Il freestyle non è soltanto una gara di rime improvvisate.È uno dei linguaggi più autentici dell’hip hop, una disciplina che mette alla prova creatività, tecnica e prontezza, ma soprattutto insegna il rispetto del cerchio, del confronto e delle persone. È proprio su questi valori che nasce il contest organizzato daIl Muretto del Freestyle Grosseto, in programma il19 luglioal Palazzetto dello Sport, primo tassello di un progetto che punta a costruire una scena locale sempre più unita.
A raccontarlo è anche la vera e propria“Costituzione del Muretto”, un manifesto che accompagna gli incontri del collettivo e che racchiude la filosofia dell’iniziativa. Tra le regole si legge che“l’hip hop è unione, amicizia e divertirci tutti insieme”, che“il cerchio è sacro”e che“il freestyle insegna che i problemi si possono risolvere con le parole”. Non semplici slogan, ma principi che riportano il freestyle alla sua funzione originaria: trasformare il confronto in crescita, la competizione in condivisione e le rime in uno strumento capace di unire persone con esperienze diverse.

Il contest del 19 luglio nasce proprio con questa idea. A giudicare gli MC sarannoShekkeroeRein.Ai beat penseràYung Zombie, accompagnando una giornata dedicata all’improvvisazione e all’incontro tra artisti provenienti da percorsi differenti. Il vincitore si aggiudicherà un premio da 250 euro e soprattutto l’opportunità di aprire il concerto diEnsiil prossimo2 agosto.Un’occasione concreta che permette a un talento emergente di passare dal cerchio del freestyle a uno dei palchi più importanti dell’estate hip hop grossetana.
Le jam e le battle hanno sempre rappresentato il cuore pulsante della cultura hip hop. È lì che si impara ad ascoltare, a gestire la pressione, a rispettare l’avversario e a migliorarsi rima dopo rima. Prima ancora dei social, dei talent e dello streaming, erano questi gli spazi in cui nasceva il ricambio generazionale della scena. Il Muretto del Freestyle vuole recuperare proprio quello spirito, dimostrando che anche oggi è possibile creare luoghi dove l’obiettivo principale non è soltanto vincere, ma costruire relazioni, condividere esperienze e far crescere una comunità.
Non è un caso che una delle regole del manifesto reciti:“Ogni singola persona rappresenta un mattone del nostro muretto. Più siamo, più il nostro muretto vive.”È probabilmente questa la frase che meglio sintetizza il progetto: il successo dell’iniziativa non si misura soltanto dal nome dell’ospite o dal numero dei partecipanti, ma dalla capacità di creare un punto di riferimento stabile per chi vive l’hip hop come cultura, prima ancora che come musica.




