“Eclipses”, il primo album di Zin Ak Bes

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È uscito da pochi giorni Eclipses, il primo album di Zin Ak Bes, rapper milanese ed ex writer che ha avuto, fin qui, un percorso che si è svolto anche “dietro le quinte”… Ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda e conoscerlo meglio.

Ho letto che hai collaborato con molti rapper, a volte “restando dietro le quinte”. Come prima cosa ti chiederei di spiegarci meglio di che tipo di collaborazioni si parla: hai fatto il coach su flow, scrittura o qualcosa del genere? Quel “dietro le quinte” incuriosisce…
Mi piace stare in studio e guardare le session di altri per vedere come lavorano, così mi è venuto spontaneo iniziare a dare consigli sugli schemi metrici e mi veniva bene. Ho cominciato a scrivere sulle linee melodiche che mi passavano e ho iniziato ad allenarmi a scrivere indie, RnB, trap-soul, pop-reggaeton e ora scrivo come autore per Thaurus, curo dal coaching per l’interpretazione al concept, le parole, le metriche ecc. Sto lavorando ad altri 2 dischi per due diversi artisti sotto etichetta, interamente scritti da me, dove ho curato anche parte della direzione artistica e se il covid non fa altri scherzi dovrebbero vedere la luce quest’anno.

Si fa fatica a incasellare il tuo disco nella trap, anche se è stata definita “d’autore”, proprio perché ti discosti dallo stile che, in questo sottogenere, domina in Italia. Sembra che hai voluto portare la tecnica del rap classico nella trap, appunto. È così?
Il gusto musicale fa tutto. Finché la roba nuova ti incuriosisce e ti fa venir voglia di sezionarla e capire come è fatta, in qualche modo sarai sempre on point o comunque in empatia con i tempi che corrono. Le cose si sono fuse così e Yazee ha fatto da ponte. L’idea era di fare mezzo e mezzo ma forse mi è scappata la mano…

Proprio Yazee ha curato la direzione artistica e ha prodotto le strumentali del disco: come avete interagito e che ruolo ha avuto lui nel dare forma ai pezzi?
Siamo amici da 20 anni, vicini di casa, stesse scuole, i primi graffiti insieme e, dopo che ho smesso di dipingere, scrivevo per artisti che registravano da lui. Abbiamo creato tutto insieme, colazione pranzo e cena in studio: io portavo dei sample, lui aveva delle melodie, poi abbiamo chiamato altri artisti per trombe e flauti in alcuni pezzi ed è venuto fuori questo. Sapevamo solo che volevamo un suono black.

Una domanda sul titolo, “Eclipses”. Hai dichiarato “mi piaceva l’immagine del sole che un attimo prima c’è e un attimo dopo pure… l’eclissi è l’istante in cui il buio è affascinante ma alla fine sotto sotto c’è luce. In questo c’è il mio sarcasmo e il mio essere appuntito ma, alla fine, sotto c’è molto altro, non solo oscurità“. Ci spieghi meglio il concetto? Per esempio cosa intendi con quel “molto altro” che c’è sotto?
Spesso le persone mi percepiscono più duro / ruvido / cinico di quanto io non sia. Nel disco in alcuni pezzi un po’ ci rido sopra, in molti volevo sfogarmi e in alcuni viene fuori una parte più riflessiva. Insomma, una parte più combattiva e una più tranquilla che cercano di convivere. Sapevo già di voler fare qualcosa di diverso in futuro, cercavo un buio di passaggio, non volevo incastrare la mia musica nella casella “cupo”. Sto già lavorando a roba che si stacca da Eclipses… c’è uno spicchio di sole.

Ultima domanda: si dice che la trap si stia eclissando (perdona il facile gioco di parole) per lasciare posto alla drill. Pensi che chi si è formato sul rap più classico come te sia pronto per confrontarsi con tutti questi nuovi stili perché ha un bagaglio tecnico più affinato oppure dici che arriverà un momento in cui sarà meglio non azzardarsi a rappare sui ritmi delle nuove generazioni?
30 persone che copiano lo stesso beat di Pop Smoke non sono la drill. Idem per quanto riguarda la trap. Vedo un po’ di confusione a riguardo. In Italia va di moda una cosa alla volta dunque preferisco guardare all’estero, dove non c’è un inizio e una fine, tutto scorre e si mischia. Infatti dietro Pop Smoke c’è 50 Cent mica Lil Pump.
Per quanto riguarda l’approccio ai suoni nuovi, dal mio punto di vista c’è un momento in cui bisogna evolvere anche con la scrittura, la musicalità e l’interpretazione, ed è arrivato.

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