopo l’uscita dell’extended play (EP) Domani, ricco di nuove direzioni soniche fresche. C’è l’aura epica delle grandi occasioni, un folto pubblico assetato dopo il lungo periodo di lock down, pronto ad accogliere il suo beniamino e sostenerlo barra dopo barra. Finalmente si torna a riabbracciare la dimensione live e quale rapper poteva meglio incendiare il pubblico intrepido se non l’mc pluridecorato, vincitore del Tecniche Perfette, 2 the beat, MTV Spit!, che rappresenta il bridge tra la golden era e la scena odierna dell’Hip Hop nazionale. Da peso massimo della nobile arte del freestyle, dai primi passi con la sua crew One Mic, con il tempo ha saputo guadagnarsi i galloni di icona con la sua sempre più vasta discografia ma soprattutto in virtù dei suoi impareggiabili live in cui sprigiona il meglio del suo repertorio. Lo conobbi ancora teenager, in una jam estiva in un parco a Mantova. Aveva appena 16 anni e si faceva già notare, posso ammettere che sin da quel primo incontro mi lasciò un imprinting significativo. C’è una sorta di filo conduttore che ci tiene legati e che ci induce in ogni tour ad ospitarlo sul palco del Pedro, e ad ogni incontro si aggiunge un tassello significativo alla maturazione di questo mc, che continua ad avere il pedigree di punto di riferimento anche per questa generazione, a prescindere dal cambio di stagione.

Qual è stata la genesi e la maturazione del nuovo EP Domani, che segue il precedente Oggi? Ed il core message di questo nuovo lavoro?
Per il secondo capitolo di questa trilogia ho sempre pensato alla firma di Crookers, che per sound, visione e attitudine ha pochissimi rivali in italia ed era perfetto per un Ep dal titolo Domani. Phra è conosciuto soprattutto per le sue produzioni più elettroniche a livello internazionale, ma è un grande amante e conoscitore del rap, aveva già prodotto per me in passato e si è rivelato la persona appropriata. Ha contribuito significativamente al risultato finale, consigliandomi spesso su che sound orientarmi e valorizzando poi il tutto con il suo tocco nel mix, tanto estremo quanto d’impatto. Questo progetto arriva a distanza di un anno dal precedente ed è il capitolo intermedio di questo viaggio che ha un macro concept sul tempo, ma il concetto assumerà più rotondità e definizione con l’uscita del terzo capitolo. Direi che in questo ep ho sperimentato più che in altre occasioni, prendendomi il lusso di fare quello che volevo e sentivo.

Sei stato testimone di varie epoche della cultura Hip Hop, anche dei periodi bui. L’arte in generale e nello specifico la musica è sempre stata lo specchio della società. Come è cambiata la musica in questi ultimi dieci anni?
Più o meno come è cambiata la società… è tutto più veloce e fotografico, tutti all’inseguimento di un successo rapido e di un riconoscimento sociale. Materialismo e individualismo. L’appiattimento della ricerca, il percorrere strade già battute e forse anche la mancanza di un po’ di coraggio. È un periodo molto punk dove vale tutto, il nostro genere ha dato il via a numerose nuove correnti, alcune di queste sono diventate il nuovo pop italiano, ma tutto si mischia e tutto un po’ si assomiglia. Esiste però, come in ogni genere e sempre lontano dai radar, qualcosa che invece si impone in controtendenza e che se ne fotte delle regole, un sottobosco davvero valido che alla fine detta sempre i nuovi standard, l’innalzamento del livello, ovviamente per chi sa cercare.

Come riesci a trovare gli stimoli e l’energia per rinnovarti ed avere un suono sempre al passo con i tempi ed abbracciare le nuove sfide che ti attendono?
Ho una mentalità aperta, amo questa musica e ne comprendo le evoluzioni anche quando non incontrano il mio gusto. L’int La mia ricerca nella scrittura, nel linguaggio, come nel flow è costante. Credo di essere maturato molto negli ultimi anni e vedo che quasi tutti i superstiti della mia generazione stanno facendo i loro dischi migliori. Oggi c’è molta più consapevolezza da parte mia e credo di aver trovato un equilibrio fra istinto e metodo che mi sta facendo fare le mie cose migliori, l’esperienza e l’attitudine fanno la differenza ma mi sento comunque in continua crescita.

 

foto di Filippo Leonardi

Il live ti ha sempre contraddistinto e sei sempre stato un animale da palco. Cosa significa per te portare il tuo live al pubblico e qual è nello specifico il suo valore aggiunto?
Arrivo da una generazione dove il palco arriva prima del disco, mi sono fatto le ossa fra gli open mic e le battle e mi sono ritagliato lo spazio un centimetro alla volta. Oggi che ho anche una discografia ricca e una fan base solida è davvero gratificante portare live la mia musica. Poi secondo me il live resta sempre la massima esposizione della musica perché è l’unico momento dove lo scambio con il pubblico è diretto.

Qual è il miglior modo per arrivare alla gente specie in questo periodo di saturazione del superfluo, crisi di valori e decadenza della cultura musicale?
Beh, non ho la presunzione di essere arrivato alla gente in modo nazional popolare. Ma credo che al di là del posizionamento la musica che mette le emozioni umane in prima linea sia quella che rimane di più alle persone. Perché le viviamo tutti indistintamente. C’è bisogno secondo me di più personalità e di più onestà.

In futuro mi dicevi che ti piacerebbe intraprendere nuove sonorità anche acustiche anche alla luce delle tue recenti collaborazioni più trasversali. Come è maturata questa idea?
Si, mi piacerebbe davvero andare in giro con una band. Credo che metterebbe ulteriormente in risalto le mie qualità di performer. Oltre a un bel tocco di classe! Chiaramente però è un processo e serve anche della musica che vada in quella direzione. In Italia anche se questo genere detta legge, non c’è cultura e non si è mai troppo pronti a cose del genere. Ma mi piacerebbe davvero lavorare con i musicisti oltre che con i produttori.

Ultime parole e saluto ai fans di Moodmagazine?
Ci vediamo in giro per l’Italia quest’estate, e nel 2023 con un nuovo disco. Love u all.

E con queste parole ENSI ci saluta tenendoci pronti per il suo nuovo lavoro che non tarderà ad arrivare, ennesimo segnale di speranza e certezza in un epoca sempre più buia ed incerta.

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