Waxkillers: Storie di Fantascienza e Oltre

tempo di lettura: 3 minuti

C’è chi guarda al futuro cercando di immaginarlo e chi, invece, decide di costruirsene uno proprio. Waxkillers appartiene decisamente alla seconda categoria. ConFantascienza & altre storie…, il suo nuovo progetto, parte da un immaginario fatto di alieni, viaggi interstellari e mondi lontani per raccontare, in realtà, qualcosa di molto più vicino: la musica, la città, i ricordi, le influenze e tutte quelle storie che finiscono inevitabilmente per trovare spazio dentro un disco.

“Fantascienza & altre storie…” sembra un album fortemente legato all’immaginario della fantascienza, ma già il titolo suggerisce che il progetto non si limita alla sci-fi. Senza spoilerare troppo e lasciando quindi all’ascoltatore la possibilità di decodificare il tutto da dove nasce questa scelta e quali sono le “altre storie” che volevi raccontare?Il titolo dell’album nasce proprio da questo: inizialmente doveva essere un vero e proprio concept album legato alla fantascienza. L’idea era quella di costruire tutto il disco intorno a quel mondo, con un filo conduttore abbastanza preciso, fatto di viaggi nello spazio, pianeti, alieni, futuro e tutto l’immaginario che ruota intorno alla fantascienza. Poi, come spesso succede quando inizi a lavorare davvero a un disco, il progetto ha cominciato a prendere una direzione propria. In corso d’opera si sono aggiunti altri brani, altre collaborazioni e soprattutto altre situazioni che non erano necessariamente legate alla fantascienza. Alcuni pezzi avevano bisogno di stare dentro il disco anche se raccontavano storie completamente diverse.

Nei tre video che hanno anticipato l’album vieni rappresentato come una specie di alieno, mentre un’auto come la Mustang diventa una sorta di astronave verso nuovi mondi. Quanto è importante per te costruire un immaginario visivo attorno alla tua musica e cosa rappresentano questi due elementi?La musica senza immaginario mi sembra paragonabile a una radio rotta che non trasmette nulla. Può anche essere tecnicamente perfetta, ma se non riesce a evocare immagini, sensazioni o mondi, secondo me perde una parte importante della sua forza. Per me la musica non è soltanto quello che ascolti, ma anche quello che riesci a immaginare mentre la ascolti. L’alieno con il casco che compare nei video e che rappresenta Waxkillers nasce proprio con questo scopo: è una sorta di tramite, un personaggio che ti accompagna dentro il mio mondo e nel mio immaginario. È come se aprisse una porta e permettesse a chi ascolta di entrare in un universo che magari, attraverso la sola musica, sarebbe più difficile da visualizzare.

Nel disco troviamo diversi featuring, alcuni già presenti nei tuoi scorsi progetti discografici, altri piacevoli sorprese che hanno iniziato a collaborare con te da questo album. Come hai scelto gli artisti coinvolti e che ruolo hanno avuto le loro diverse personalità nella costruzione dell’album?Un album è un po’ come un piatto preparato da uno chef: pochi ingredienti, scelti con attenzione e sapientemente miscelati, possono fare la differenza. Gli artisti sono gli ingredienti, mentre i brani sono le nuove spezie, i nuovi sapori, gli accostamenti che provi a sperimentare per trovare un equilibrio che abbia una sua identità. Non serve necessariamente riempire il piatto di elementi: a volte è molto più importante capire come far dialogare bene quelli che hai a disposizione. Poi, naturalmente, se ti accorgi che qualche ingrediente classico continua a funzionare, non hai motivo di eliminarlo.


Tu hai un background solido e soprattutto che parte da molto lontano, che arriva da una cultura in cui il campionamento, la ricerca dei suoni e il rapporto con la storia hanno sempre avuto un peso importante. Quanto è stato importante guardare indietro, recuperare suggestioni e materiali dal passato, per costruire un disco che invece parla di mondi futuri?
Back is the new forward: molti brani degli anni ’70 e ’80 erano talmente ben scritti, suonati e prodotti da riuscire a sconfiggere il passare del tempo. Anzi, più gli anni passano, più il loro peso e la loro influenza sulla musica contemporanea sembrano aumentare. Tornare a quelle sonorità non significa quindi guardare al passato con nostalgia, ma riconoscere quanto quel patrimonio sia ancora attuale e quanto continui a essere una fonte inesauribile di ispirazione.

Se questo album fosse davvero un viaggio nello spazio, verso quale “nuovo mondo” vorresti portare l’ascoltatore e quale sarà la prossima destinazione dei Waxkillers?

Se la Mustang del video, felice proprietà di un mio amico, fosse davvero un disco volante, vorrei almeno esplorare tutto il sistema solare prima di tornare a Milano. Sarebbe un viaggio abbastanza lungo, ma alla fine credo che tornerei comunque qui. Ho sempre abitato a Milano e, per quanto mi piaccia immaginare altri mondi, la mia città rimane il punto di partenza e anche quello verso cui prima o poi sento il bisogno di tornare.

Previous Story

vestobeats: «Il viaggio mi è sempre piaciuto più della destinazione»

Next Story

Ken Greed: «Per scrivere “Pace Nel Caos” ho dovuto rinunciare a una carriera»

withemes on instagram

[instagram-feed feed=1]