Ci sono dischi che segnano un percorso, e poi ci sono dischi che segnano una vita intera. Per STARKS, il ritorno solista non è soltanto un nuovo capitolo discografico: è una presa di posizione, una rinascita dopo anni che lo hanno messo alla prova come uomo ancor prima che come artista. Dopo aver trascinato il Faida Clan in un periodo creativo esplosivo, tra progetti collettivi e produzioni che hanno ridefinito il suono del gruppo, Starks decide finalmente di rimettere al centro la propria voce – quella vera, quella che nasce nelle crepe, nei silenzi e nei colpi che ti costringono a cambiare pelle.
Il singolo “Come Fenice” non è solo il primo assaggio del suo nuovo album, ma il manifesto di questa rinascita. Un racconto diretto, senza filtri, dove le barre riportano tutta la forza di chi ha attraversato l’ombra e ora sceglie di tornare alla luce. E dalle sue parole emergono una sincerità rara e una lucidità che arriva solo dopo aver toccato il fondo e aver capito come risalire.
In questa intervista Starks non parla solo di musica: parla di perdite, di identità, di famiglia, di produzione, di scelte artistiche e di tutto quello che ha rimesso in moto la sua voce. Una conversazione che attraversa dolore, creatività e visione, e che racconta — più di ogni altro singolo — perché, dopo anni di silenzi e rivoluzioni, Starks è tornato davvero.

“Come Fenice” è il tuo primo singolo solista dopo un periodo molto intenso con il Faida Clan. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito la necessità di rimettere te stesso al centro, di tornare a dire “questa è la mia voce”?
L’ultimo disco è uscito nel 2018 e ricordo bene di aver pensato che sarebbe stato il mio ultimo lavoro, perché sentivo di non avere più nulla da dire. Ero convinto di aver espresso tutto quello che avevo dentro, chiudendo un capitolo della mia vita artistica. Poi, come spesso succede, la vita ha preso strade inaspettate: dal 2019 sono iniziati una serie di eventi e difficoltà personali che mi hanno messo di fronte a nuove sfide e a momenti di riflessione profonda. È stato proprio in quel periodo che ho sentito il bisogno di rimettermi al centro, di ritrovare la mia voce e di esprimere quello che davvero avevo da dire. Ho capito che, nonostante tutto, il rap era l’unico modo per dare forma alle mie emozioni e alle esperienze vissute, e così è nato il desiderio di tornare, più determinato e consapevole di prima, pronto a condividere nuove storie e verità con chi ascolta la mia musica.
Nel brano parli di rinascita, ma anche di resistenza. C’è un episodio recente, personale o artistico, che ti ha spinto a scrivere questo pezzo?
La rinascita e la resistenza di cui parlo nel brano nascono da diversi periodi molto intensi che ho vissuto di recente. La perdita, nel giro di pochi anni, di tutta la mia famiglia — proprio mentre iniziavo a lavorare a questo nuovo disco — mi ha costretto a fermarmi e a rimettere ogni cosa in discussione. Mi sono trovato davanti a un limite che non pensavo di avere, e superarlo non è stato affatto immediato. Da quella frattura, però, è arrivata una spinta nuova, quasi istintiva: il bisogno di trasformare il dolore e la mancanza in qualcosa di costruttivo. È lì che è nato il pezzo, dal desiderio di ricordarmi che, anche quando tutto sembra crollare, esiste sempre un modo per restare in piedi e ricominciare.
Il sound di “Come Fenice” è tirato, ma curato nei dettagli — tipico del tuo stile. Da producer, che tipo di ricerca c’è stata dietro il brano e perché hai scelto di costruirlo proprio intorno all’Arturia SQ80?
Il sound di “Come Fenice” nasce da una ricerca molto mirata: volevo un mix tra energia e precisione, qualcosa di “tirato” ma con una cura maniacale sulle micro–sfumature. L’Arturia SQ80 è stato il cuore del processo perché mi serviva un timbro digitale caldo, ruvido e imperfetto al punto giusto — quei transienti un po’ granosi e le onde ibride del synth mi hanno permesso di costruire una base emotiva forte senza perdere aggressività. Attorno all’SQ80 ho stratificato layer più moderni per dare spinta ritmica e definizione, ma è proprio quel carattere “vintage–digitale” a tenere insieme tutto il mood del pezzo: un suono che rinasce dalle sue stesse imperfezioni, esattamente come il titolo suggerisce.
Con iam_Elle ormai formate una coppia artistica solida e riconoscibile. Com’è nata l’alchimia tra voi due in questo brano? Ti capita mai di pensare che la vostra forza sia anche nel contrasto tra i vostri mondi musicali?
L’alchimia con iam_Elle in questo brano nasce dal modo in cui le nostre energie si incontrano sul suono: mentre lavoravo alla produzione, mi è stato chiaro fin da subito che il suo timbro avrebbe trovato spazio naturale dentro quelle atmosfere tese ma emotive. Lei riesce a muoversi con delicatezza anche quando il groove è più serrato, e questo crea un equilibrio che non forziamo mai — semplicemente accade. Sì, a volte penso che la nostra forza sia proprio nel contrasto. I nostri mondi musicali sono diversi: io porto una struttura più ritmica e concreta, lei una parte più istintiva e melodica. In Come Fenice questo contrasto non solo si sente, ma diventa il motore emotivo del pezzo, quello che lo fa “alzare” esattamente nel punto giusto.

Negli ultimi mesi hai prodotto tutto il materiale del Faida Clan, ma ora torni in prima linea. Come cambia il tuo approccio quando lavori per te stesso rispetto a quando costruisci un suono per altri artisti del collettivo?
Quando lavoro per il Faida Clan il mio approccio è quasi “di servizio”: mi concentro su come valorizzare al massimo le personalità, le voci e le vibrazioni degli altri, costruendo un suono che li faccia emergere e li rappresenti. Mi piace adattarmi, cambiare pelle, trovare l’estetica giusta per ogni artista del collettivo.Quando invece torno in prima linea, come in questo brano, il processo cambia completamente: diventa più istintivo, più personale e anche più rischioso. Non sto creando uno spazio per qualcuno, ma sto cercando il mio spazio, il mio racconto, senza filtri. È un lavoro più introspettivo, dove ogni scelta sonora deve rispecchiare ciò che voglio comunicare — non quello che funziona meglio per un altro artista. In breve: con il Clan costruisco mondi su misura; nei miei pezzi, costruisco il mio.
Il disco solista in arrivo a inizio 2026: puoi anticiparci qualcosa sul concept?
Sarà un progetto “classico” alla Starks, o stai preparando una virata più personale o sperimentale? Il nuovo lavoro sarà in continuità con “Black Mirror” del 2018, ma senza rimanere ancorato al passato. Il boom bap è la mia radice e non lo abbandonerò mai: è l’impronta che definisce il mio linguaggio. Allo stesso tempo, chi segue le produzioni del Faida Clan sa che i miei suoni non si fermano lì. Per questo il disco non sarà solo “classico”: dentro ci sarà quella scintilla di novità che cerco sempre, quel modo di sporcare le fondamenta con texture fresche, di intrecciare la tradizione a un’estetica più sperimentale. Sto costruendo un ponte tra ciò che sono sempre stato e ciò che sto diventando.
Negli ultimi anni hai costruito un ecosistema musicale — Faida Clan, Wonderland Studio, Kryptonite Muzic. Ti senti più produttore, mentore o rapper in questo momento?
Wonderland è il mio studio di registrazione, il mio porto sicuro, la mia casa, dove posso trasformare in musica qualsiasi idea passi per la mia testa. Krypìtonite Music è stato un periodo in cui ho cercato di creare una crew che, come me, amasse il vero hip hop. Purtroppo, come accennato, nella mia vita ci sono stati cambiamenti radicali e il progetto si è interrotto dopo pochi anni. Una volta ripreso a ‘respirare’, ho deciso di ricominciare con più determinazione e chiarezza. Sapevo cosa volevo raccontare e come farlo, mettendo insieme persone che condividessero la mia visione e la passione per il vero hip hop. Da questa rinascita è nato il Faida Clan: un progetto autentico, che nasce dall’esperienza e dalla voglia di creare musica senza compromessi, capace di trasmettere storie ed emozioni sincere al pubblico. Per rispondere alla domanda su cosa mi sento, direi che faccio musica perché ne ho bisogno: è l’unica costante nella mia vita, quella presenza che non mi ha mai abbandonato.
Scoop time: c’è qualche featuring in arrivo sul disco che i fan del Clan non si aspettano? Magari un nome esterno alla famiglia o una collaborazione “impossibile” che sei riuscito a chiudere?
Ci saranno alcune collaborazioni che sicuramente sorprenderanno i fan. In particolare, ci sono due featuring molto speciali: uno con un caro amico, cantante e musicista rock locale dalla voce straordinaria, e un altro con un rapper australiano dal talento travolgente. Ogni collaborazione porta qualcosa di unico al disco, sia che arrivi dalla famiglia del Faida Clan, sia da artisti esterni con cui condivido visione e passione per il vero hip hop.