Pavia e l’Hip Hop: la vicinanza con Milano e le parole di chi l’ha vissuto. Parte 2: il rap (e non solo)

tempo di lettura: 9 minuti

Qualche mese fa abbiamo pubblicato la prima parte di una storia: quella tra Pavia e l’Hip Hop. Curioso, si potrebbe pensare, leggere di Pavia in questi termini: onesto. La verità è che Pavia non solo è la città che ha dato i natali a me e a coloro che hanno dato a questi testi i loro preziosissimi contributi ma è anche posizionata in un punto curioso se la si pensa nella scena Hip Hop (e della cultura underground in generale). È a Sud, vero, ma a sud di Milano: una delle colonne portanti della doppia acca nostrana.
Dunque, ho voluto pensare Pavia come un vinile. E se nel lato A ho voluto indagare sulle parole – o meglio lettere – con una prima parte dedicata al Graffiti Writing, ora – nel lato B – ho voluto sentirne il suono. E di nuovo in compagnia di Andrea Bastia aka True – insieme con testimonianze di cui faccio tesoro – ecco la seconda parte dedicata al rap (e non solo).

Ciao True, eccoci di nuovo. Riprendiamo da dove ci siamo lasciati: siamo nella metà degli anni ’80 quando in Italia iniziano a manifestarsi le prime influenze dell’oltreoceano Hip Hop. Tu quando e come ti sei avvicinato al movimento? Ti va di raccontarci un po’ la storia della scena HH pavese?
A Pavia i primi suoni rap si sono sentiti dal gruppo Due.le.menti formato da Mister Fax e J. Beam, due giovani rapper che si ispiravano alla musica e all’attitudine dei Public Enemy. L’Hip Hop, il rap, era qualcosa di totalmente nuovo ma soprattutto non era la musica del momento come – per certi versi – lo è ora. Quindi la difficoltà ad imporsi, seppur a livello locale, era altissima. Ciononostante, Due.le.menti riuscirono a fare diversi live in giro per la provincia, alcuni anche importanti. Ricordo l’apertura di Neffa e Frankie HI NRG al Thunder Road (noto locale del pavese, ora chiuso da anni). Quando il gruppo si sciolse Fatherfab (ex Mister Fax), che tra l’altro è anche un ottimo ballerino, continuò il suo percorso solista che arriva fino ai giorni nostri.
Ci racconta Fatherfab: «Sono nato nel 1970 e ho vissuto tutta la mia gioventù in un paesino dell’Oltrepò pavese. Già Pavia mi dava il senso del grande centro dove poter trovare stimoli e risposte alle mie richieste di vivere intensamente quel periodo. La seconda meta degli anni 80 in avanti è stata – in progressione – il periodo dei paninari e dei vestiti firmati, delle discoteche venerdì, sabato e domenica, dei modi di ballare e di vestire stagione per stagione, dell’auto sportiva con l’impianto audio che spaccava i timpani, ecc. ecc. Non sono mai stato un pavese “puro” – se così si può dire – ma Pavia è stata la città dove ho vissuto una parte importante della mia vita, personalmente e artisticamente. Allora, nonostante il fermento musicale che si percepiva ed esisteva, e mi riferisco a gruppi e musicisti vari per lo più metal, rock e hard rock, per l’HH la terra era totalmente da arare, seminare e concimare. Impresa unica era trovare chi ti aiutasse a fare basi con il suono giusto, salvo che non ti volessero turlupinare. Si suonava dal vivo solo se si accettava di farlo facendosi – spesso e volentieri – carico economico e dovendosi – spesso e volentieri – “bere” i sorrisi di scherno per il genere che si portava sul palco. Camminavi per la città con gli sguardi su di te per il tuo modo di vestire». Erano altri tempi, un’altra Pavia come ci racconta ancora Fatherfab Mc: «Personalmente ricordo Pavia in quegli anni – e mi riferisco ai primi anni ‘90 – come un fantastico periodo della mia vita nel quale ho cercato di contribuire a costruire un collettivo che rappresentasse la città su tutte le discipline dell’Hip Hop con un’impronta prettamente sociale. Con il bene che voglio a tutti coloro che sono stati parte della mia vita – personale e artistica -, alle sorelle e ai fratelli che oggi sono la realtà viva dell’HH Pavese, non posso altro che dirmi orgoglioso e felice di quanto fatto allora: essendoci ancora essendo ancora qui a farlo nonostante tutto, e sempre a completa disposizione delle nuove leve o della vecchia guardia. Non credo di aver mai fatto scelta di vita più giusta di questa».

Com’è invece la scena pavese oggi? Com’è cambiata negli anni?
Oggi la scena è viva grazie al collettivo Pavia Male, una crew dedita ai valori originali dell’Hip Hop, che sta facendo un gran lavoro di diffusione della cultura grazie non solo ad appuntamenti musicali ma anche a veri e propri incontri di formazione nei quartieri. Con il loro contributo a Pavia sono state organizzate diverse jam negli ultimi due o tre anni, live e freestyle battle ma anche graffiti jam con la partecipazione di DJ e breakers: insomma le 4 discipline sono sempre state ben rappresentate. Il fulcro principale di tutto ciò è stato per diverso tempo lo storico locale “Spaziomusica” dove si sono tenuti anche live importanti come quelli di Ensi, Murubutu, Vacca, Inoki e altri. Purtroppo, dopo tanti anni di attività Spaziomusica ha chiuso i battenti ed è un peccato perchè era nata una bella collaborazione tra il locale e i ragazzi della Pavia Male crew. Pavia Male conta anche la presenza di Dj Ghost, il due volte campione italiano all’IDA (International Dj Association) che ha rappresentato l’Italia alla finale internazionale del DMC, collaborando anche con la storica crew di Dj’s Alien Army. Altro membro molto attivo è Tusco, MC pavese che ha vinto diverse competizioni, tra cui il “BeatZ On Air” in Svizzera e ha realizzato diverse importanti collaborazioni con esponenti della scena tra cui Esa, Dj Fede, Fritz da Cat e altri. Al momento sta lavorando al suo primo LP che uscirà nei prossimi mesi con l’etichetta indipendente Gatto Pirata Dischi.
Parola a Tusco: «Il rap a Pavia racconta uno scenario molto diverso da quello della grande metropoli milanese: frenetica, moderna, piena di palazzi e grattacieli, ricca di possibilità ed ambienti stimolanti. Esprime invece la staticità di una piccola realtà di provincia in cui i ragazzi vogliono evadere dalla noia e dall’isolamento. Nonostante le difficoltà iniziali, nel corso degli anni abbiamo sempre cercato, come collettivo Pavia Male, di contribuire alla diffusione della cultura Hip Hop attraverso eventi e laboratori. Ed è bello vedere che oggi ci sono un sacco di ragazze e ragazzi che si sono appassionati e si avvicinano a questo mondo, trovando nella musica lo stimolo per cambiare in meglio la propria vita».
Ringrazio chi ha prestato parole e immagini, so blessed!

Previous Story

“There is no Planet-B”: dopo il messaggio anti abortista torna a risplendere il jersey in Piazza Duomo

Next Story

Conservare la freschezza dei primi giorni, senza scendere a compromessi: l’intervista agli Alien Army