Pavia e l’Hip Hop: la vicinanza con Milano e le parole di chi l’ha vissuto. Parte1: Graffiti Writing

tempo di lettura: 18 minuti

Pavia la si può considerare come una città relativamente piccola o un comune discretamente grande che nel tempo – soprattutto in epoche antiche – è stata teatro di fatti storici e artistici significativi che ad oggi le hanno lasciato un patrimonio culturale e artistico con cui difendersi bene. Ma facciamo un balzo in avanti, circa a metà degli anni Ottanta: il momento in cui in Italia iniziano a manifestarsi le prime influenze del movimento d’oltreoceano conosciuto come Hip Hop. Più comunemente lo si definisce “movimento” ma è una vera e propria esplosione culturale, contaminazione artistica e umana – intesa come espressione di un senso di appartenenza molto forte. Davvero tanto.
Milano, nel panorama underground italiano, è stata determinante. Sia per l’urbanistica, sia per l’internazionalità che l’ha sempre contraddistinta, da subito si è contraddistinta come scenario perfetto per far sì che l’Hip Hop mettesse radici forti e in continua crescita (non senza difficoltà). Basti pensare anche solo ad una delle discipline del HH: il Graffiti Writing. Milano è una delle prime città ad esserne tela: centri sociali, Hall of Fame, metropolitane, treni e quant’altro. Ma com’era la vista da qui? E per “qui” si intende Pavia, a 34km più a sud.
Noi di Mood abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Andrea Bastia aka True che non solo ci ha raccontato la sua militanza nella scena pavese ma ci ha regalato – e riportato – testimonianze dirette di alcuni protagonisti. Qui la prima parte dell’intervista dedicata alla scena del Graffiti Writing a Pavia.

Tu quando e come ti sei avvicinato all’Hip Hop? E ai graffiti in particolare?
Sono entrato in contatto con il mondo dei graffiti, qui a Pavia, grazie ad una crew di volenterosi ragazzi che con il proprio lavoro ha portato la cosa su un altro livello. Era la ASM crew, divenuta poi BLN. Sono stati i primi a capire le potenzialità del writing e ad averne una veduta più ampia quando ancora si sapeva poco di questa cultura. Hanno allacciato rapporti con crew provenienti da altre città alzando la qualità (e anche la quantità) della produzione cittadina, e alcuni di loro sono riusciti a far diventare lavoro la loro passione. Non dimentichiamo che a Pavia veniva prodotta “Garage Magazine“, una delle riviste di settore più vendute a livello internazionale. Questo prima che Internet cambiasse le regole del gioco.

Writing è anche sinonimo di crew. Quali sono state e/o sono ancora le più importanti e attive a Pavia e dintorni?
Andrea: Oltre alla BLN un’altra crew importante pavese è stata la IMW, formata da Porno, Nook, Rome, Sip139, Esco (che aveva lasciato la BLN), e Giuppy. La IMW oltre alla massiccia attività in città, pubblicò anche per qualche anno la fanzine “Italy’sMostWanted” (a Pavia il rapporto writers/fanzine prodotte era molto alto!). Non possiamo non menzionare la TSB crew divenuta famosa in pochissimo tempo per essere stata la prima ad apporre il proprio nome sui muri dei cavalcavia dell’autostrada A7. Da lì poi si sono presi un po’ tutta la scena, soprattutto quella del trainbombing. Ad oggi contano centinaia di pannelli e ancora non si fermano.

“La crew ASM (Alcool, Sesso e Marijuana) è nata a cavallo tra il 94 e 95. Inizialmente era formata da 4 persone: Bmp, Folle, Alek e Ciorz (R.i.p.) anche se io iniziai a dipingere un po’ prima con un mio amico (MV). Con MV frequentando i centri sociali di Milano avevamo notato le murate dei MNP, CKC e TDK e ne eravamo rimasti colpiti. Grazie a lui conobbi Alek che dipingeva nella DEXcrew della quale entrai a far parte, mentre MV smise di dipingere. Ciorz lo conobbi perché frequentavamo lo stesso quartiere e lui già dipingeva con Folle. In occasione di un mega pannello commissionato a Ciorz dall’istituto tecnico che frequentava nacque la ASM, ma la prima volta che scrivemmo il nome della crew fu su un vecchio “Aragosta” marrone (un modello di treno, ndr) fermo al vecchio deposito merci della città per il problema dell’amianto.Affittammo un garage che diventò il nostro quartier generale; e poi frequentavamo Piazza Vittoria (la piazza centrale di Pavia) dove altri ragazzi condividevano la stessa nostra passione per l’Hip Hop. In Cupola Arnaboldi si ritrovavano i breaker, tra cui mio fratello. Insomma, in città c’era fermento.
La Hall Of Fame di via Lomonaco l’abbiamo “creata” una mattina, semplicemente chiedendo il permesso di dipingere i muri della Casa del Giovane (comunità per tossicodipendenti). Lo stesso giorno iniziammo a dipingere e subito intervenne la Digos. Quando videro il permesso che ci avevano rilasciato rimasero basiti: in città non si era mai visto un muro “legale”. Dopodichè chiedemmo il permesso anche alla Fais (ditta di sanitari) proprietaria del rimanente muro nella via. Anche loro ci diedero il permesso e così nacque la nostra HOF. Il comune di Pavia non ci aveva mai rilasciato un’autorizzazione ufficiale ma c’era un vero e proprio “tacito accordo”: così la Hall Of Fame durò una ventina d’anni. Poi con il comune – in occasione dell’uscita di Garage Magazine – abbiamo avuto modo di organizzare una jam in un quartiere periferico e dipingere il sottopasso della stazione ferroviaria nel 2005. Con l’amministrazione abbiamo avuto anche parecchi incontri, ma han sempre fruttato poco.Dopo la nascita della BLN crew (Bmp, Kilo, Kimba ed Esco) ci dedicammo sempre di più al “metallo” (treni e metro) e grazie a questa attitudine abbiamo girato l’Italia e l’Europa conoscendo altre realtà e condividendo nottate in deposito con vari personaggi e crew: ACD, VMD 70’S, Muko, SAD, Robot, Recto, C4, Dias, Danc, Vastas, Utero,VHS, Eterno e Texas, solo per citarne alcuni.”
Bmp – BLN, ACD, 777 crew

L’incontro con i graffiti a Pavia per me inizia alle superiori. Anno 2000. Dal punto di vista tecnologico sembra un secolo. Oggi in un pomeriggio su IG e YT puoi sapere tutto il necessario. In quel periodo invece, era più complicato anche per chi era esperto e viveva in città, figurati per 2 ragazzini di campagna alle prime armi come noi. I primi anni del terzo millennio li passo con Ronzy, saltando la scuola per andare in questa enorme struttura dismessa in zona Vallone dove disegnavamo con le Happy Colors che rubavamo nel colorificio lì a fianco. Ci fu una prima sveglia quando altri writers vennero in fabbrica e ci spaccarono un blocco argento, senza nessun motivo. Esco3, in particolare, scrisse una bella frase a fat nero sul cromo delle Saratoga: “Andate a farla in giro sta roba!”. Detto fatto! La prima metà dei 2000 passa così molto veloce. Ronzy apre uno shop e ci dividiamo tra muri legali e nottate infinite. Migliaia di km macinati sul suo Peugeot 205. Su e giù tra Milano e Ventimiglia. Città, ferrovia e autostrada erano il target. In città, i rapporti con alcuni membri delle crew storiche non sono buoni. Ci vedono come marmocchi che rompono il cazzo (forse hanno ragione) più che come delle nuove leve da instradare. Non siamo neanche dei locals e ciliegina sulla torta, facciamo uno stile all’epoca poco trendy: il WildStyle. Sono anni tosti anche politicamente. La repressione è più intensa di oggi e la Digos si occupa dei writers con pedinamenti e intercettazioni. Le direttive del Governo dopo il G8 sono chiare: schiacciare il movimento antagonista e qualunque cosa gli roteasse intorno, graffitari compresi. A due di noi le autorità giudiziarie fanno irruzione in casa. Si cerca materiale fotografico incriminante. Durante l’interrogatorio in Questura vogliono sapere i nomi dei writers più grandi in città ma noi ce ne stiamo zitti, pagando a prezzo pieno per le nostre azioni senza sconti “spia”. In quel periodo vengono arrestati un sacco di writers in tutta Italia e pochi sopravvivono – artisticamente parlando – a quegli anni: chi dipinge è quasi trattato alla stregua di un terrorista. Poi le cose si attenuano, il tempo passa, arriva gente nuova ma la città è piccola e veramente devastata. Le autorità stringono la morsa e nella seconda metà del 2000 alcuni elementi delle crewoldschool smettono di pittare illegalmente: l’ipotesi di rovinarsi la vita con multe di migliaia di euro è un bel deterrente. E poi il mood in Italia è che superati i 30 anni solo i pazzi o gli stupidi vanno avanti a dipingere. Ma non abbandonano definitivamente questo mondo anzi. Si spostano sul lato commerciale, creando qualcosa di mai visto fino ad allora in Italia: una piattaforma di vendita online dedicata solo a tools per i graffiti. Inoltre sviluppano una linea editoriale con varie uscite cartacee, tra le quali Garage, che per me rimane la miglior pubblicazione degli anni 00. Nell’estate del 2006 vinciamo i mondiali e arriva per noi un altro giro di boa. Avevamo già avuto esperienze sui treni ma ci siamo resi conto subito che era tutto un altro “sport” di cui noi non sapevamo le regole. Proprio una di quelle sere di luglio fuori da un locale frequentato da molti writers, GIUPPY ci chiese se volessimo seguirlo in “missione treni” e noi accettammo al volo! Nel frattempo il sempre simpatico Esco3 da dietro la sua birra rimproverava il suo compagno di crew: “Che fai? Vai a fare i treni con mia nonna?” (le nonne eravamo noi). Ironia della sorte, da lì a poco, lui va in pensione e invece noi facciamo sul serio. Nei 15 anni successivi, con livelli di sicurezza più elevati, senza contatti e senza soldi dipingiamo treni e metropolitane in Italia e in Europa molto più di chiunque altro prima in città. Venendo ad oggi, diciamo che dopo la mega retata del 2013 la situazione street si è decisamente calmata. I luoghi dove dipingere legalmente continuano a scarseggiare. La scena si è ultra ridimensionata, per non dire quasi sparita. D’altronde parliamo di una città capoluogo di provincia con un Università importante e parecchi giovani che non ha neanche uno skate park! Roba da medioevo. Le new generation hanno più fotta di like che di mettere il proprio nome in giro. Ovviamente ci sono altri writers davvero forti che hanno fatto la storia in città e che non possiamo non nominare: STEREO, che ha spaccato tutto, e HORROR che per me rimane il più stiloso di tutti! Il posto d’onore però va a BMP, il capo assoluto, che nel 2012 mi è venuto a trovare in negozio per supportare e complimentarsi per le nostre peripezie su metallo. Non era tenuto a farlo. Ma l’ha fatto. E lo ringrazio per questo. Ne abbiamo fumata una insieme e parlato tutto il pomeriggio con entusiasmo di quello che più ci fa battere il cuore: i graffiti”.
Bumka – TSB crew

 

Tra l’Hip Hop – Writing soprattutto – e l’amministrazione pubblica non è mai stato amore a prima vista. Con il passare del tempo qualcosa è cambiato: forse complice il fenomeno della Street Art e – più in generale – dell’Urban Art. Nel 2015, ad esempio, a Milano vengono disposti i “100 Muri Liberi”. L’amministrazione locale pavese invece? Sono nati iniziative, progetti, coinvolgimenti?
Andrea: Purtroppo a Pavia il rapporto tra writers e amministrazione comunale non è mai stato idilliaco. Tralasciando la grande operazione anti-graffiti del 2013, c’è veramente un abisso sulla visione del movimento tra Milano e la nostra più piccola realtà. Per quanto mi riguarda ho sempre visto la scena milanese come un “paradiso” inarrivabile, ovunque ti giri vedi una Hall Of Fame, un sottopasso dipinto, serrande di negozi decorate.A Pavia i negozianti hanno paura di farsi personalizzare le serrande perché il giorno dopo gli chiedono la tassa sulla pubblicità, giusto per farti capire la differenza di mentalità.Dopo la storica HOF di via Lomonaco dei BLN non ce n’è mai stata un’altra vera e propria, forse anche perché non c’è più stata una crew così incisiva e dedita alla causa. Intorno al 2010 sembrava essersi smosso qualcosa quando grazie a Reno (oggi noto tatuatore) si era riusciti ad organizzare qualche evento interessante come ad esempio “Murarte”, durante il quale sono stati dipinti i muri del Palatreves.Il problema è che queste cose, in un comune relativamente piccolo come Pavia, dipendono troppo dalla singola persona e non dall’ente in generale. Infatti, quando quella persona che aveva permesso tali iniziative ha lasciato l’amministrazione, non si è più fatto niente.

Con un doppio grazie, ad Andrea e ai protagonisti che ci hanno regalato una parte dei loro trascorsi, vi diamo appuntamento alla seconda parte dell’intervista. 

Previous Story

Kiave & Macro Marco, l’intervista

Next Story

Il nuovo disco del produttore WaxKillers