Kostaarriva in un momento importante del suo percorso artistico. Il nuovo EP“33 (meglio tardi che mai)”non rappresenta soltanto una raccolta di sei brani, ma la fotografia di una scelta maturata nel tempo: smettere di rimandare e dare finalmente spazio a una visione costruita in anni di scrittura, esperienze e cambiamenti. Il titolo racchiude un messaggio chiaro, che va oltre l’età anagrafica e parla di coraggio, consapevolezza e libertà personale.
Artista italo-greco classe 1993 e finalista dellaDead Poets Battle, Kosta ha vissuto il rap senza mai allontanarsene davvero. Anche nei periodi in cui le pubblicazioni si sono fatte più rare, la musica ha continuato a essere parte della sua quotidianità, alimentando una crescita artistica che oggi trova una sintesi naturale in un progetto capace di alternare introspezione, groove, boom bap e sonorità contemporanee.
In questa intervista ci racconta cosa significa pubblicare un EP dopo un lungo percorso di maturazione, come è cambiato il suo approccio alla musica, il rapporto con il tempo, le difficoltà incontrate lungo la strada e la convinzione che non esista un momento prestabilito per inseguire ciò in cui si crede davvero.
Perché hai sentito che questo fosse il momento giusto per pubblicare un progetto come33 (meglio tardi che mai)?
Perché il 2 agosto compio 33 anni e finalmente riesco a far uscire un mio progetto figo e compatto che aspettavo di riuscire a creare da anni. Ci ho lavorato parecchio e ho sentito la spinta giusta per buttarmi e uscire finalmente dalle mie barriere immaginarie, grazie anche a mio fratello Youart, che ha sempre creduto in me e mi ha appoggiato fin dal primo momento. Adesso finalmente ci siamo.
Negli anni hai continuato a vivere il rap anche senza pubblicare con continuità. Cosa ti hanno insegnato quel periodo e quella distanza dalle uscite?
Mi hanno insegnato che bisogna fare chiarezza con se stessi e capire se si vuole fare questo per la fama e i soldi oppure per il piacere personale di creare arte e condividerla con chi è davvero interessato.
Mi hanno insegnato che perdere tempo non è mai utile. Mi hanno insegnato che ciò che non ho mai potuto fare, adesso va fatto senza guardarsi più indietro né attorno. E mi hanno insegnato anche a volermi un po’ più bene.

Hai mai avuto paura che il tempo passato potesse essere visto come uno svantaggio?
Ne ho avuto paura e so perfettamente che è proprio così. I continui spostamenti e il dover mantenere una famiglia non mi hanno permesso, anche economicamente, di concentrarmi completamente su me stesso. Il tempo è passato. Poi c’è anche il discorso del pubblico: più sei costante e presente, più le persone ti seguono, ti supportano e si crea un calore diverso. I miei continui cambiamenti di vita, sotto questo aspetto, mi hanno sicuramente penalizzato.
Oggi senti di fare musica con meno pressioni rispetto a qualche anno fa?
Sicuramente sì. Oggi mi sento finalmente libero, me stesso e senza pressioni che non siano generate da me in primis.
Adesso vivo tutto con molta più tranquillità. Vado in studio quando ne sento il bisogno, registro, mando tutto a mixare e masterizzare e poi aspetto semplicemente il momento giusto per pubblicare. Anni fa la pressione era molto più forte, alimentata dalla voglia di “spaccare tutto”, come se ogni uscita dovesse necessariamente portarti da qualche parte, altrimenti rischiavi di logorarti.
C’è qualcosa che, riguardando il tuo percorso, non rifaresti oppure pensi che ogni passaggio sia stato necessario per arrivare qui?
Se potessi tornare indietro eviterei di perdere tempo e darei molta più priorità a me stesso.
Non starei più dietro a persone che, per mancanza di passione e di fotta, hanno lasciato morire progetti senza mai pubblicare nulla, facendo perdere tempo e strofe anche a me.Detto questo, va bene così. Credo che tutto sia stato necessario per diventare la persona che sono oggi, per costruire i valori che ho e per imparare a difendere le persone a cui voglio bene.

Il titolo sembra quasi una risposta a chi pensa che nel rap esista un’età giusta per emergere. È anche un messaggio per altri artisti che stanno aspettando il momento perfetto?
Certo. È anche un messaggio per tutti quelli che pensano che a un certo punto sia troppo tardi. Magari c’è meno energia, ci si stanca un po’ prima o si torna a casa con il mal di testa… ma questo non cambia nulla.
Non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni. Non credo esista un’età giusta per emergere. Finché la barca va, lasciamola andare a gonfie vele.
Guardando la scena italiana, credi che oggi ci sia più spazio per artisti che arrivano con una propria identità invece che seguendo le mode?
Il problema è che molti hanno un’identità, ma inseguono comunque le mode.
Ci sono belle melodie e belle metriche, ma spesso manca il contenuto vero: quello che si vive ogni giorno per strada, le persone opportuniste che ci circondano e tanti altri aspetti che qualcuno dovrà pur raccontare. Sempre con ironia e rispetto.

Dopo questo EP, quale sarà la sfida più importante per Kosta?
La sfida più importante sarà far arrivare questo EP a più persone possibile e farmi capire da chi vive nel caos, proprio come me, ma con le idee molto chiare. Inoltre stiamo già lavorando al prossimo album, un progetto che metterà davvero alla prova sia me come artista sia Youart come produttore. Sarà un percorso importante.


