Biggerz than hip hop : le interviste dove c’è approfondimento

Conosco Alessio aka Al Anarch da qualche anno, organizza eventi in maniera costante, non proprio dall’altro ieri, a Ferrara. Di rapper sono pieni i fossi e invece questa scena avrebbe bisogno di gente come lui con la voglia e la capacità di creare situazioni e l’assenza totale di narcisismo mixata a un ottimo spirito operaio. Siamo diventati amici in poco tempo per ovvie ragioni “socio -culturali” e l’anno scorso mi ha chiamato perchè aveva un’idea per un nuovo format su Youtube: un incontro pomeridiano in un locale con giardino. Un ospite, il pubblico, qualche rima, telecamera accesa e un’intervista lunga ovvero un approfondimento: apprezzo molto questa cosa nell’epoca dei 60 secondi di Instagram. Con queste buone intenzioni e il suo team , Biggerz Than Hip Hop oggi è visionabile su Youtube, tra gli ospiti: Dj Fastcut, Lord Madness e tanti altri. Qui di seguito le due chiacchiere che abbiamo fatto a riguardo.

http://https://www.youtube.com/watch?v=XzE0xn4kr5k&t=90s&fbclid=IwAR01696VOlixvXJrADhK8eGJcTeNfsV68NBV7C-0Sh9CuGVVzgQH6FPwAX4

 

Come nasce Biggerz than hip hop?
L’idea nasce da molto lontano. Sono fratello d’arte e ho avuto la fortuna di avvicinarmi all’hip-hop già da bambino. Quando poi ho scoperto il rap italiano e ho iniziato ad approfondire un po’ le storie di alcuni artisti ed ho pensato che sarebbe stato figo conoscerle direttamente dalla loro voce, dalla propria esperienza, e raccoglierle in un qualcosa che poi poteva essere tramandato. Negli anni le storie hip-hop e, più nel dettaglio, del rap italiano, hanno avuto modo di raggiungere il pubblico non solo tramite aneddoti raccontati a voce, ma grazie a una “documentariografia” e a una bibliografia in continua crescita, a interviste su riviste e nei vari format web. La svolta è arrivata quando ho iniziato a leggere i libri di u.net (al secolo Giuseppe Pipitone, uno dei maggiori esperti di cultura afroamericana e sicuramente il maggiore esperto di cultura hip hop che abbiamo in italia). Vista la buona rete di contatti creata negli anni, ho pensato che sarebbe stato interessante raccogliere le storie degli esponenti dello scenario che potremmo definire underground del rap e dell’hip-hop italiano. Abbiamo messo su una squadra di lavoro, ognuno con le proprie mansioni, ed ecco che nasce Biggerz than Hip-Hop.

Sono tanti anni che organizzi eventi a Ferrara, cosa ami di quella città? Cosa odi?
Il punto di forza di Ferrara è sicuramente il fatto di avere una famiglia con cui condividere lavoro, passioni, idee, ma anche scazzi, frustrazioni, deliri vari. La amo e la odio come amo e odio ogni altra città in cui ho vissuto o che ho vissuto, ma forse è quella in cui l’amore prevale leggermente sull’odio.

Qual è l’artista che ti ha colpito di più e perché?
Grazie alla rassegna di party che abbiamo organizzata con Dj Nersone ho avuto la fortuna di stare a stretto contatto con persone come The NextOne, Moddi, Dj Trix, SoulBoy e di coniscere meglio Dj Lugi, e con loro ogni volta è stata una lezione diversa. Durante Biggerz invece sono stato colpito da tutti, come anche dagli altri invitati a suonare in altre rassegne… quando conosci una persona e instauri un rapporto al di là del lavoro ti spieghi molte cose, soprattutto riguardo alla loro musica.

Oggi come oggi, che è tutto diverso e velocissimo, cosa vuol dire organizzare concerti hip hop?
Di sicuro è diventato molto più facile creare connessioni fra le varie realtà. Molte volte si creano sinergie con chi ospita i concerti e ciò permette di arginare la velocità e la competitività della società odierna. Ad esempio noi di FE-HH crediamo nella potenzialità del territorio e siamo consapevoli del fatto che la riuscita di un concerto o di un party dipenda dal giusto funziamento di tutto il meccanismo: artista-pubblico-organizzazione-locale. Se la catena non si interrompe e ci si continua a trasmettere energie positive, gli eventi continuano il loro corso al meglio.

Proporre oggi un format di interviste lunghe piu del minuto politico di Instagram, ha senso?
È un ostacolo, ovvio. Ma per raccontare delle storie più grandi di quello che sembrano occorre il tempo necessario.

In base a cosa scegli gli artisti ospiti?
In primis in base alle conoscenze pregresse che ho degli stessi. C’è un’analisi accurata, quasi antropologica, dei contesti dai quali essi provengono, città, quartiere, ecc. Si prova a ricostruire la loro storia prima di entrare in quel mondo dell’hip hop di cui poi si arriva a parlare. Dopodiché ognuno ha le sue caratteristiche artistiche che hanno segnato la scena italiana negli anni, che sono fondamentali per mantenere un filo logico fra tutte le interviste. Ad esempio l’esplosione del producer album di Fastcut, la ricostruzione del mondo del freestyle in Italia con Kenzie, il concetto di sottovalutato di Moder.

Biggerz than hip hop, rispetto ad altri format, fondamentalmente riprende una serata dove avviene un intervista. Un luogo fisico che diventa web in un secondo momento. Quanto è importante per te questo?
Ecco. Hai centrato in pieno il fulcro di tutto. L’Hip Hop nasce come esperienza collettiva, di coesione sociale e di lotta all’emarginazione. Nel momento in cui si racconta una storia che si può definire tale è essenziale che questa caratteristica non si perda, così da non creare distanze tra artista e pubblico. Biggerz è un luogo fisico, in cui il fan può interagire con l’intervistato, facendo domande, in cui ci sono i ragazzi a fare il rap, a dipingere, a vendere i dischi. Si è tutti insieme nella tranquillità più assoluta.

Guarda le interviste di Biggerz Than Hip Hop qui:

http://https://www.youtube.com/channel/UCD_ztYmS5c9pN-RxwyMosjQ

 

 

 

 

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