5 domande a… Rebo (organizzatore del Playground Bolzano)

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A Bolzano, città non certo nota per il suo movimento cestistico, c’è chi da anni spinge la cultura della doppia H e la lega in modo passionale ed indissolubile a quella del basket da strada. Rebo, aiutato da qualche amico, organizza ormai da 4 anni uno dei tornei più belli del nord Italia, non solo per l’alto livello dei partecipanti, ma anche per la splendida cornice scelta, quella della piazza del Tribunale, e per gli artisti rap che ogni anno sono chiamati ad esibirsi (ultimi in ordine di apparizione: Colle der Fomento). Abbiamo voluto cercare di approfondire con Rebo, il tema dello street basket e come questo si cala nella realtà bolzanina.

Come definiresti il legame orami consolidato tra basket e musica hiphop?

Il binomio è tutto americano, anzi afro-americano. Il basket e l’Hip Hop negli
anni 70 e 80 sopratutto era una delle poche vie d’uscita dal ghetto e le due
cose si sono legate insieme dai campetti di periferia e sono arrivate in
versione pattinata nella NBA. In europa il basket è legato alla doppia H quasi
solo a livello di playground perchè i campetti sono frequentati da molti
“stranieri” e quindi il rap è la musica che li rappresenta.

Street basket: sport o way of life?

Come dice Rafer Alston “skip 2 my Lou” (uno dei pochi AND1 player riuscito ad
arrivare dai campetti alla NBA) “Per arrivare in NBA lo streetbasket non serve,
il migliore dei streeballer non non puo competere con il peggiore giocatore
NBA.” Il basket vero è fondamentali, allenamento e tecnica. Con lo streetbasket
quindi non arrivi in NBA ma è un modo di essere e vivere il basket per
dimostrare in strada, per alcuni l’unico mondo che conoscono, il proprio valore.

So che hai avuto modo di toccare con mano la realtà dove lo street basket  è
religione: quella new yorkese. Puoi raccontarci brevemente quali
differenze hai percepito tra il loro modo di vivere questo sport, e quello  che
invece riscontri in Italia, ed in particolare in una città come Bolzano?

Beh Bolzano è un caso a parte, qui non c’è una gran cultura del basket e
tantomeno dello streetbasket. Il livello dei giocatori del playground si alza di
anno in anno, abbiamo giocatori giovani, come vecchie glorie ma nelle squadre +
forti puoi trovare gente che gioca in B d’eccellenza o in A2 femminile ma
facciamo fatica a far capire che siamo al campetto e non sul parquet. Non esiste
sfondamento e se l’avversario ti tocca non è detto che sia fallo. In america e
pure troppo fisico il gioco. Una volta in un campetto chiamato “the cage” a
Manhattan abbiamo assistito a una partita dove sul campo se le davano di santa
ragione e ne è nata una rissa. I due coinvolti si sono menati fino a che uno dei
2 ha prevalso sull’altro che ne è uscito con qualche dente in meno e gli altri
baller li hanno guardati senza intevenire e poi si siono rimessi a giocare come
se nulla fosse, è la legge della strada li va così. chi vince rimane in campo e
si prende i soldi e avanti il prossimo.  Un’altro mondo!

Organizzi il playground ormai da 4 anni, hai trovato ostilità da parte
delle istituzioni bolzanine verso la cultura che rappresenti e lo sport che
promuovi?

Verso la cultura in particolare no, anzi è sembrata subito una buona idea, il
problema di chiunque abbia idee e buona volontà non sempre è sostenuto dalle
istituzioni. Devi presentare un progetto e senti tante belle parole ma poi
finisce in un buco nell’acqua. Se sei un ragazzo non ti danno spazio e ogni cosa
devi dimostrarla e poi se la cosa va bene il merito è dell’associazione o del
politico mai dei ragazzi.

In Italia manca una vera cultura da playground, cosa si potrebbe fare
secondo te per riempire di giovani leve i campetti nostrani? Unire i tornei
estivi in un circuito più allargato potrebbe essere una soluzione…

Mah il problema è che i ragazzi di oggi preferiscono la Playstation o la
televisione a un pomeriggio a 40 gradi a prendere e dare botte sotto un canestro
di un campetto. Fare tornei e coinvolgere i + giovani è la cosa migliore. Se gli
dai uno scopo per cui giocare vedrai che i ragazzi si avvicineranno ai campetti.
Fare un circuito oggi come oggi è difficile, cerchiamo invecie di fare qualcosa
a livello di quartieri o piccole città. Questa formula qui a Bolzano ha pagato,
ogni anno cresciamo di numero e i ragazzi che qualche anno fa erano solo
spettatori ora sono diventati ballers.

Luca “Psycho” Mich

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