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Archive for ottobre, 2007
5 domande a… Rebo (organizzatore del Playground Bolzano)
A Bolzano, città non certo nota per il suo movimento cestistico, c’è chi da anni spinge la cultura della doppia H e la lega in modo passionale ed indissolubile a quella del basket da strada. Rebo, aiutato da qualche amico, organizza ormai da 4 anni uno dei tornei più belli del nord Italia, non solo per l’alto livello dei partecipanti, ma anche per la splendida cornice scelta, quella della piazza del Tribunale, e per gli artisti rap che ogni anno sono chiamati ad esibirsi (ultimi in ordine di apparizione: Colle der Fomento). Abbiamo voluto cercare di approfondire con Rebo, il tema dello street basket e come questo si cala nella realtà bolzanina.
Come definiresti il legame orami consolidato tra basket e musica hiphop?
Il binomio è tutto americano, anzi afro-americano. Il basket e l’Hip Hop negli
anni 70 e 80 sopratutto era una delle poche vie d’uscita dal ghetto e le due
cose si sono legate insieme dai campetti di periferia e sono arrivate in
versione pattinata nella NBA. In europa il basket è legato alla doppia H quasi
solo a livello di playground perchè i campetti sono frequentati da molti
“stranieri” e quindi il rap è la musica che li rappresenta.
Street basket: sport o way of life?
Come dice Rafer Alston “skip 2 my Lou” (uno dei pochi AND1 player riuscito ad
arrivare dai campetti alla NBA) “Per arrivare in NBA lo streetbasket non serve,
il migliore dei streeballer non non puo competere con il peggiore giocatore
NBA.” Il basket vero è fondamentali, allenamento e tecnica. Con lo streetbasket
quindi non arrivi in NBA ma è un modo di essere e vivere il basket per
dimostrare in strada, per alcuni l’unico mondo che conoscono, il proprio valore.
So che hai avuto modo di toccare con mano la realtà dove lo street basket è
religione: quella new yorkese. Puoi raccontarci brevemente quali
differenze hai percepito tra il loro modo di vivere questo sport, e quello che
invece riscontri in Italia, ed in particolare in una città come Bolzano?
Beh Bolzano è un caso a parte, qui non c’è una gran cultura del basket e
tantomeno dello streetbasket. Il livello dei giocatori del playground si alza di
anno in anno, abbiamo giocatori giovani, come vecchie glorie ma nelle squadre +
forti puoi trovare gente che gioca in B d’eccellenza o in A2 femminile ma
facciamo fatica a far capire che siamo al campetto e non sul parquet. Non esiste
sfondamento e se l’avversario ti tocca non è detto che sia fallo. In america e
pure troppo fisico il gioco. Una volta in un campetto chiamato “the cage” a
Manhattan abbiamo assistito a una partita dove sul campo se le davano di santa
ragione e ne è nata una rissa. I due coinvolti si sono menati fino a che uno dei
2 ha prevalso sull’altro che ne è uscito con qualche dente in meno e gli altri
baller li hanno guardati senza intevenire e poi si siono rimessi a giocare come
se nulla fosse, è la legge della strada li va così. chi vince rimane in campo e
si prende i soldi e avanti il prossimo. Un’altro mondo!
Organizzi il playground ormai da 4 anni, hai trovato ostilità da parte
delle istituzioni bolzanine verso la cultura che rappresenti e lo sport che
promuovi?
Verso la cultura in particolare no, anzi è sembrata subito una buona idea, il
problema di chiunque abbia idee e buona volontà non sempre è sostenuto dalle
istituzioni. Devi presentare un progetto e senti tante belle parole ma poi
finisce in un buco nell’acqua. Se sei un ragazzo non ti danno spazio e ogni cosa
devi dimostrarla e poi se la cosa va bene il merito è dell’associazione o del
politico mai dei ragazzi.
In Italia manca una vera cultura da playground, cosa si potrebbe fare
secondo te per riempire di giovani leve i campetti nostrani? Unire i tornei
estivi in un circuito più allargato potrebbe essere una soluzione…
Mah il problema è che i ragazzi di oggi preferiscono la Playstation o la
televisione a un pomeriggio a 40 gradi a prendere e dare botte sotto un canestro
di un campetto. Fare tornei e coinvolgere i + giovani è la cosa migliore. Se gli
dai uno scopo per cui giocare vedrai che i ragazzi si avvicineranno ai campetti.
Fare un circuito oggi come oggi è difficile, cerchiamo invecie di fare qualcosa
a livello di quartieri o piccole città. Questa formula qui a Bolzano ha pagato,
ogni anno cresciamo di numero e i ragazzi che qualche anno fa erano solo
spettatori ora sono diventati ballers.
Luca “Psycho” Mich
ZERO PLASTICA – NEWS
Gli Zero Plastica stanno preparando il nuovo disco. Dopo l’omonimo debutto del 2005, il gruppo torna con un nuovo co-produttore, il poli-strumentista Roberto Gabrielli, della storica Cool Reggae Band: chi si è innamorato del sound hip-hop e dancehall di Zero Plastica, rimarrà ampiamente ripagato dall’attesa per questa nuova fatica del duo genovese.
Contemporaneamente, Zero Plastica hanno dato vita ad un progetto parallelo, C4, con le produzioni di Ceva ed il cantato rnb\neo-soul di Bellini: è in lavorazione il primo demo del gruppo, con un sound elettronico innovativo, ma la coscienza socio-politica di sempre!
Dj Nio è impegnato nella produzione di diversi mixtapes, tra i quali “i Viaggi di NioSiddharta” vol.2 – Francia (con il rapper senegalese Dudu degli Ohimemi e vol.3 – Portogallo (con il rapper italo-brasiliano Don Simon), ed il demo di El Perro Loco “Ultimo Capitolo” di prossima uscita. Inoltre, insieme all’Associazione TribUrbana (per la promozione e la diffusione della Cultura Hip-Hop), Nio sta raccogliendo il materiale per la compilation “Narcisisti & Ossessivi – Musica nera della Liguria”, i cui proventi saranno devoluti alla Comunità di San Benedetto al Porto, del “prete da marciapiede” Don Gallo.
La crew Zena Art Core sta producendo la compilation “Zeneixi”, dopo un periodo di rinnovo e trasformazione del collettivo ligure più attivo della storia.
Queste ed altre informazioni si possono trovare sul rinnovato sito www.zero-plastica.com insieme a diverse mixtapes scaricabili gratuitamente.
Ceasar – The Definition of the Empire
Che senso abbiano questi mix-cd al giorno d’oggi ancora non riesco a capirlo. Ci provo ma proprio non lo comprendo. Persa, con l’avvento delle nuove tecnologie, la loro utilità di diffusione di tracce poco conosciute tra il popolo underground (con 10 minuti di navigazione su myspace la compila è fatta e pure meglio), dovrebbe rimanere se non altro, nel chi li compila, la voglia di presentare qualche chicca per le orecchie dell’ascoltatore, non la stessa materia scarsa che gira per le radio. Ma in fondo se il pubblico vuole questo (lo vuole? E che pubblico?) può andare pure bene compilare un mix cd asettico con nomi del tipo Fabolous, Rick Ross, Joe Budden, N.o.r.e., Jay Z ecc. ma almeno che “l’artista” in questione (Ceasar in questo caso ma il discorso vale per milioni di altri “compilatori”) si diletti nel mixaggio per palati fini o nello scratch gustoso. Niente, zero assoluto in questo Definition of the Empire. Solo delle incessanti ripetizioni del nome Ceasar alla fine di ogni traccia (tanto per mascherare il mixaggio e mettere una firma scritta male). Che senso abbia per la cultura tutto questo continuo a chiedermelo… Ah, quasi dimenticavo…ogni traccia ha produzioni originali di Ceasar su cui sono state poi innestate le accappella dei pesi massimi della Def Jam. Serve dire che tipo di produzioni sono? Roba club ovviamente. MTV però avrebbe fatto meglio…Se volete l’hiphop cercate da un’altra parte. Qui c’è solo del gran Club Pop commerciale senza un’anima, come l’essenza del “progetto” stesso in fin dei conti.
Luca “Psycho” Mich
Pensiero – Black Block Muzik
Il Full Clip Tem di Genova presenta il mixtape del pupillo Pensiero, a pochi mesi di distanza dal suo “Pensie dalle case popo”. Il rapper genovese ha acquisito consapevolezza nei propri mezzi rispetto al mediocre lavoro precedente, suonando più a suo agio soprattutto dal punto di vista metrico. Il titolo di questo tape è pesante e preannuncerebbe un orientamento ideologico che, seppur palese, si infrange spesso in slogan come “fanculo la polizia” e affini, entrando molto poco nel merito politico e soffermandosi più su quello “battagliero”. Il suo estremismo è dunque parecchio apparente e delude nella struggente “P.zza Alimonda”, banale commemorazione di Carlo Giuliani. Dunque vere e proprie tematiche da mixtape, meno impegnate, nonostante il titolo, e più spensierate: a supportare Pensiero ci pensa il solito preciso mixaggio e il sapiente lavoro di Dj Kamo, presente col compagno Albe anche al microfono. I beats, tranne due discreti interventi di Kontrasto, provengono tutti da oltreoceano e evidenziano l’ ottimo gusto di Pensiero nella selezione: tra i tanti spiccano Ayatollah per R.A. The Rugged Man e Timbaland per The Game. Dicevamo del lato metrico/tecnico, migliorato abbastanza grazie soprattutto all’ uso di off beat e giochi di parole, ma comunque spesso insicuro e talvolta poco convincente. In linea generale “Black Block Muzik” è un mixtape che in quanto tale non emerge dalla media nazionale ma che, se ce ne fosse bisogno, conferma quanto siano attivi e capaci nel genere questi ragazzi liguri: i difetti palesati in “Pensie dalle case popo” non sono stati completamente limati, ma questo è di sicuro un discreto passo in avanti per Pensiero.
Nicola “Ragh” Pirozzi
Imon B – Giochi Pericolosi
Non è passato molto tempo dal precedente “Nato per Morire” e Imon B ci
riprova con un nuovo producer, Ale Dha Boss per un totale di 7 tracce.
Purtroppo la fretta è quasi sempre cattiva consigliera. Infatti auspicavo
dei netti miglioramenti dopo aver sentito il primo lavoro, ma il tempo
intercorso è forse troppo poco per permettere dei reali segni di crescita.
La qualità audio è sensibilmente aumentata, merito forse del producer e
delle esperienze trascorse dal nostro, così anche la consapevolezza di Imon
B che però non riesce a rendersi ancora interessante al mic. I testi
semplici, nei quali però si riscontra un incremento nella qualità della
scrittura e una maggior – ripeto – consapevolezza, sono penalizzati da un
impostazione vocale un po’ strascicata e da rime non particolarmente
brillanti. Alcune metriche un po’ troppo tirate in generale rendono il
rapping piuttosto difficile da ascoltare. alcuni ritornelli risultano
orecchiabili invece. Dal punto di vista musicale Ale Dha Boss riesce a
costruire dei beat discreti, i quali suonano pure, ma non si percepisce un
filo conduttore tra le tracce. Punto a sfavore per Ale, perché non permette
all’ascoltatore di carpire la sua personalità, ma solo le eventuali
influenze. Il tentativo quindi non risulta riuscito. si notano lacuni
miglioramenti i quali ancora non compensano la mancanza di esperienza. Il
tempo in questo caso credo sia il fattore chiave. Non tutti riescono
produrre un disco all’anno, specie si è agli inizi, anzi ciò può rivelarsi
decisamente controproducente.
Giovanni “Zethone” Zaccaria


