El regreso di Prhome

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Dopo quasi dieci anni di assenza, nel Novembre 2020 è tornato inaspettatamente Prhome, rapper di Rovigo noto dal 1997 che aveva introdotto in Italia lo stile Latino/Chicano nel contesto Hip Hop, fondando anche un’etichetta, True Life Records, dedicata proprio alle sonorità da lui promosse.
In questa intervista, parliamo del suo ritorno, sancito col brano “El Regreso”, del suo disco ufficiale, che uscirà probabilmente in estate, e di uno dei suoi progetti più interessanti, uscito proprio qualche mese fa: European Riders, la prima compilation in Europa a raccogliere artisti Europei sotto la bandiera West Coast e Latino/Chicana. 

Sono successe molte cose negli ultimi mesi. “El Regreso” ha sancito il tuo ritorno, hai promosso una compilation di West Coast e poi, il tuo disco che dovrebbe arrivare in estate. Partiamo dal principio! Sei tornato dopo quasi dieci anni! Cosa è successo?
Innanzitutto wesssstup!! Sì hai ragione. In questi mesi sono successe un sacco di cose ed è vero, sono stato assente per molto dalla scena, ma diciamo che in questo lasso di tempo mi sono dedicato soprattutto alla famiglia. Ho avuto un bambino bellissimo che si chiama Nicolò ed ho dedicato risorse, tempo ed energie soprattutto a questo. Ne vado molto fiero e tra l’altro, ragazzi vi svelo un segreto: tutto questo è molto hip hop. Nel momento in cui si sono ristabiliti determinati equilibri ho ripreso in mano la situazione da dove l’avevo lasciata. Io sono sempre stato un tipo molto produttivo e creativo. Non mi sarei mai potuto fermare per sempre. Appena mi sono rimesso in gioco è tornato tutto come prima. Anzi, ancora più potente e con ancora più energia. Poi non mi sembra nemmeno che sia passato così tanto tempo.

Come mai hai sottolineato che è molto Hip Hop l’aver un figlio e l’esserti dedicato alla famiglia?
Perché il concetto di famiglia e di fratellanza è primario nella cultura Hip Hop e magari qualcuno può pensare che tu sei Hip Hop solo quando pratichi una delle sue discipline, mentre esserlo significa vivere i suoi valori nella vita quotidiana anche se non hai il look giusto. Lo sei anche quando fai il tuo lavoro e quando svolgi le tue mansioni come medico in ospedale. Ecco in quel momento in cui tu semplicemente fai la tua cosa con amore e dedizione, sei molto più Hip Hop di uno che va in studio a registrare il suo pezzo e poi quando esce si comporta contraddicendosi con quello che magari ha appena detto nel pezzo. Io credo che tanti rapper si riempiono un po’ troppo la bocca. Anche se fai tanti dischi e tanti live. Resti uno che fa rap … questo sì. Ma non è la stessa cosa che essere Hip Hop. So che molti miei colleghi mi vorranno molto bene dopo questa risposta.

Tornando a noi: “El Regreso” è stata la tua colonna sonora di ritorno. Lo hai scelto apposta come primo pezzo?
El Regreso significa proprio il ritorno e ci tenevo in questa canzone ad esprimere con quanta energia, con quanta “garra” e con quanta fame abbia ripreso in mano la situazione.  Ci tenevo, tra l’altro, a girare il video proprio nei posti dove sono nato e cresciuto: a Polesella. Non bisogna mai dimenticare da dove si viene. Si dovrebbe sempre essere fieri e legati alle radici, ma con la mentalità aperta, pronti a conquistare il mondo. Questo sono io, sono sempre stato così se parliamo di mentality.

Tu avevi introdotto lo stile chicano e west coast in Italia parecchi anni fa. Hai notato dei cambiamenti mentre sei stato via?
Vero, ma preciserei che ho introdotto più lo stile chicano che la west, perché i Sa Razza e La Fossa avevano già dato avvisaglie importanti prima di me. Io, insieme ad Arduz e La Monphe con I Continuorilasso, invece, abbiamo introdotto proprio lo stile chicano a livello di sound. Siamo stati i primi in Italia e poi, nel momento in cui ci siamo separati e abbiamo preso strade diverse, abbiamo continuato le nostre carriere separatamente ma rimanendo sempre amici. In realtà non ho trovato grossi cambiamenti, nel senso che la maggior parte delle persone (parlo soprattutto per i più giovani) sono probabilmente più concentrati ed attirati dalle cose che sono un po’ di moda come lo era allora. Devo dire che sono molto fortunato perché, oltre ad aver mantenuto tutta la mia vecchia fan-base, si stanno avvicinando tanti giovani e non alle mie sonorità, al mio stile e a quello che è il concetto più generico di true life.

Cosa consiglieresti di fare a chi si approccia oggi alla west coast e allo stile chicano? Come consiglieresti di studiarlo o conoscerlo?
Ho da fare una premessa. Oggi si può fruire di molti mezzi per imparare, studiare e informarsi. Noi siamo sopravvissuti senza anni fa e siamo cresciuti benissimo anche senza internet, però, ammetto che usare la rete e i social si può rivelare molto utile se si usano con coscienza! Il mio consiglio è quello di usare Youtube e di cercare le cose più vecchie come Too Short, Ice T, Dre, Snoop, Warren G, Kurupt, Ice Cube, NWA, Nate Dogg, WC, Mack 10, Tupac, E-40. Solo per citarne alcuni! E magari non sarebbe male avere la voglia di recuperare CD o anche acquistare qualcosa di digitale. Soprattutto, per chi è curioso e si vuole avvicinare, consiglio di non avere pregiudizi. Direi di essere curiosi, di fare delle ricerche, di fare delle domande alle persone che fanno ste cose da tempo, di essere meno pigri e che qua non è una questione di West, East, South. È questione proprio di voler approfondire quella che è la Cultura. Poi ognuno è libero di ascoltarsi e di fruire un po’ di quello che vuole, ma sempre dentro la stessa cultura: l’hip hop. Il mio consiglio è di non avere paura e che magari, lasciandosi andare, potrebbero anche scoprire quella che è la loro più vera attitudine.

Tu hai anche un’etichetta, la True Life records, che da poco ha aperto una sotto sezione di vestiti: True Life Clothing. Ci parli di queste realtà?
Guarda ho semplicemente deciso di concretizzare un’idea che avevo in testa da tanto tempo e cioè quella di produrre del clothing  che prendesse ispirazione da quello che mi piace di più, da quello che porto avanti da sempre con la mia musica e che mantenesse uno stretto legame con tutto questo per tenere alto il livello di credibilità necessario quando si affrontano progetti e imprese di questo tipo. Si tratta proprio di imprese, bisogna essere molto coraggiosi e tenere sempre presente l’importanza della reputazione. L’impatto è stato veramente potente e, sinceramente, non mi aspettavo così tanto ma credo che le persone abbiano capito il concetto e che abbiamo riscontrato una ricerca di qualità sia nella musica che nel clothing. Sono anche contento che sia perfettamente chiaro il messaggio che il clothing non è una questione fine a se stessa, ma è nato per sostenere e finanziare tutti i progetti musicali, tutti gli eventi, le iniziative e le produzioni legate alla musica. Con la condivisione di contenuti, energia e relazioni. Parlando in termini tecnici, giusto per darvi un quadro generico, la True Life Records è la mia etichetta, il mio marchio base. La True Life Clothing un sotto branch con cui marchio una vasta gamma di prodotti fra cui felpe, cappelli, cuffie. Fra l’altro con un design pauroso.

Vorrei arrivare al fulcro dell’intervista! Attraverso la tua etichetta è uscita anche European Riders, una compilation di artisti west coast europei. Ci dici di più sul progetto?
Un progetto di cui vado fiero. Si tratta della prima compilation di West Coast Rap che sia mai stata prodotta in Europa alla quale hanno partecipato alcuni degli esponenti più rinomati della scena West, ovviamente in Europa. In realtà è un progetto molto ambizioso ed importante e si potrebbe dedicare un’intera intervista solamente su questo. La compilation sta facendo veramente tanto parlare di sé.  Posso sicuramente dire che è stato molto impegnativo da gestire ed affrontare e che, probabilmente,  senza la grande disponibilità degli artisti che vi hanno partecipato non avrei mai potuto fare e concretizzare. Mastafive con B.M mi ha dato molto supporto soprattutto a livello mediatico condividendo i contenuti legati alla compilation dentro programmi radio “We Got Flava” ma non solo,  il Mastrocinque si è occupato anche del master e, soprattutto, si è dimostrato ancora una volta una persona molto seria e concreta ; una fetta fondamentale in questo progetto l’ha ricoperta sicuramente anche il mio ufficio stampa Comdart che ha curato tutta la comunicazione del progetto e la sua diffusione in Italia e all’Estero.

Come mai hai chiamato il progetto European Riders?
Perché i Riders sono Cavalieri ed in questo caso, gli homies cavalcano il Groove, il Groove della West Coast. Ovviamente European perché gli artisti coinvolti in questo progetto provengono dall’Europa. Ci tenevo molto a sottolineare questo aspetto. Prima di tutto è il primo progetto simile ad aver legato l’Europa, e poi, sicuramente usciranno altri progetti, magari oltre oceano. Insomma, marketing o no, è un dato di fatto che questa specifica compilation raccoglie artisti del continente Europeo.

Ma concretamente, quando ti è venuta questa idea? Ti sei svegliato una mattina e…
Fondamentalmente perché sono un pazzo, però a differenza degli altri pazzi sono un pazzo concreto e metodico. Sicuramente European Riders è una delle visioni che ho avuto (che si sono poi realizzate). Una delle migliori, di quelle proprio venute bene. Ho detto visione e intendo proprio visione. Funziona così: mi creo una specie di immagine (già con un progetto, già con una struttura, già con un iter) sapendo perfettamente quali sono poi i passi da compiere per realizzarlo. Quando ho di queste idee lascio passare almeno 48 ore e poi ci ritorno sopra e, se dopo le 48 ore, ho ancora la stessa frenesia tipica dei piranha quando vedono un pezzo di carne nell’acqua, allora vuol dire che è una frenesia giusta e che devo perseguire.

Ti va magari di presentarci alcuni degli artisti che sono dentro? E soprattutto, come si può reperire il disco?
Il Cd si può comprare solo in copia fisica contattando gli artisti di riferimento per ogni Nazione. Contattatemi su Instagram nella pagina di True Life Clothing e sarò felice di farvi avere la vostra copia. La scelta fatta è stata un po’ particolare e molto in controtendenza però ha dato un segnale forte e ha anche confermato che non è vero che non si stampano più Cd.  Soprattutto, non è vero che le persone vogliono solo il digitale e non il supporto fisico. Nel giro di un paio di settimane sono finite tutte le copie tanto che siamo andati in ristampa più di una volta. Stiamo inoltre valutando l’idea di farne una versione rivista in vinile. Per quanto riguarda gli artisti, posso dirti che è davvero difficile perché sono tantissimi! Sicuramente mi dimenticherò qualcuno, quindi vi invito a cercare sul web la copertina della compilation dove sono menzionati tutti! È inevitabile però per me dire che, aver avuto la possibilità di ospitare Quilo e Ruido dei Sa Razza, sia stata una bella iniezione di carica positiva per tutto il progetto. Due artisti top, due professionisti come pochi. Quando ti confronti con persone di questo tipo non puoi altro che crescere e migliorare. Loro ci sono praticamente da sempre e sono stati tra i primi in Italia ad introdurre il sound West. Sono stato veramente molto contento della partecipazione di Arduz. Sono veramente contento di averlo coinvolto in questo progetto e poi abbiamo rimesso in piedi un po’ di cose insieme che non sto adesso a spoilerare. Seguitemi perché le novità non sono finite. Ho trovato veramente tanta collaborazione e tanta energia da tutti gli artisti che trovate dentro European Riders. Tutti si sono sbattuti e tutti stanno spingendo il progetto e stanno facendo promozione. Sardog, Booster G, El Arrecho, Vendetta Boo Ya Man,  Mr Ferox per citarne alcuni hanno veramente mantenuto alto il livello di tutto il progetto.

Spesso si associa lo stile West Coast e Chicano alle bande, alla criminalità e ai contenuti più frivoli. Credi che questa Compilation sia in grado di dimostrare il contrario?
Beh certo, meno male direi. Basta ascoltare le canzoni. Non voglio prendere una posizione, criticare o dire che è peggio o meglio una cosa rispetto all’altra. Si tratta di qualcosa di personale. Diventa una questione di gusti, una questione di scelte. Non è solo nella West Coast. Concetti di violenza, criminalità e frivolezza sono ovunque. Sono però contento che in European Riders ci siano delle canzoni con dei testi come “Il senso dell’appartenenza”, “Selfmade “ di Arduz, “Pura vida” dei Sa Razza e altri che raccontano sentimenti, sensazioni, storie di vita vissuta e voglia di rivalsa che non hanno nulla a che fare con concetti di violenza, gang e quant’altro.

In generale per la compilation, ma anche per il tuo “ritorno”, qual è stato il feedback delle persone? Ricordo che anni fa ci furono molte critiche sullo stile chicano o west coast. Sono cambiati i tempi?
Sai che questo tipo di domande mi venivano fatte già quindici anni fa? Mi verrebbe quindi da dirti che i tempi non sono cambiati! (ndr Ride!) Il rap chicano è la nicchia della nicchia del rap west coast, che è già una nicchia del Rap in generale e, come tutte le nicchie, richiede un minimo di mente aperta e di sbattimento (sempre se uno vuole) per conoscere o semplicemente lasciarsi andare. I pregiudizi non ci piacciono in generale e ci sono anche nella musica, soprattutto quando le cose non si conoscono bene. Tutto questo però mi dà sempre tanta energia e, soprattutto, non ha mai influito in maniera alcuna  sulle mie scelte, sul mio modo di creare e di comunicare me stesso. Spero e prego Dio di essere qui tra altri quindici anni a rispondere ancora a questo tipo di domande. True Life.

Cosa vuoi far emergere di più di te stesso come artista e persona?
Né più né meno di quello che racconto nelle mie canzoni e nelle cose che scrivo. Voglio far emergere il mio modo di relazionarmi con le persone, con i miei collaboratori, con gli altri artisti e con la mia famiglia. Né più né meno di tutto questo, perché qui c’è tutto ed il resto sarebbe superfluo.

Come hai vissuto la pandemia?
Prima di tutto non ho mai acceso la televisione. Ed ho dedicato tutti i secondi, i minuti, le ore e i giorni solamente alla family, a mio figlio Nicolò e a mia moglie Silvia e mi sono concentrato sul disco, sulla compilation, sul Brand. Hechos no DICHOS. Punto.

Che impatto credi abbia avuto tutto questo sull’arte e la musica?
Sicuramente non bello ma so che quelli che facevano musica con coscienza, con passione, con tenacia, con attitudine e con grandi sacrifici  continueranno a fare cose e non si lasceranno prendere dallo sconforto. So che questi artisti con la A maiuscola lavoreranno duro e troveranno nuove energie dentro se stessi per ripartire ancora più forte. Questo si, lo so.

Quando si tornerà a viaggiare credi che visiterai tutti gli artisti della compilation? Organizzerai delle Jam?
Sarebbe fantastico. Sarebbe la ciliegina sulla torta e mi viene da rispondere con un “si” grande come una casa a questa domanda.  Sarebbe veramente il coronamento e la degna conclusione di questo progetto che sta continuando a camminare da solo, ma che comunque ha bisogno dell’energia e del supporto di tutti. Vorrei far visita tanto agli artisti, quanto alle persone che hanno supportato questo cd e che l’hanno ordinato da tutte le parti del mondo perché questo, capiamoci bene, è fondamentale. Fare musica, fare dischi, fare promozione, fare distribuzione e curare il merchandising ha un costo notevole. Un costo che diventa enorme soprattutto quando devi contare solamente sulle tue risorse ed è inutile girarci attorno.

Ti faccio concludere con una domanda sognante: quali artisti del passato (o del presente ma quasi inarrivabili) vorresti nella tua prossima Compilation?
Mc Eiht Wc e South Central Cartel fra tutti. Tanto sognare non costa niente. Almeno questa è gratis. Però occhio perché ho stupito un bel po’ di persone più di una volta quindi #stayconnected

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