Archive for gennaio, 2008

venerdì, gennaio 25, 2008 Categorized under Recensioni

Pessimi Elementi – Gianco Macciou

Pessimi Elementi | Gianco Macciou

Rino, Della e Calca sono i Pessimi Elementi da Chiavari e Lavagna, Liguria.
Facente parte della Zena Art Core, una delle realtà più influenti del
nord-ovest, il trio si è presentato al pubblico proprio in uno dei prodotti
del progetto sopraccitato, “Buridda di ritmi”, in cui palesavano una buona
propensione al reggae, in parte rilevatasi anche in “Gianco Macciou”. Quest’
ultimo mi ha piacevolmente sorpreso: quello che sembrava un Ep sciallato,
per lo meno nella prima parte, nelle sue tracce centrali trova un aumento di
tensione dovuto ad un cambiamento di tematiche, che si fanno via via più
complesse, per poi ritrovare l’ iniziale spensieratezza nel finale col
dovuto inno alla ganja. Ed in queste variabili i tre si mostrano tutti bravi
nell’ interpretazione e discreti nell’ aspetto metrico: si cimentano in
tracce più critiche riguardanti l’ hip hop e la vita in generale e si
dimostrano parecchio lucidi e quasi mai banali, ma anche (ed è il loro
marchio di fabbrica) in bangers freschi e movimentati. Le produzioni
suonano, sono ben architettate: convincono e sono supportate da un mixaggio
preciso. Quasi interamente a carico di Della, tranne due interventi di
Niosiddarta, si standardizzano su un livello decisamente accettabile,
spaziando tra diversi sound senza calare di tono, dal più classico dei beat
hip hop al riddim reggae. In più, impreziosisce il tutto la bella e
coordinata voce di Clara, presente in diverse tracce ai ritornelli e il
solito ottimo scratch di Dj Kamo e di Dj Trinketto. Più colonna sonora dell’
estate che del buio inverno, ma “Gianco Macciou” si lascia ascoltare ben
volentieri. Conferme su conferme per la Zena Art Core, e non possiamo che
essere felici per quest’ ultima proveniente da un nome nuovo del rap
italiano. Nicola “Ragh” Pirozzi

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giovedì, gennaio 24, 2008 Categorized under News

Newsssssssss! La distribuzione!!

Per chiunque non abbia la possibilità di recarsi in uno dei punti distribuzione del magazine lungo tutto il territorio nazionale, c’ è da oggi l’ opzione per riceverlo comodamente a casa propria senza alcun tipo di disturbo previo pagamento delle sole spese di spedizione. C’ è possibilità di scelta tra abbonamento “singolo” (un solo numero, 2 €) o annuale (4 numeri, 8 €), con pagamento tramite Paypal o Postepay.

Per ulteriori informazioni e per richieste, il contatto è ragh@moodmagazine.org.

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lunedì, gennaio 14, 2008 Categorized under Interviste

Il Delitto Perfetto esiste…

Intervista a cura di Luca “Psycho” Mich (psycho@moodmagazine.org)
Foto di Filippo “Ugoka” Papetti.

 

Si dice che le innovazioni, i balzi in avanti, sia più facile compierli se ci si allontana dal centro delle cose, da quel punto in cui si cristallizzano consuetudini, comportamenti, suoni, atteggiamenti. Una visione ai bordi, esterna, permette di studiare il quadro completo delle cose senza esserne travolti, senza diventare pennellata di quello stesso quadro. Questo permette di interpretare le cose in modo diverso, di re-interpretarle a proprio modo e quindi, alla fine, di innovarle. Ovvio, si tratta di una riflessione che può portare a banali generalizzazioni, ma a volte ci si imbatte in personaggi e situazioni che rispettano pienamente questa massima rendendola credibile. La comparsa sulla scena dei Delitto Perfetto – Nada e Polly, membri del collettivo Lato Oscuro della Costa – può essere considerata una di queste situazioni: la rivoluzione non viene da Milano, né da Roma né da nessun’altra metropoli italiana, no, qui siamo a Ravenna e provincia dove i nostri hanno partorito Double Thinkers, album con il quale hanno portato una serie di novità all’interno della scena rap italiana, sia musicalmente parlando che a livello di argomenti trattati…tutto molto lontano dal hiphop di stampo classico ed i suoi clichè. Nella loro musica clichè non ce ne sono, fa persino strano chiamarla hiphop…troppo riduttivo.

Doveroso per Moodmagazine prendere atto della cosa e dare vita ad un’intervista che ce li facesse conoscere meglio…Ecco cosa ne è uscito, la parola passa a loro, al lato oscuro del lato oscuro…

-Dopo un periodo di stanca nel suono hiphop italico, in molti casi troppo fedele a certi crismi dell’hip hop anni ’90, in altri troppo ammiccante al suono da club americano, si sentiva il bisogno di qualcosa di fresco, di contaminazioni esterne al genere, di progetti che provassero ad andare “oltre”, quelli alla “Uoki Toki” per intenderci. Si può dire che il vostro album Double Thinkers risponda a questa esigenza?

Ma guarda credo sia normale mettere in musica tutte le tue esperienze.. nel nostro caso non abbiamo dovuto decidere uno stile a tavolino, è stato tutto molto immediato e naturale, è quello che abbiamo sempre portato avanti.. Sicuramente il panorama hip hop italiano proprio a causa di questa diffusa omologazione del suono non rappresenta per noi un modello d’ispirazione e forse è anche grazie a questo che abbiamo tirato fuori un disco che va un po’ oltre le solite uscite..

-Nei vostri pezzi saltano subito all’orecchio quei suoni provenienti dalla scena underground americana. Quelli delle label indipendenti quali Def Jux e Anticon. Quali sono stati i vostri punti di riferimento a livello di produzioni? C’è stato effettivamente un tentativo di richiamare quel suono o è uscito tutto in modo naturale, magari in seguito agli ascolti che vi hanno formato?

Per le due label che ci hai citato te ne potremmo citare altre 10 che ci stimolano molto artisticamente, sicuramente anche al di fuori dell’ambito hip hop underground.. Ascoltiamo veramente di tutto e credo che questo sia fondamentale per avere una visone musicale a 360 gradi. Diciamo che prima di voler fare del buon rap pensiamo a fare della buona musica.. Per quel che riguarda i punti di riferimento ce ne sono tantissimi perciò mi limiterò a citarne alcuni: El P, Rjd2, Beastie Boys, The Mars Volta, Daft Punk, J Dilla, Dalek, The Tape vs RQM, Subtle, The Notwist, Audio Bullys, Autechre, Dizzie Rascal, The Streets, Postal Service, Nine Inch Nails. In realtà andiamo molto a periodi..

-Anche a livello testi non ci troviamo davanti a nulla di classico. Ogni clichè è superato, i luoghi comuni annientati e la riflessione spostata su temi più complessi e di interesse universale: politica, multinazionali, auto-annientamento del genere umano ecc. A volte i testi di Polly sembrano più delle riflessioni in prosa su questi argomenti che testi concepiti per il rap. Anche questo è segno di sperimentazione. Ci viene spontaneo chiedere come nascano quindi le liriche, anche in relazione ai tappeti sonori di Nada…

Le liriche nascono da sé, molte volte come anti-slogan o con piccoli viaggi che vengono scritti su dei post-it, altre volte con l’esigenza di raccontare delle storie o con dei ritornelli che invento e mi rimangono in testa per ore; ovviamente poi le bozze devono essere adattate alla perfezione sulle strumentali, e la cosa che mi entusiasma è che riusciamo a comporre testi e musica in modo naturale e coerente senza forzature.

-Ogni frase sembra estremamente ragionata, quasi a voler comporre un copione cinematografico, pieno di suggestioni e riflessioni. L’ascoltatore non può fare a meno di porsi domande, di ragionare sugli stimoli che gli date, quasi come si trovasse davanti ad un libro, o ad un film visionario. A tal proposito potreste citare qualche influenza al di fuori della musica, a livello di letture o visioni?

Diciamo che troviamo ispirazione da qualsiasi forma artistica che ruoti attorno al mondo della fantascienza – cyberpunk (Dick, Asimov e Ballard su tutti) ma anche dai saggi politici e sociali (Chomsky, Zinn, Arundhaty Roy, Orwell). Penso che i libri (in generale) siano meglio dei film, in quanto più indipendenti e parzialmente più liberi dal discorso economico, e quindi possano affrontare argomenti come il “senso della vita“ inteso come “il senso della comunità” in modo aperto e senza le pressioni che vengono imposte dal marketing.

Non ti capita mai quando guardi un video musicale di pensare: “ok, il cantante è bravo, ma chissà di chi è l’idea del video?” oppure se guardi un film d’azione: “come mai è l’iraniano che mette la bomba? Perché è il nero che ruba?” tutto questo è marketing culturale, raccontare la realtà per stereotipi (falsi). È difficile trovare l’arte nel mainstream, concordi?

-Alla luce di quanto detto sopra, avete mai riflettuto sul pubblico potenziale che il vostro disco potrebbe raggiungere? Non siamo davanti ad un prodotto immediato come nella maggior parte dei casi nelle uscite di genere di oggi. Per questo secondo noi potrebbero essere più gli appassionati di elettronica o drum ‘n bass ad apprezzare al volo il vostro progetto, rispetto al b-boy medio odierno troppo chiuso negli stilemi classici del rap. Intendiamoci, se fosse così non potrebbe che essere un buon segno per la vostra musica…

Devo dirti che prima di far uscire il disco pensavamo seriamente di non essere capiti dal pubblico strettamente hip hop. Invece contro ogni aspettativa stiamo ricevendo critiche molto positive anche da parte di persone a cui avrei detto che il nostro disco non sarebbe mai piaciuto.. Forse ci stiamo solo illudendo ma credo che qualcosina stia cambiando anche qui in Italia.. Il problema in molti casi sono le riviste e le programmazioni di radio e tv del settore che spingono sempre le solite dieci facce che guarda caso danno tutte la stessa immagine di hip hop, un immagine molto lontana da quella che abbiamo noi che comunque apprezziamo in egual modo questa cultura in tutte le sue forme.. Solo manifestiamo il nostro amore per questa cultura in altro modo, un modo forse più personale e intimo..

-Rimanendo in tema di ascolti “canonici” del b-boy medio: sicuramente tra questi non figura normalmente un gruppo come i Kill the Vultures, quartetto di Minneapolis talmente underground e fuori dagli schemi da avere addirittura più estimatori in Europa che in patria. Come è nata la vostra collaborazione?

Due anni fa li abbiamo conosciuti durante una data del loro Tour in Italia.. Non abbiamo perso occasione per fare due chiacchiere a fine concerto e parlare dei nostri relativi progetti musicali.. Abbiamo avuto poi modo di rincontrarli l’anno successivo sempre in Italia e abbiamo deciso di collaborare.. Quest’anno sono ritornati a Ravenna per la terza volta e abbiamo avuto modo di chiuderci in studio per registrare cose nuove.. Sono sicuro che le sentirete a breve!

-Se ne aveste la possibilità, con che altri artisti americani o italiani vorreste collaborare per un prossimo progetto?

Con i soldi si ottiene tutto! Ma davvero ti sentiresti appagato ad avere un featuring da parte di un artista che stimi sapendo che collabora con te solo per soldi e che magari non gliene frega nulla della tua musica? E’giusto retribuire la qualità artistica, siamo i primi a sostenerlo, ma alla base di una collaborazione deve esserci un affinità di idee che va al di la della semplice strofa o base figa..

Vorremmo collaborare con artisti che credano nella nostra musica e che capiscano perché facciamo ‘questo in questo modo’..

-Allargando il discorso alla vostra crew, il Lato Oscuro della Costa, nonostante elementi comuni come lo stesso producer, si nota una netta differenza di suono tra un progetto e l’altro. Normale evoluzione, o tentativo di proseguire parallelamente su due strade diverse?

Il Lato Oscuro della Costa è un collettivo formato da cinque persone con idee talvolta diverse tra loro anche se questo credo non possa che far bene alla creatività e allo scambio di idee.. I beats di Artificious non sono stati prodotti tutti da Nada ed è per questo che il suono complessivo dell’album è molto differente da quello di Doublethinkers..

Nel prossimo disco del lato oscuro saremo solo noi 5, lavoreremo molto sul sound complessivo dell’album perciò sarà interamente composto da Nada con l’ausilio di alcuni musicisti.. In realtà noi 5 siamo molto legati, non solo artisticamente, perciò vogliamo creare un album in cui ogni brano ci rappresenti tutti quanti allo stesso modo.. Abbiamo una gran voglia di chiuderci in studio anche se temo che sarà un parto..

Prima però abbiamo due belle sorprese: stiamo ultimando l’album di Moder e l’EP di Mr Helllink (Tesuan + Nada)..

-Per concludere una finezza trash…si dice che non esista il delitto perfetto…voi esistete?

Certo che esistiamo! Il trucco è eliminare subito i testimoni.. ;-)

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venerdì, gennaio 11, 2008 Categorized under News

Moodmagazine, il primo numero su carta.

Il 12 gennaio, durante l’evento King Of The Ring IV a
Vicenza, sarà presentato il primo numero della versione
cartacea di MOODMAGAZINE
, free press trimestrale di
cultura hip hop in formato PDF (Portable Document Format, standard per la distribuzione di documenti elettronici)
e disponibile in download sul sito www.moodmagazine.org.

Nato da diverse esperienze precedenti, Moodmagazine è
stato il primo progetto editoriale digitale nel campo
dell’hip hop, totalmente gratuito
ed in formato pdf, visualizzabile e stampabile da
qualsiasi piattaforma grazie all’utility gratuita Adobe
Acrobat Reader.
Soluzione abbastanza all’avanguardia per i tempi: era il
2002, e quando tutti erano ancora impegnati a cercare di
raccogliere i cocci di una crisi reale,
il team di Mood prendeva piena consapevolezza di sé e si
presentava come il portavoce di un agire nuovo,
in continuo movimento, slegato da canoni tradizionali
imposti e supportato dai nuovi strumenti e canali
multimediali che rendevano
possibile ormai una diffusione capillare e continua.

Riponendo una grande attenzione verso il design, con una
veste grafica innovativa
che si fondeva perfettamente con i contenuti. Ed un focus
principalmente concentrato sulla scena italiana, in tutte
le sue 4 forme.

Cinque anni dopo, e alla fine di un lungo percorso
formativo, siamo pronti ad offrirvi l’evoluzione del
progetto: una versione cartacea, di 40 pagine,
presente nei principali negozi di dischi e abbigliamento
di settore, locali e clubs, che si affiancherà alla
classica versione digitale di sempre disponibile sul sito,
dove sarà inoltre possibile scaricare gli arretrati e
consultare news, interviste e recensioni che non hanno
trovato posto nel magazine.
Edito da Azienda ProdAction,
www.aziendaprodaction.com, sarà distribuito a
livello nazionale da GraffitiShop, www.graffitishop.it.

Per le inserzioni pubblicitarie, vero motore della vita di
Moodmagazine, siete tutti invitati a prendere contatto con
la casella di posta adv@moodmagazine.org.
Saremmo lieti di trasmettervi il nostro listino prezzi che
riteniamo essere di certo in linea con le apsettative dei
nostri utenti e dei nostri possibili clienti.

Moodmagazine si apre definitivamente alla sua Nuova Primavera e vi invita tutti a restare sintonizzati sulle sue frequenze,
per vivere l’hip hop del paese (e non solo) come lo viviamo noi, i
n maniera sincera e pulita, aperta alle evoluzioni e al confronto,
ricordandovi che numerosi progetti sono in cantiere per tutto il 2008.
Che altro aggiungere? Buona lettura.

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mercoledì, gennaio 9, 2008 Categorized under Recensioni

Mac Myc – 13

MAC MYC | 13  | AUTOPRODUZIONE

La strada gliel’ hanno spianata i suoi compari Krin e Heskariot aprendo nuovi scenari nell’ hip hop underground italiano, che anche grazie all’ apporto dei savonesi DSA Commando sta rivivendo un discreto momento: Mac Myc fa parte della DSA famiglia, ed è così venuto fuori comparendo nei loro progetti e mostrando attitudini speculari al mood del trio savonese. Rap underground, scuro, doom, sputato fuori senza peli sulla lingua. Mac Myc è un po’ personaggio: stile ”ultrà”, ne ha da dire un po’ per tutti sfogando freudianamente i suoi disagi come il kubrickiano Alex, spesse volte citato a modello. Gli sbirri, la disastrata televisione italiana, i cantanti pop da quattro soldi… Mac Myc le canta a tutti, per altro fregandosene bellamente di risparmiarci qualche “contenuto esplicito”:  grazie ad una buona personalità non riesce a cadere nel banale e nello scontato, facendosi apprezzare lungo tutto il suo “13”. Bene, per non dire benissimo, Sunday alle macchine: ormai non sono più una sorpresa i suoi samples sanguinanti, i rullantoni ad effetto, le sue atmosfere sempre più splatter. E anche l’ ottimo livello delle produzioni fa sì che la tensione non cali mai, che anzi trova il suo culmine in “La tecnologia sta cercando di uccidermi” con l’ ottimo Krin 183 e in “Bastardi”, singolone con tanto di video. Niente male nemmeno le altre due compartecipazioni canore, Heskariot ed El Pacso, altri componenti della crew savonese; “13” è un lavoro molto compatto, ha tracce che praticamente mai scendono sotto la sufficienza, difficilmente vi riecheggia qualcosa messa tanto per allungare il brodo. Mac Myc magari non avrà grandissime capacità metriche, quasi mai cerca l’ arzigogolo tecnico, però è terribilmente efficace e diretto e ha saputo dimostrare di potersi destreggiare ottimamente anche da solo, palesando una discreta attitudine nella faccenda: il suo disco d’ esordio è convincente, senza ombra di dubbio un buonissimo lavoro di purissimo rap underground. Se vi piace un certo tipo di hip hop, beh, avete trovato qualcuno che sa ben farlo anche in lingua italiana. Per info e contatti contact@dsacommando.com www.myspace.com/dsacommando . Nicola “Ragh” Pirozzi

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lunedì, gennaio 7, 2008 Categorized under Recensioni

Jay Eff Kay – Suicide Notes Vol.1

JAY EFF KAY | SUICIDE NOTES VOL. 1

Non è accaduto spesso fin’ora ma da questo numero in poi di Mood, vi
proporremo anche qualche assaggio dal mondo del rap Americano. Solo roba
straight from the underground, ben inteso.
Il primo americano ad entrare nella rubrica recensioni è tale Jay Eff Kay
con il suo Suicide Notes Vol. 1 arrivato in redazione tra capo e collo in
fase di chiusura del numero. Non servono mesi d’ascolto comunque per
inquadrare quest’album che, seppur piacevole soprattutto in frangenti
quotidiani che non richiedono l’ascolto impegnato, mostra tutti i suoi
limiti sempre nei soliti punti dove molti rapper americani sono soliti
inceppare. Vero, personalmente provengo da ascolti sopraffini ultimamente e
l’atteraggio su terre meno “sofisticate” come quelle attraverso cui mi guida
Jay Eff, può in questo caso essere dolce solo perché per nulla pretenzioso.
Mi spiego: Suicide Notes sembra il classico album del rapper del sottobosco
che ci prova ad essere originale, a piazzare qualche colpo di classe qua e
là (copiato da altri per altro, vedi impostazione vocale eminemiana),
qualche critica sociale sull’america di oggi, ma poi si arrende alla
tentazione di strizzare l’occhio al suono main-stream da club con argomenti
altrettanto abusati ecc. Sembra mancare la convinzione e anche quella che
gli inglesi chiamano “consistent” ovvero la coerenza, il filo logico delle
cose. Pompano parecchio i beat in Skankapotamus ma è roba dignitosa per
qualche club, nulla di più. Meglio Welcome to America ma i richiami giocosi
a Toy Soldier e a quel tipo di rap tagliente alla Eminem appunto, suonano di
già sentito. Piranoid poteva tranquillamente stare sulla re-up della Shady
Records…Insomma tutto troppo scopiazzato anche se confezionato in modo quasi
impeccabile (pochi album del sottobosco italiano possono ambire a suonare a
questa maniera). Il rapper comunque ci sa fare è innegabile, peccato che
manchi l’inventiva ma gli incastri sono a tratti da maestro e la voce è
davvero piacevole. Nel complesso un bel 6,5 ci sta tutto, più che altro per
la qualità della registrazione e flow del protagonista. Luca “Psycho” Mich

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