Turi Moncada: «la distanza della Sicilia mi ha ispirato a scrivere»

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Da qualche giorno è disponibile su tutte le piattaforme digitali Moncadas, l’album di esordio di un artista Palermitano col quale ho avuto il piacere di scambiare una piccola chiacchierata: Turi Moncada. Il disco, pubblicato per La Victoria Records, “è ricco di riferimenti e citazioni, situazioni di vita vissuta e difficoltà” legate alla terra di origine dell’artista. Nonostante la sua giovane età, mi ha colpito la maturità con la quale Turi Moncada parla di società, famiglia, problematiche legate al lavoro e situazioni psicologiche legate ai giovani. Si sente in lui la voglia di rivalsa e la voglia di esserci, di fare la differenza. Umile, fresco, spigliato. Turi Moncada è una giovane leva di cui sono certa si parlerà sempre di più. Buona Lettura.

Chi è Turi Moncada ?
Nasco artisticamente con il nome “Chef Monkee”, con cui ho pubblicato le prime tracce online e diversi progetti con il mio collettivo Gorilla Sauce. Dopo delle riflessioni che ho fatto in questi ultimi due anni ho deciso di non volere più nessun filtro, nessuna maschera tra me e la mia musica e ho cambiato il nome d’arte con il mio nome di battesimo Turi (Salvatore) Moncada. Sono un ragazzo siciliano che ha abbracciato l’Hip Hop nella sua vita e ha trovato un modo per esprimersi.

Quando hai deciso che Moncadas sarebbe dovuto uscire?
Nell’ultimo anno ho collezionato più di 30/40 provini. Alcuni sono finiti nei dischi di amici, altri ancora non sapevo che farci. Poi ho avuto l’idea! Volevo iniziare una mia saga di dischi come fanno gli americani.
Moncadas prende spunto dai Sopranos e si riferisce appunto alla famiglia dei brani. Rappresentano ognuno una sfumatura diversa del mio rap, ma provengono tutti dalla stessa fonte. Ricalca anche ciò che abbiamo iniziato con il mixtape Bravi Picciotti ovvero questo immaginario gangster italo-americano.

Che tipo di contenuti troviamo nel disco?
Il disco è ricco di riferimenti e citazioni sia musicali che extra musica come cinema, fumetti, ma anche situazioni di vita vissuta sulla mia pelle e le difficoltà della mia terra. La voglia di fare la differenza e il concetto di famiglia. Ci sono anche due brani completamente in lingua siciliana.

Per quanto riguarda invece i suoni?
Il progetto è stato prodotto interamente dal mio team di sempre, Alex 3o5, Valentino Yahweh e la direzione artistica è stata curata da me e da Nevra. L’obiettivo era fare un disco che fosse fresco ed eterogeneo: si passa dal rap classico alla trap, alla cassa dritta. Ci sono strumenti realmente suonati, sintetizzatori e sample.

Mi dici invece qualcosa in più su “La Victoria Records”?
La Victoria Records è l’etichetta che ha distribuito il progetto ed è stata fondata recentemente da St. Luca Spenish che, oltre a essere un produttore fortissimo di fama nazionale, per me è un amico. Stiamo lavorando a tanti progetti e siamo in sintonia, è Palermitano come me.

Nel disco si fanno molti riferimenti alla Sicilia. Quali sono i pregi e i difetti del luogo da cui vieni?
La bellezza del luogo dove sono nato è proporzionata alle difficoltà che incontra chi lo vive. A livello lavorativo è dura farsi da zero, e molti giovani scappano. A volte si ha la sensazione di essere in un mondo a parte tanto è diversa la mentalità delle persone. D’altro canto questa distanza, non solo geografica, mi ha ispirato per scrivere i testi. Ho sentito storie di ogni tipo e ho cercato di trasformarle in musica.

Per quanto invece concerne la scena Hip Hop?
A livello artistico la scena Siciliana ha tanto da offrire. Questa distanza, dal vero e proprio mercato musicale, ha impedito la sua esplosione a livello mediatico, ma ha fatto sì che gli artisti fossero liberi di essere creativi senza pensare alle logiche del business. Ho cominciato a introdurre il Siciliano nei miei brani proprio perché mi sono reso conto che poteva essere un’arma in più per creare melodie e rime totalmente inedite rispetto alla proposta musicale italiana.

 

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