Il Turco, l’intervista!

Sai che devi intervistare Il Turco (si!, proprio Sparo Manero : quello dei Flaminio Maphia e dei Gente de Borgata) e hai già fame … di sapere, di fatti …. di cibo. Notoriamente Rapper e Chef, dopo la pubblicazione di Rap’Autore nel 2016, ritorna col suo nuovo disco solista per Tak Production e distribuzione Self. Da Tutta sostanza nel 2000 a oggi, in un arco di quasi vent’anni, si può dire di questo artista che rimane un pilastro per la scena Hip Hop Italiana. Con una maturazione sorprendente e un rinnovo di stile da fare invidia a chiunque. Old School ma con un che di fresco e attuale. Due componenti davvero difficili da trovare nelle produzioni di questi giorni. L’intervista con lui é stata piacevole. Noterete come tutto sia estremamente semplice e stimolante con lui. Il disco lo consiglio. E sono certa che andrete a cercarlo subito dopo aver visto che persone é. 

Innanzi tutto grazie per la tua disponibilità. Non mi va di partire con le domande di routine …. quindi ti chiedo : qualche tempo fa hai affermato di essere sia un Cuoco, sia un rapper e non semplicemente “un rapper che fa il cuoco per vivere o un cuoco che vorrebbe fare il rapper”. E allora ti chiedo … queste due arti si incontrano? Cosa c’é di Hip Hop quando cucini e cosa c’é di “hospitality” quando scrivi?
Grazie a te per l’interesse e per lo spazio. Allora, per quanto riguarda “Cucina e Rap” recentemente ho capito che le soddisfazioni personale che ricevo da entrambe sono simili. La gioia negli occhi di una persona quando mangia qualcosa che gli piace è come quella provata quando ascolta un pezzo che lo emoziona. Nel rap ho conosciuto tante persone legate all’ambiente della cucina e viceversa, penso che ci sia un legame tra i due mondi. Vista in un ottica più grande penso che siano “Cibo e Arte” che vanno d’accordo  incontrandosi e contaminandosi a vicenda. Poi, per finire, c’è una componente di “salvezza” che mi arriva da entrambe. Ho imparato a cucinare perchè non c’era qualcuno che cucinava per me, poi è diventato un mestiere che appunto mi ha salvato sia dal punto di vista economico che da quello umano. Come la fame mi ha spinto ad imparare a cucinare penso che un altro tipo di fame mi abbia spinto a cercare un modo di esprimermi che mi salvasse. Ho trovato il rap.

A quale altro tipo di fame ti riferisci?
La fame di esprimermi. La voglia di tirar fuori una parte di me. Non è definita come la fame classica, quella della pancia, non capisci bene come togliertela fino a quando non vieni a contatto con un mezzo che ti permette di farlo. In questo il rap mi ha tolto la fame ma non l’appetito.

So che hai già raccontato un sacco di volte come é nato (o non nato!) il disco …. c’é qualcosa che però non hai mai detto a nessuno? Un aneddoto magari?
La scrittura del disco, che è partita con “Disco d’oro”, è cominciata dopo essermi licenziato dal posto dove lavoravo in quel momento. Stavo cambiando anche casa e stava iniziando una nuova fase della mia vita. Su “Disco d’oro” c’è una parte che recita: “io sempre oltre perchè vivo in alto, ne scrivo un altro spinto al limite giù in fondo fino al salto”. Quella parte era nata perchè vivevo con la mia compagna in una piccola mansarda all’ultimo piano di un palazzo con un terrazzo enorme e tutte le prime idee le ho maturate con quella vista. Anche il video di “Ultima spiaggia” con Egreen ha la maggior parte delle scene girate sul terrazzo di quella casa. 

Ma invece tutto sto malessere fra la fine della pubblicazione di un disco e la sua uscita? Da dove nasce?
Nasce dall’attesa. Personalmente la subisco molto e sto lavorando nel tentativo di eliminarla. Sto cercando di crearmi una situazione creativa che mi metta nella condizione di non aspettare gli altri e quindi di accontentare i miei tempi. Ovviamente nella parte della pubblicazione dovrò aspettare per forza ma cercherò di accorciare i tempi anche la. Per tornare alla cucina ti faccio un esempio: se cucino un piatto il momento in cui è pronto è il momento in cui va mangiato, se aspetti diventa freddo, cambia il sapore. 

 

… però alcuni piatti si servono freddi …
Hai ragione. Allora diciamo che non amo la cucina fredda, o semplicemente che preferisco quella calda. Poi il fatto che esista la cucina fredda non significa che i piatti concepiti caldi possano essere mangiati freddi. Comunque, a parte gli scherzi e gli esempi, è un mio limite quello della pazienza in questa cosa. Credo molto nella componente dell’immediatezza e del “buona la prima” e mentalmente sono settato così. Non amo soffermarmi moto su le cose e ricamarci più del dovuto. 

E’ diversa l’attesa quando il disco é insieme ad altri?
é peggio! Si moltiplica, oltre ai tuoi tempi artistici e i tempi tecnici di chi lavora con te si aggiungono altre teste creative. Un macello. 

In generale preferisci quindi il lavoro individuale o un lavoro di team?
Penso di aver ricercato sempre il team nella vita e credo di non essere mai riuscito a trovarlo. Non che quello che ho fatto con i diversi team che ho avuto non abbia valore o non lo apprezzi ma prima o poi le cose all’interno di essi in un modo o nell’altro, si guastavano. Sottolineo il fatto che non sono una persona facile quindi mi prendo anche le mie colpe se necessario ma se me lo chiedi adesso ti direi che preferisco il lavoro individuale. Devo dire che questo però è un discorso prettamente creativo e artistico perché se poi penso a tutto il resto, tutto quello che serve per dar vita al progetto, il team è fondamentale.

La domanda é molto intima. Se non vuoi rispondere lo capisco. Credo che sia una delle più brutte malattie del nostro tempo e che sia giusto parlarne: l’ansia. Tu sai gestirla?
Sono campione mondiale di gestione d’ansia! Diciamo che la vita che ho fatto mi ha costruito una bella armatura e le cose che per la gente comune, con una vita normale, sono problemi giganteschi, io solitamente li affronto con più facilità. Ho imparato a stare da solo e quando sei solo non puoi scappare quindi o gestisci questi mali o impazzisci. Dico questi mali perchè insieme all’ansia metto anche la depressione, la bipolarità, la solitudine e chi più ne ha più ne metta.

Lontano. Un titolo che inaspettatamente quindi lega tutto. Tu personalmente da cosa “sei andato lontano”?
Non sono scappato ma mi sono allontanato in primis da un certo tipo di “mondanità”. Penso di essere stato molto in giro nella mia vita e penso che spesse volte le mie energie siano state esaurite da cose non così importanti. Diciamo che non voglio più sprecare energia, voglio canalizzarla alla perfezione senza disperderla.

Il tuo allontanamento da “alcune cose e persone” e un avvicinamento a te stesso quindi …. da cosa é scaturito? Cosa é scattato in questi anni?
Il tempo che passa basta a far succedere le cose. Come hai detto tu il mio allontanamento è un avvicinamento a me stesso, ha a che fare con la consapevolezza di voler usare meglio le energie come ti dicevo prima.

Posso chiederti qualcosa invece sull’art work? Chi l’ha curato e cosa rappresenta metaforicamente?
L’artwork nasce da un tatuaggio che volevo fare. L’idea era nata parlando una sera con un amico che è un Tatuatore molto forte (Cristiano Nepi) e tenendo conto del suo stile, che è un newschool tradizionale con soggetti particolari e colori accesi, era uscita la cosa del lupo/tigre. La cosa rimase li fino a quando non ho dovuto pensare al progetto grafico del disco. Non avevo le idee chiare ma sapevo che volevo che il progetto fosse curato da un artista, non volevo mettere la mia foto in copertina volevo una cosa artistica appunto. Confrontandomi con Alice (la mia compagna) mi ricordò la chiacchierata che avevo fatto con Cristiano e mi disse perchè non pensare di proporlo a lui. Pensai che avesse senso e lo feci. Lui accettò e cominciò il lavoro e mi mandò anche un pò di prime versioni. Purtroppo cause maggiori non gli permisero di proseguire con il lavoro quindi a quel punto dovevo trovare un artista valido che potesse andare avanti. Il primo nome che mi venne in mente fù “Scarful” artista già famosissimo per i suoi lavori che mi sembrava il più adatto. Gli proposi la stessa idea raccontandogli la storia e lui si dimostrò disponibile. Mi piaceva l’idea di mettere in copertina un animale che non esistesse, un animale strano ma bello. C’è anche una forte componente di tributo a una certa scuola di rap, se si pensa al “lupo” viene per forza di cose in mente il “Colle” e se si pensa alla “Tigre” si pensa ai “Cor veleno”.

Fai rap da una vita e da sempre hai uno stile genuino muovendoti però su sound o mood attuali. Credo che tu sia davvero uno dei pochi ad essere così old school senza suonare però troppo “vecchio”. Quanto é importante per te restare al passo?
Relativamente. Mi piace sapere cosa succede e ascoltare tanto, il più possibile. Penso che ognuno di noi impara a fare una cosa in un momento e sarà sempre legato a quel momento. Più che stare al passo coi tempi penso che bisogna lasciarsi andare e non chiudersi.

Però della tua generazione …. vedono il “non chiudersi” come un’offesa all’Hip Hop …..! Tu cosa ne pensi?
Non credo che sia così. Sicuramente c’è anche chi la pensa così, nella mia generazione e anche in altre, ma la chiusura penso sia un problema che va oltre l’età. Ha a che fare con l’educazione e parlerei di tutta l’Italia piuttosto. La mia generazione, per quanto riguarda l’hip hop,  ha avuto punti di riferimento un po’ più forti e più ferrei che hanno contribuito, nel bene e nel male, a rendere Roma una città con uno stile ben preciso e riconoscibile. Io personalmente più cresco e più mi libero da paletti e pregiudizi ma aumentando anche la consapevolezza cerco di essere onesto con me stesso, resto comunque nelle mie corde e nel mio modo di essere. Se mi apro a qualcosa è perché avviene naturalmente e non per provare a cavalcare l’onda della tendenza. Il fatto di aver avuto questi riferimenti da giovane è come aver avuto una famiglia un po’ severa, può essere un bene o un male come può esserlo crescere da soli. Io, nella vita reale, sono cresciuto solo, quindi ogni riferimento era a scopo narrativo e non voglio dire che sia meglio o peggio una condizione dell’altra ma che comunque va bene così, continuo a lavorare su me stesso con tutta l’onestà possibile.

Molti dell’old school criticano e basta. Tu sei anche uno dei pochi che spesso evita di polemizzare per ogni cosa. Credi nei giovani? Cosa ti piace di loro oggi? E cosa non ti piace?
Purtroppo non ho avuto così tante occasioni per confrontarmi con questi ragazzi a livello umano e spero che ce ne saranno. Penso che quello che sia stato fatto da molti di questi giovani sia indiscutibile e assolutamente lodevole. La cosa che mi piace è sicuramente l’energia che ne traspare, questa libertà che hanno nell’esprimersi ma anche questa capacità organizzativa che ha permesso a tanti di loro di creare progetti di successo. Quello che non mi piace è che sembra che la motivazione unica che spinge molti di questi ragazzi a fare musica siano solo i soldi. Per carità i soldi sono assolutamente importanti nella vita ma come dicevamo all inizio la mia prima fame è stata quella di esprimermi. 

Concludo in maniera più soft … se ogni traccia del tuo disco fosse un piatto …. che cosa sarebbero?
Il Turco – Sarebbe una degutazione di 10 portate di Cucina Tradizionale Creativa Romana. Bevande escluse ! 

Però me ne devi elencare almeno tre !!!!
Ok ok! Allora devo associare una traccia a un piatto, vediamo.. Traccia 1. Intro – Piccola entrè:” Mini arancino di coda alla vaccinara con cacao amaro e sedano candito”. Traccia  2. Kitchen Confidential – Assaggio di primo: “Fettuccine con Gricia di polpo, paprika e limone”. Traccia 3. Ultima spiaggia – Secondo: “Saltimbocca di Baccalà”

 

 

 

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