Primo & Squarta: recensione

A distanza di meno di un anno dall’uscita di Buona Pace, ci troviamo in mano già il terzo capitolo della saga Primo e Squarta e la parola chiave sembra essere Re-Bomboclat. Già, una parola che a più riprese si sente nel disco e che significa molto, chi segue i Corveleno sa di che parlo. Di certo era proprio questo il momento di mostrare i muscoli. Un po’ per le vicissittudini – e sfortune – che hanno accompagnato il precedente disco con Sony (potete leggere il tutto sull’intervista pubblicata nel numero 7), un po’ perché in effetti certe cose forse erano finite fuori target. Ma con Qui è selvaggio c’è di nuovo aria di casa. E non stiamo parlando di un disco fotocopia del precedente Bomboclat, anche se ne condivide con quest’ultimo una grandissima spontaneità  e genuinità.

Squarta si concentra sull’impatto sfoderando grandi campioni supportati da un uso (stavolta, per fortuna, non eccessivo) di synth e parti suonate. Un bellissimo sound, che, personalmente, mi riporta alla mente quella che da sempre ritengo la peculiarità dei Corveleno, ovvero la potenza e – perché no – quel tocco di grezzità consapevole che rende il tutto granitico, compatto. “La Gente Dice”, pur nel suo essere minimal, entra in maniera potentissima nei vostri autoradio, mentre “Cantano Tutti” si presenta in maniera più elegante ed elaborata, mantenendo nel contempo quella compattezza di cui sopra. Ma anche “Nun me fanno entrà”, “Il Padrone e Il Presidente” o la bellissima “Il Nome del Padre” hanno quella musicalità che riconosci, quei riff giusti e prolungati, senza esagerazioni o parti troppo barocche. Questo è il sound che preferisco sotto le rappate di Primo, la combo quasi perfetta, l’alchimia tra i due che ritorna di forza nelle canzoni. In generale comunque tutto il disco è un grande equilibrio di atmosfere, con un mixaggio e un mastering impeccabili. E, per i gusti del sottoscritto, l’album, a questo punto della recensione, vale già l’acquisto.

Osservando il rap bisogna sottolineare che stiamo parlando di Primo e quindi, senza esagerazione, di uno degli mc più carismatici di sempre che, in questo disco, mostra senza dubbio nuova lucidità e concretezza. Il suo stile lo caratterizza ormai da un bel po’ d’anni, infatti il cambiamento, o meglio il ritorno, lo si ha nei concetti espressi e nelle tematiche piuttosto che nel flow, ormai collaudato e sempre musicale. Per sua stessa ammissione non si sente più la confusione e il disagio di Leggenda. Questo è il Primo consapevole di Heavy Metal e Bomboclat, sempre passionale e sanguigno, ma lucido, concreto, a volte divertito. Di certo maturato. Anche quando decide di prendere posizioni scomode (sentire Non Te Penso, Non  Te Stimo, Non Te Copio per capire). Tra i featuring è un piacere trovare Masito, Torme, Ghemon, Grandi Giò e Dj Mike che davvero regalano un tocco in più con interventi davvero azzeccati.  Anche Ill Grosso contribuisce con un ottima voce e un bel flow su un pezzo adeguato. L’unico che non convince è Cane Secco che in effetti risente un bel po’ del confronto con una strofa purtroppo non da premio Oscar.

Il disco va ascoltato tutto d’un fiato perché è genuino, reale e di fatto penso sia questa la caratteristica principale di Qui E’ Selvaggio. Un lavoro fatto col cuore e con la voglia di riprendersi qualcosa che per un po’ si era perduto. Avevo tantissime aspettative e di norma questa è la maniera migliore per rimanere delusi e invece, come non mi accadeva da tempo, soddisfa e non poco. Bel colpo per Latlantide e per il prezzo di lancio sia su I-tunes che in negozio. Bentornati, amici. Giovanni “Zethone” Zaccaria

PRIMO E SQUARTA | QUI E’ SELVAGGIO | LATLANTIDE – DISTRIBUZIONE EDEL