Intervista a Dj Bront, campione italiano DMC, fuori ora con il nuovo disco “Scratch Boundaries”

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Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Dj Bront, attuale campione in carica del DMC Italia, per parlare della sua attività di Dj e turntablist e per presentare il suo nuovo album Scratch Boundaries, realizzato in collaborazione con il beatmaker TwentyTwo, già nel giro Real Talk. Dj Bront, classe 1993, di Milano, è attivo da vari anni e nonostante la giovane età, si è dimostrato una persona decisamente cosciente del proprio percorso artistico e ben consapevole di dove può arrivare coi propri mezzi.

Mi piacerebbe cominciare l’intervista parlando un po’ della figura del Dj che, negli ultimi anni, perlomeno in gran parte delle uscite di Rap in Italia, è rimasta un po’ ai margini. Cosa ne pensi?
Sicuramente a livello discografico il ruolo del Dj è stato messo poco in risalto. Parlo soprattutto del Dj/Turntablist. Penso che questo accada per diverse ragioni ma la principale è che non è stato sviluppato un business intorno a questa figura e di conseguenza non c’è la “necessità” di proporla al pubblico all’interno dei brani. Tuttavia sono certo del fatto che sia un errore, noi Dj abbiamo da dire molto in ambito musicale.

Qual è secondo te il ruolo del Dj oggi nell’Hip Hop, tenendo conto anche della Pandemia e di tutti i limiti che questa ha forzatamente imposto al mondo della musica?
Ci sono diversi modi di fare e intendere il ruolo del Dj. Nell’Hip Hop, oggi, il Dj è colui che accompagna un rapper durante l’esibizione live e sicuramente durante la pandemia questo ha avuto grosse ripercussioni su tutti, anche per chi fa dj set ecc. Personalmente tendo a voler mostrare le mie skill sul giradischi e non mi accontento di un ruolo marginale, spero che post-pandemia e con il tempo sarà possibile portare avanti questa mia visione anche dal vivo.

Com’è nata l’idea di realizzare un disco di tutto di turntablism? Io ci vedo anche un gesto di sfida riguardo tutto quello che abbiamo detto fin qui. Sbaglio?
Beh, sicuramente è una sfida. Alla fine la strada più “comoda” sarebbe stata quella di imparare a produrre beat e sviluppare dei producer-album con la presenza dello scratch integrato nella strumentale o nei ritornelli ecc. Ma credo siano cose già viste. Ho preferito qiuindi puntare su qualcosa di più unico nel suo genere e, nello specifico, la particolarità del mio ultimo disco è che è un disco di turntablism in collaborazione con Dj provenienti da ogni continente e che negli ultimi anni sono stati o sono ancora Campioni nelle maggiori Battle tra Dj delle loro nazioni o, in certi casi, anche a livello mondiale.

Come detto nel disco ci sono tantissimi ospiti stranieri, immagino conosciuti durante le varie battle a cui hai partecipato. Ti va di raccontarci qualche aneddoto riguardo la produzione del disco?
Ho conosciuto gli ospiti del mio disco dal 2018 a oggi, partecipando ai campionati mondiali di IDA e DMC (le due più prestigiose gare tra Dj). Ho proposto il featuring ad alcuni Dj e la risposta è stata davvero entusiasta, questo mi ha fatto molto piacere perché è stata una dimostrazione di stima e rispetto reciproco importante, così ho potuto coinvolgere diversi rappresentanti di altrettante nazioni fino a coprire tutti i continenti. Quando poi ho immaginato il disco sapevo che avrei avuto bisogno di un producer molto forte, per poter coinvolgere anche chi era più interessato alla musica che allo scratch. Ed è qui che entra in gioco TwentyTwo, che per me è uno dei migliori producer in circolazione e sapevo che avrebbe saputo valorizzare al meglio il progetto.

C’è un pezzo del disco a cui sei particolarmente affezionato e che credi abbia indirizzato la lavorazione di Scratch Boundaries?
Sono molto legato a ogni brano, onestamente. Scratch Boundaries è nato per mettere nello stesso progetto i Dj che negli ultimi anni si sono dimostrati i più forti imponendosi nelle maggiori Battle e facendoli esprimere anche a livello discografico/musicale. A chiudere il progetto ho voluto invitare quello che reputo il Dj più forte in Italia, ovvero TY1, in modo da porre un sigillo di qualità sul disco. Insomma, non c’è stato un brano che ha indirizzato la lavorazione: ogni brano ha contribuito a formare il progetto nella sua totalità.

Infatti uno dei bran più d’impatto del progetto è proprio quello con TY1, figura storica dello scratch in Italia. Com’è nata la collaborazione tra di voi?
La collaborazione con TY1 è nata in maniera molto naturale: gli ho scritto su WhatsApp per proporgli di partecipare al progetto e, nonostante fosse molto preso da Djungle (il suo ultimo disco), è riuscito a trovare il tempo per il featuring perché gli piaceva il concept. Questo per me è stato un traguardo: primo perché avere il suo appoggio è sinonimo di aver pensato a un progetto di qualità, altrimenti non vi avrebbe mai preso parte; secondo perché lui per me è un idolo, sono cresciuto guardando i suoi video, quindi trovarmi sulla stessa traccia con lui è davvero un onore.

Ci sono altri Dj italiani che ti hanno ispirato o spinto a fare quello che fai?
Sicuramente in Italia abbiamo una scuola di alto livello per quanto riguarda il turntablism. Io stesso ho imparato tramite Dj Skizo, pioniere dell’Hip Hop italiano e fondatore di Alien Army, collettivo che come sappiamo tutti in Italia ha fatto la storia del giradischi. TY1, poi, come dicevo, è stato sicuramente una grande fonte di ispirazione, mi ha fatto capire grazie ai suoi video che volevo imparare anch’io a fare il Dj. Crescendo, inoltre, un Dj che mi ha influenzato molto è stato Mandrayq, campione del mondo IDA 2010 e anche lui ottima persona.

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