10, 100, 1000 Under Fest

La premessa è insolita: l’articolo che state leggendo doveva essere pubblicato più o meno qualche giorno dopo l’evento, ma lo zelo di cui spesso faccio vanto mi ha tradito; le note vocali appuntate sullo smartphone di casa Apple e registrate sulla via del ritorno, in piena fotta post-concerto, sono state cancellate dopo un backup. O meglio, non le ho trovate piu in casa Cloud. Quindi ho dovuto riscrivere tutto e sotto un’altra forma, impiegandoci il triplo del tempo. E vi confesso: il pezzo originale scritto di getto era più grazioso, ma questo almeno è ragionato. Almeno per quanto possa permettermi, e secondo le mie possibilità. Ok, basta.

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Allora: si, il 26 marzo scorso siamo stati di nuovo all’Under Festival (dopo l’edizione 2014. di cui avevamo parlato qui), ed abbiamo ritrovato la consueta cura nell’organizzare un evento del genere, ma una sostanziale novità. Il cambio di location, dal Cisim di viale Parini a Lido Adriano, sede delle prime due edizioni, al Bronson di Ravenna, popolare live club noto per la sua importante programmazione musicale internazionale e non. Una scelta non dettata dal caso, come ci conferma il direttore artistico della manifestazione, Lanfranco Moder Vicari: “Il cambio di location è stato dettato da due volontà: la prima era quella di misurarci su altri numeri per quanto riguarda le presenze, e al Cisim sarebbe stato fisicamente impossibile. La seconda far vivere gli spazi della città e creare cortocircuiti artistici: al Bronson l’hip hop non è di casa ma la stima reciproca e il lavoro di collaborazione che da anni mettiamo in campo tra Bronson e Cisim ha dato risultati insperati”. Cosa che ci sentiamo di confermare: la presenza del pubblico è stata nutrita e le dimensioni degli spazi erano generose, inoltre l’acustica della sala permetteva anche a chi era più in disparte (aka stravaccato sui divanetti in fondo) di apprezzare il concerto. Parlare del live in chiave esclusivamente artistica risulterebbe ormai fuori tempo massimo, però per dare l’idea del tutto basti pensare che sul palco in due giorni si sono avvicendati piu di 30 artisti per poi culminare nel live di Lord Bean che ha fatto letteralmente esplodere i numerosi presenti. Tra l’altro potete gustare qui sotto il video di ciò che ha inaugurato l’Under Festival 2016,  il classico passaggio di microfono tra gli mc’s, che detto cosi suona molto male, quindi useremo la parola cypha.

A noi però preme soffermarci sulla funzione che ha un evento del genere oggi in Italia, come luogo di incontro, confronto e partecipazione della comunità hip hop. Organizzare un festival come questo è una responsabilità che necessita di grande creatività e capacità organizzativa e soprattutto senso di collaborazione: Moder, il responsabile artistico insieme al suo team composto da Federica Francesca Vicari e Massimiliano Benini, da questo punto di vista non ha sbagliato un colpo, privilegiando sopra a tutte le altre una intuizione chiara e semplice, ed una idea altrettanto limpida da attuare: dare la possibilità alla florida scena musicale underground di esprimersi, in un contesto adeguato e senza indicazioni derivanti da classifiche di vendita o da interazioni più o meno social. In un momento come quello attuale dove c’è sempre più attenzione per il rap a livello mediatico, la crescita esponenziale dello stesso si scontra però con dei limiti oggettivi di visibilità per quanto riguarda gli artisti più sottovalutati: più che portare alla luce l’intero movimento artistico, il fenomeno si concentra piuttosto su artisti specifici, veri e propri trendsetter, ma senza nessuna sorta di contraddittorio.
Quindi, c’è proprio bisogno di un Under Fest in Italia?
Riteniamo di si, è fondamentale avere una contrapposizione in termini e se la risposta per noi è abbastanza chiara, viene confermata anche da Massimiliano Benini: “noi ne sentivamo il bisogno, forse anche gli artisti che sono saliti sul palco e le persone che hanno partecipato all’evento ne sentivano il bisogno. Ci sono molti rapper di talento in Italia e per noi è importante dargli lo spazio che meritano. C’è da dire che quest’anno, secondo me, il festival è stato molto significativo, perché c’è stato uno scambio forte tra varie generazioni. In più abbiamo notato che l’Under comincia ad essere un festival molto conosciuto tra gli amanti del genere e credo che abbia grosse potenzialità”
Ed ancora: “Quando vedi tutti questi artisti sul palco e così tanta gente sotto il palco, ti accorgi di aver contribuito a creare qualcosa di grande e le soddisfazioni sono tante. Io personalmente rimango sempre piacevolmente sorpreso dal seguito che crea il festival a livello di pubblico. Non solo i rapper o gli amanti del rap, anche persone lontane dall’hip hop, sono state attirate da questo evento, sia in questa che nelle scorse edizioni. Questa secondo me è una piccola vittoria, rispetto alla visione, a volte parecchio distorta, che si ha del rap o dell’hip hop tramite la televisione.”
Ovviamente, indugiare sugli ottimi risultati conseguiti in queste prime tre edizioni (sempre in crescendo) non sarebbe opportuno, tutto è suscettibile di miglioramenti, e nella prossima edizione ci piacerebbe vedere spazi per il writing e per il breaking, che rappresentano, se pur in differenti modi, gli aspetti, per così dire più oscuri dell’hip hop. Anche dopo più di 40 anni di storia. Ma sappiamo che ci stanno già pensando per il futuro… Infatti, cosa ci riserverà il futuro?
Moder non si sbilancia troppo: “il bilancio delle 2 serate non può che essere positivo. Ci sono stati momenti che mi ricorderò per sempre, Under riesce sempre a sorprendermi perchè non è un contenitore vuoto ma è un incontro tra persone diversissime che stanno insieme e lavorano per un risultato comune: sono orgoglioso di aver creato questo festival e di portarlo avanti senza snaturarne lo spirito che rimane la “magia” vera. Il prossimo anno ci saranno tante sorprese ma tutto a tempo debito”. Dello stesso avviso anche Massimiliano Benini: “Mi piacerebbe che si mantenesse sempre lo stesso spirito e la stessa atmosfera, che è parte integrante dell’Under Festival. Il tentativo sarà quello di coinvolgere altri artisti, ma anche di creare appuntamenti di altra natura all’interno del festival, come incontri, dialoghi, workshop…”