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Nio York: viaggio nella Grande Mela

tempo di lettura: 3 minuti

Qualche giorno fa mi è capitato di sfogliare un datatoAELLE, la storica rivista sull’hip hop italiano. Numero 21, febbraio/marzo 1997:RuladegliATPCracconta, in una rubrichetta, il suo viaggio nellaGrande Mela, assieme aWalter Xed altri. Le tendenze, i concerti, i negozi di dischi e abbigliamento, il meglio del rapamericanodel momento…New Yorkè sempre e comunque laBig City of Dreamse vederla raccontata da un nostro conterraneo  ha sempre un fascino particolare. PerMoodmagazine, ad accompagnarci in questi mesi newyorkesi, chi meglio diDj Nio, il ‘nomade‘ dj, producer ed mcgenoveseche nei suoiviaggi/prodottiha conosciuto e promulgato l’hip hopdi ogni landa delmondo. “Nio York” è la sua nuovamixtape(click per scaricarla gratuitamente): ricca e gustosaselezionedel migliorrap undergrounddi New York, dai classici alle robe più attuali. D’ora in poi, con cadenzasettimanale, ilnostro inviatoci farà respirare l’aria diNYC… ne leggerete evedretedelle belle, stay tuned! (N.P.)

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Pete Rock & altri mostri sacri, 18-1-2011 @ Webster Hall (New York City).

Seppur rimanga sullo stesso41° parallelodi Napoli come ci ha insegnato il primo disco deLa Famiglia, a gennaioNew Yorkè terribilmente fredda, nevica spesso, qualsiasi liquido in strada ghiaccia e ogni dettaglio richiama quell’aria pseudo-natalizia a cui siamo stati abitutati da un’infinità di pellicole americane.

Tuttavia, a Webster Hallstasera il clima è incredibilmente caldo come in quelle mitiche feste che si tenevano negli anni ’80, e questo storico locale su tre piani tra la 125 E e l’undicesima strada, vedrà passare ancora una volta nelle sue stanze alcuni dei più grandi artistiHip-Hopdi sempre, questa volta per celebrare ilMartin Luther King Day 2011in maniera davvero unica.

Il basement è in realtà una porta su un’altra dimensione che dà la possibilità a quelli che negli anni ’70 erano poco più che dei bambini, di tornare a sedersi attorno ad un tavolo per dipingere lesneakerscome si usava ai tempi, quando il più stiloso era coluiche dimostrava di avere più talento artistico degli altri… non certo chi aveva del ca$h da cacciare in un paio di scarpe di una sordida multinazionale infame. A quei tempi forse non si usava ancora neppure il termine “graffiti artist“. Ma adesso eccoli, pennarelli alla mano, chi con i capelli bianchi, chi senza neppure più un capello, ma tutti con quellospiritodi allora, quellafotta, quell’energiae quelsorrisosulle labbra che raramente ho visto sul volto di un writer italiano. Stay High 149,Slave,Sen,Fable,Red 167,Leose molti altri chiamati a raccolti daJames Topche stringe le mani di tutti, concede foto in posa come una famosissima rockstar e, quando sente che sono italiano, mi chiede se conoscaPhase 2, che sa essersi trasferito nelBel Paese. “Bell’affare ha fatto!”, penso io.

Al secondo piano del locale ci dovrebbe essere un contest dib-boying, ma la neve che ha iniziato a scendere copiosa all’esterno deve aver lasciato a casa in freeze anche i più temerari, purtroppo. La pista è semi-vuota ed il mio povero collega giapponese si deve accontentare di aver messo i dischi in una consolle che ha visto alternarsi in passato tutti i più grandi dj, prima di lui.

E’ forse sempre a causa delfreddo polareche anche l’enorme palco al terzo piano vede un pubblico misero di fronte a sé, soprattutto considerato i nomi che si dovrebbero alternare su di esso fra poco:Pete Rock,Rah Digga,Capone-N-NoreagaeSmiff-N-Wessun. Il bravissimoSelf Suffice-che s’è fatto qualche centinaio di miglia dall’underground del Connectitut- fa di tutto per riscaldare il pubblico, dimostrandosi per altro l’unico vero m.c. degno di tale nome in tutta la serata, ma c’è ben poco da fare quando ci si ritrova con sfiga in un locale enorme mezzo vuoto; ancheSteel,TekeRocksi limitano a malapena a rappare i pezzi che -per loro fortuna- il pubblico conosce a memoria…CNNdanno buca e prima ancora che il grandissimoSoul Brothersalga sul palco insieme alla signora dellaFlipmodeSquad, nel locale fanno irruzione tre pattugliedella polizia che invitano tutti ad andarsene a casa, “prima di rimanere bloccati a Manhattan dalla nevicata che si sta intensificando”. Ohhh, tant’amorevolepremura manganellescanon può passare in secondo piano in un Paese in cui la resistenza a pubblico ufficiale viene punita con da uno a due anni di carcere.

Mi resta la consolazione di incontrare il vecchio caroJeru the Damaja, con il quale riesco a scambiare quattro chiacchiere anche se i signori in divisa hanno fretta di mandarci tutti verso le nostre belle case calde. Jeru mi dice di non prendermela e che avrò altre occasioni per intervistarePete Rock, o lui stesso. Sarà, ma da buon genovese non riesco proprio a non andarmene via mogugnando gli dei fra i denti…

Qui tutte le altre foto dell’evento:http://niosiddharta.blogspot.com/2011/01/pete-rock-altri-mostri-sacri-18-1-2011.html

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