L’intervista a Zatarra

21 luglio • News • 315 Views • 1 commento

Ciao, Zatarra, parliamo di questo “Piena Consapevolezza”: un album dove “il sociale” e  “la vecchia scuola” la fanno da padrone, strizzando un occhio naturalmente anche alle nuove direzioni che il rap sta prendendo. Tutto ciò senza rinunciare alla tua vena toscana, che “razionalizza” il tutto…..
In questo nuovo lavoro ho cercato di formare un puzzle della realtà attuale, in particolare di ciò che vivo e come lo vivo, utilizzando più immagini possibili, dai colori vivaci della toscanità, sdrammatizzanti ma tremendamente materiali, a quelli più offuscati dal tempo della vecchia scuola che mi ha introdotto al mondo hip hop, per finire con quelli “caldi” del mio essere “sociale”, che non trascurerò mai. La “Piena Consapevolezza” non è sinonimo di maturità, tengo a precisarlo, ma semplicemente di coscienza dei propri mezzi – nel senso sia positivo, sia negativo della locuzione – e di quello che posso e voglio fare per continuare a lasciare il mio piccolo segno in questa parte di mondo.

** Di solito è difficile ed anomalo fare parallelismi con gli album precedenti, anche perché gli artisti tendono solitamente a considerare l’ultimo disco come il migliore: ci interesserebbe quindi conoscere le differenze principali con “Il gioco è bello quando dura” dalla voce del protagonista….
Questa è dura soprattutto se l’intervista la leggerà Dj Fede, ahahahaha… Se dietro a “Il gioco è bello quando dura” c’è stato un lavoro programmatico con mesi di anticipo, sia per quello che riguarda il lavoro di background, sia per il contenuto vero e proprio del disco, “Piena Consapevolezza” è uscito più istintivamente seguendo e creandosi autonomamente il proprio spazio nella mia testa e nelle orecchie di Massimiliano, il boss di Blasterfirm (pensate che all’inizio doveva essere solo un EP con 4 pezzi…). Ritengo inoltre che “Piena Consapevolezza” sia un lavoro più evoluto dal punto di vista delle sensazioni che ho cercato di trasmettere, a prescindere da scelte di rime, metriche e flow, mentre “Il gioco è bello quando dura” risulta forse più un cd da trovare negli scaffali di un negozio, più “prodotto” ma meno “produttivo”.

** Quali sono stati i dischi importanti per questo lavoro? La roba che hai ascoltato di più durante le registrazioni e la creazione…
Questa è una domanda trabocchetto perché credo che qualche idea te la sei fatta! Considera che nel periodo di scrittura e registrazione ho ascoltato e vissuto live “Il sogno eretico” di Caparezza, ho ripescato certi vecchi singoloni funky della “belle époque” come “Je danse le mia” dell’IAM e “Simple et funky” dell’Alliance Ethnique, ho avuto il piacere di ascoltare una marea di remix e tracce stile “lato b” inedite della Fonky Family grazie a Dj Djel e ho vissuto uno stupendo “Festival Jazz de la Méditerranée” à Marseille la scorsa estate. Poi per quanto riguarda l’extra Francia ho riscoperto i vecchi e nuovi lavori di Nach e di Zpu (Spagna) e ho apprezzato molto l’ultimo album di K’naan (ve lo ricordate quello di “Waving Flags” dei Mondiali 2010?), oltre a un mondo dubstep presentatomi dal socio Echo2K di cui ricordo con piacere Magnetic Man, Miss Dynamite ed Example soprattutto. Per l’Italia infine, sinceramente poco, a parte Amir e One Mic, e qua e là qualche pezzo ripescato dal passato di Co’Sang o “La verità” di Artificial Kid.

** Andiamo sulle canzoni. Ci sono tracce “sfrontate” come “Meno male che c’è il pranzo di Natale” e “Beato te”, che nascondono comunque un’amarezza di fondo, e pezzi più di impatto come “Capopopolo”. Passare agilmente da un mood all’altro è un segnale di maturità, addirittura di “piena consapevolezza” per giocare con il titolo del disco……
Vi ringrazio, sono contento che questo mio sentimento “trasformista” sia passato attraverso le casse, come ho detto prima ho cercato di “pienare” il più possibile il mio puzzle consapevole. L’alternanza di atmosfere, temi e metriche è stata una delle mie volontà primarie nell’organizzazione del disco, proprio come oggigiorno è bene essere coscienti di tutto ciò che ci circonda per meglio affrontare le situazioni. Tra l’altro, piccolo aneddoto, ho cercato anche di confondere ancora di più le carte in tavola cimentandomi personalmente con un flow quasi reggae nel ritornello di “Meno male che c’è il pranzo di Natale” e utilizzando la voce di Lashe (un talento nascosto che se a Madrid se ne accorgessero) nel ritornello melodico di “Pese a todo”… proprio lei che canta solitamente reggae!

** Come hai scelto i featuring?
Da sempre scelgo di collaborare solo con chi ho la possibilità di conoscere, per far sì di condividere con un amico/conoscente una situazione, una circostanza, fosse anche solo un momento. Con Amir il rapporto di amicizia è da sempre ben saldo e va anche al di là della musica, quella con Ceasar e PStarr è ovviamente figlia della suddetta amicizia comune e di una cena a base di bistecca alla fiorentina in quel di Siena! Con Fede non potevamo non far niente insieme dopo tutto ciò che ha fatto per me con l’aiuto fondamentale per l’uscita de “Il gioco è bello quando dura”… Per il contatto di Jack ringrazio anche il mitico Kunetti con il quale anche ultimamente ci siamo regalati un momento di rap à l’ancienne made in Marseille, e per Djel che dire, le prime volte che andavo a Marseille compravo i cd della Fonky Family godendo solo ad ascoltare i suoi scratch! Sia per lui, sia per Kalash, la trasferta italiana con il live al Cantiere a Milano è stato l’inizio di un’amicizia, vera, à la marseillaise, come con Napo, Adikson e tutti quelli che gravitano intorno alla “Boumqueur Muzic”, gestita dagli amici d’infanzia di Keny Arkana.

** Non sei mai stato “un mostro di tecnica”, e questo oggi sembra un peccato mortale. Hai mai percepito questa cosa come un ostacolo più o meno forte alla tua carriera?
Ho sempre creduto che la coscienza dei propri mezzi fosse un pregio, che aiutasse a comprendere quali sono gli obiettivi da porsi in modo da raggiungerli, piuttosto che diventare inconcludente per la ricerca di un qualcosa troppo più grande. Sapere quali sono i miei limiti mi fa vivere bene con me stesso! Con questo non voglio razionalizzare troppo, figuriamoci, sono sempre Zatarra del “Pane, rabbia e sogni” o dell’Imd a Sanremo! In generale, anche fuori dagli ambiti musicali, ho sempre preferito le persone che mi comunichino qualcosa, indipendentemente dal linguaggio formale utilizzato o dall’immagine inappuntabile, proprio perché non mi piace seguire e/o camminare nei solchi tracciati da qualcun altro. Amo quelli che rifiutano i canoni, non per imposizione di animo “artistico” a prescindere ma perché si sentono di poter dare qualcosa di differente all’utente, che sia migliore o peggiore non importa, l’importante è che sia “suo” e “differente”.

**  Capitolo Marsiglia, la tua seconda casa: da quello che ho letto in una tua intervista hai trovato “il vero amore” nella città francese, strano ma vero. Come è iniziato tutto?
A sorpresa! Fin da piccolo avevo questo tarlo in testa di Marseille, vuoi per il calcio e per l’OM, vuoi per i libri di Jean Claude Izzo, vuoi per i porti, che mi hanno sempre attratto. Fatto sta che solo all’età di venticinque anni ho conosciuto Marseille, e per sbaglio visto che i miei due compagni di viaggio avevano programmato un “Casinò-Tour” che doveva fermarsi a Cannes! Fu “coup de coeur” fin dal primo momento: l’aria del porto, i colori così vivaci, la gente così vera e viva, nel bene e nel male, e la diversità di culture mi conquistarono il cuore, più di qualsiasi amore femminile! Da lì cominciai con i miei viaggi in singolo e, a forza di chiedere, di conoscere gente, le persone, le prime esperienze in sala registrazione (grazie a Idris del Phunkee Studio soprattutto), ecc… piano piano sono riuscito a entrare in una scena che alla fine forse mi apprezza e mi conosce di più di quella italiana!

** Internet ha levato un po’ di magia al feticismo di possedere un cd, ma ha regalato a molti la possibilità di farsi conoscere. Per te il fatto di mettere i dischi in free download che tipo di risorsa può rappresentare?
Personalmente non amo il free download e quando possibile cerco sempre la copia materiale. Anche per “Piena Consapevolezza” ho spinto tanto con Blasterfirm per farne qualche copia in edizione limitata. Comprendo che le cose si evolvono e la comodità di avere in tasca un armadio di cd è unica, ma non baratterei mai l’emozione di tenere un cd o un disco in mano con la pressione di un “play” in un I-Phone.

** Progetti e  programmi per un futuro sempre più impalpabile?
Hai detto bene, chissà cosa ci aspetterà, a mio avviso anche nel piccolo preferisco sempre fare e suggerire dei piccoli cambiamenti o comunque “direzionamenti” del destino o di quello che i politicanti vorrebbero propinarci… Musicalmente parteciperò a breve a tre compilation a Marseille come featurer e collaborerò anche con Boss One dei 3ème Oeil per il suo prossimo album solista. Per il resto ho nuove sfide in mente, e non in ambito rap. Adesso mi riposerò un po’ dopo il tour ma non troppo, il mio cervello non riesce a spegnersi…

 

Potrebbe interessarti anche questo:

Un commento a L’intervista a Zatarra

  1. Fink90 scrive:

    Zatarra un grande ciò che di differente a ciò che c’è e di uguali non ce n’è