Archive for the “Interviste” Category

domenica, marzo 21, 2010 Categorized under Interviste

The Legendary R.A. The Rugged Man!

a cura di Nicola Pirozzi
Booking e Traduzione di Dario Core (bpmrecordings.it)
Special thanks to Gianluigi Uncino Donniacono, Antonio Napoli e Giovanni Oxroc Cardo

Conosciamo Mr Thorburn nel suo camerino, concentrandosi in vista del live che lo ha riportato in Italia quattro anni dopo la sua ultima esibizione in terra campana. La preparazione è meticolosa, al caldo di una stufa che gli riscalda le corde vocali, infiammate dal freddo e dai continui concerti. Il berretto che indossa con fierezza, Vietnam Veterans, ci rimanda all’accadimento che ha segnato le sue settimane precedenti: la dipartita del padre, Sergeant Thorburn. Di questo, del suo estremismo, dell’antagonismo che ha contraddistinto la sua carriera, di “Legendary Classics Vol.1” e tanto altro si parlerà nelle prossime righe: a voi, R.A. THE RUGGED MAN.

++ Sei qui per promuovere il tuo Legendary Classics Vol.1, una vera e propria raccolta dei tuoi pezzi più rappresentativi, editi o meno, dal 1993 ad oggi.  All’interno si trovano commenti ad ogni traccia ed un dvd coi tuoi proverbiali video: ma dov’è nata l’idea di un prodotto del genere, con un solo disco ufficiale alle spalle?

Molte delle cose che ho fatto nella mia carriera non sono venute fuori nella maniera appropriata: versioni pessime su Youtube o da downloadare, che suonavano male. La mia intenzione era di dare i giusti crediti a chi ha lavorato con me per queste canzoni e di farle finalmente suonare come si deve. Inoltre ho inserito alcuni pezzi nuovi che nessuno aveva mai ascoltato prima e ho curato molto il packaging. Ci sono video, backstage e tanto altro materiale inedito.

++ Oltre ad essere un prodotto completo sotto ogni punto di vista, riesce a mostrare tutte le sfaccettature della tua personalità ma anche, e soprattutto, la tua evoluzione costante. Dagli inizi più hardcore ad una maturazione più classica, finendo col diventare un campione di flow e metrica. Come sono avvenuti questi cambiamenti?

È l’evoluzione: se vuoi essere il migliore devi migliorarti continuamente. Non puoi suonare oggi come suonavi nel ‘95: bisogna andare sempre avanti.

++ In Italia sei uno dei rapper d’oltreoceano più apprezzati, grazie alla tua esuberanza, l’impatto e la capacità metrica mai inutile. Ma si può dire che senza quello spirito fuori dagli schemi non saresti Rugged Man: cosa ti ha reso la persona che sei?

Non saprei. Mi considero molto simile a mio padre (RIP), lui mi ha influenzato davvero molto. Posso dire che non ho mai inseguito la popolarità, o cercato di fare le cose che piacciono agli altri. Faccio quello che sento di fare…

++ Due tracce che ti vedono protagonista, più di tutte, ti rappresentano al meglio: vorremmo che dedicassi qualche parola per ognuna:  “Every Record Label Sucks Dick” è il manifesto del tuo antagonismo nei confronti del mercato discografico, ma anche dell’estremismo lirico che ti caratterizza…

Ho scritto quella canzone quando ero sotto contratto con una grossa etichetta, “quei demoni, porci delle multinazionali”. Molti mi consigliarono di non dire quelle cose, mi dissero che avrei rovinato la mia carriera parlando in quei termini di quelle persone. Tutti pensarono che in pratica mi stessi suicidando. Per me loro sono i nemici! Stanno cercando di far credere alla gente che scaricare musica è sbagliato, che internet sia la rovina della musica, ma in realtà la rete consente di diffondere facilmente la musica in tutto il mondo. L’unica cosa che internet sta rovinando è il business delle multinazionali della musica e credo che questo sia positivo: ora la cosa più importante è la musica, non il business. Fuck music business, we make music, we are not businessmen!

++ In “Uncommon Valor” trovi il coraggio e la profondità di celebrare la toccante vicenda di tuo padre…

Se ascolti bene la canzone capisci tutto: è una storia vera! Parla di ciò che è accaduto a mio padre e alla mia famiglia. Credo siano alcune delle rime più intense e profonde nella storia dell’hip hop. Parla di un uomo che va a combattere in un’altra nazione per servire la sua patria e quando torna a casa si trova a scontare tutte le conseguenze dell’uso di armi chimiche: problemi di salute, figli che nascono con grossi problemi, vere e proprie mutazioni genetiche, figli che muoiono, i figli dei figli muoiono, conseguenze che ricadono sulle varie generazioni, che distruggono la vita di tutti i tuoi cari. Nonostante tutte queste brutture, si cerca di continuare a vivere, di pensare positivo.

 

Sergeant Thorburn (RIP) e R.A. The Rugged Man

++ In un video molto cliccato su Youtube sostieni giustamente che il miglior rapper non è quello che ha venduto più dischi: allora c’è un modo per stabilirlo? Chi è l’mc che più di tutti ha influenzato il tuo modo di fare rap?

Se ti piace l’hip hop, se lo hai studiato, se lo conosci, sai qual è il livello più alto. Non si tratta di un’opinione, è un dato di fatto. È un fatto che Big L era più bravo di Drake, è un fatto che Kool G Rap è meglio di Lil Wayne, è un fatto, non un’opinione. Tecnicamente, liricamente si tratta di fatti. Se sai analizzare la
musica, queste sono cose che sai!

++ R.A. The Rugged Man è sinonimo di tecnica ed elaborazione del flow: un aspetto che qui in Italia è molto considerato nel rap. Anche a livello europeo la tendenza evoluzionista si fa sentire. In America questa ricerca è spesso relegata all’underoground, nonostante l’hip hop sia un genere di massa e dove, potenzialmente, i cambiamenti e le evoluzioni sembrano essere più digeribili da parte del pubblico: com’è possibile che tutta questa evoluzione stilistica non raggiunga mai il mainstream nonostante un ambiente di base favorevole?

È facile rispondere. La musica pop non bada alla tecnica: è pop, deve essere semplice, fruibile da tutti, anche da chi non è preparato. Alla maggior parte delle persone non interessa l’arte. Vogliono film da pop-corn, da supereroi, semplici, che chiunque può guardare con i propri figli; così è anche la musica pop. Nella musica pop non hai bisogno di fare rime intelligenti, a nessuno interesserebbe. E il pop è controllato dalle multinazionali e a loro non interessa l’arte. Coloro a cui interessa la cultura sono i veri, quelli che non vengono fuori vendendo milioni di copie, ma al massimo 500mila. L’hip hop è ed è sempre stato underground. Basti pensare che quando Big Daddy Kane era considerato il miglior MC del mondo, arrivò a vendere al massimo 1 milione di copie. Kane o Krs One, vendono al massimo 200-300 mila copie e sono i migliori MC del pianeta, gli MC più rispettati ancora in vita. Poi ci sono i Beastie Boys che
hanno venduto milioni e milioni di copie, perché sono divertenti, sono easy; qualcuno può dire che i Beastie Boys possono in qualche modo competere con Rakim a livello di rap? Nessuno può. Ma chi vende più dischi?  Anche i Run DMC, non sono mai arrivati a vendere milioni di dischi finché non hanno fatto la canzone con gli Aerosmith, una canzone pop.

Legenday Classic è nei negozi, un lavoro di cui sono estremamente fiero. Se vi interessa quello che faccio, dovete assolutamente averlo.

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mercoledì, gennaio 6, 2010 Categorized under Interviste

Termanology: l’intervista!

termanology

a cura di Nicola Pirozzi
traduzione e booking a cura di Dario Core (myspace.com/guagliuname; bpmrecordings.it)

Poco più di 1,60 m di rara potenza, influenti origini portoricane e il beneplacito dei più importanti rapper oltreoceanici. Per la carta d’identità, lui è Daniel Carillo, nato 27 anni fa a Lawrence, Massachusetts. Per molti, l’erede designato di Big Pun, per talento, flow e background. Per tutti, Termanology, tra i migliori e più prolifici nuovi esponenti dell’hip hop a stelle e strisce. Lo incontriamo in occasione del suo Official Tour Europeo, in Italia per ben tre volte, qualche mese dopo l’uscita del sesto capitolo della saga “Hood Politics”, che prende il nome di “Time Machine”. A voi, Termanology!

  •  Terzo live in pochi mesi in Italia, per un tour che dopo Torino e Fidenza tocca Napoli. Il tuo rapporto con il nostro paese non si limita a questi eventi, ma vede la tua partecipazione in due album italiani dell’anno appena trascorso: “Passport” di Fabio Musta e “Il risveglio” di Tsu. Che idea ti sei fatto del nostro paese?

Mi piace molto l´Italia. Sono stato a Torino per 3 giorni, mi sono divertito parecchio: il pubblico qui è caloroso, il cibo è ottimo, le ragazze sono molto carine. È tutto ciò di cui ho bisogno. Qui a Napoli mi sono divertito tantissimo. Mi piace!

  • E’ da poco fuori il tuo nuovo lavoro “Time Machine: Hood Politics VI”, un prodotto che tu stesso hai definito a metà tra un mixtape e un album. Potresti parlarcene?

A metà tra mixtape e album perché, innanzitutto, è solo materiale originale, ma concepito e amalgamato  tipo mixtape. Sono entusiasta del prodotto finito, ha avuto un sacco di ottime recensioni e molti feedback positivi dalle persone. Il video del singolo (I see dead people, ndr) è passato su MTV e su altri canali, non posso che essere contento dei risultati che sto ottenendo. Cercatelo e compratelo!!

 

Il video di I see Dead People

  • Nato e cresciuto a Lawrence, Massachusetts, si ricordano le tue origini portoricane. Quanto, in questo senso, la provenienza ha influenzato il tuo modo di creare e concepire rap?

 Non è stato facile iniziare poiché nella zona dove sono cresciuto c´è una predominanza di portoricani e  dominicani: dunque, essenzialmente,  musica latina. Quando scrivo le mie rime ho sempre presente chi sono le persone che ho intorno, scrivo rime per la mia gente: certo, sono rivolte a tutti, ma le persone che ho attorno mi ispirano e sono i primi destinatari delle mie parole. Big Pun e Fat Joe, ad esempio, mi hanno influenzato molto nella mia adolescenza: vedere come hanno reso grande la cosa negli anni ´90 mi ha dato l´input per iniziare.

  •  In “Watch how it goes down” scrivi “I see myself the holy resurrection of Pun”, del quale, tra l’altro, hai un tattoo celebrativo. In che modo pensi di ripercorrerne le orme?

Per me Big Pun è  stato il migliore. Nessuno potrà  mai eguagliarlo, prendere il suo posto. Lui è stato in assoluto il miglior rapper portoricano ed uno dei più grandi in generale. La mia intenzione era di mantenere vivo il suo nome, non ho la presunzione di dire che potrei raggiungere la sua fama e il suo talento. Si parla sempre tanto di 2Pac, di B.I.G. ma non si parla abbastanza di lui, persino a casa sua a New York City. Ho vissuto per alcuni anni lì e ho visto che tutti “patteggiano” per Pac e Biggie e non danno a Pun l´importanza che merita. Io vorrei solo mantenere vivo il suo nome e far capire alla mia gente quanto grande sia stato, sia per noi che per l`Hip Hop in generale. Sarei contento di riuscirci.

  •  Pur essendo, tra gli artisti americani di spicco, uno dei più giovani, hai attirato le attenzioni di molti esponenti di quella che definiremmo old school: Dj Premier, Large Professor, Pete Rock, The Alchemist, Havoc, Bun B e altri…  Quanto è servito alla tua maturazione il rapporto con questi pro dell’hip hop mondiale?

Ho un sacco di buoni amici, soprattutto Premier che ha prodotto per me “Watch how it goes down” , uno dei pezzi a cui sono più legato perché, dopo la sua pubblicazione, tutti mi hanno notato e hanno voluto lavorare con me. La collaborazione con Premier mi ha aperto le strade ad altri rapporti collaborativi, come quelli con Pete Rock, Hi-Tek, Havoc, Large Professor, Alchemist… e la lista continua. Anche con Statik Selecta: lui è come un fratello per me. Mi ha dato la possibilità  di fare pezzi con Q-Tip, Styles P, Talib Kweli… Premier e Statik Selecta sono stati quelli che più di tutti mi hanno aiutato ad emergere e a farmi notare per le mie capacità. Hanno investito su di me: è così che funziona il business, bisogna pagare per lavorare con altri artisti. Io non ho dovuto pagare realmente quelli che ho nominato prima, eccetto i producer (quelli vanno pagati sempre), mentre alcuni, ad esempio, l´hanno fatto gratis. Sono immensamente grato a Premier e Statik Selecta.

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  • Rimanendo in tema, pensi che avere in quasi tutti i tuoi prodotti delle partecipazioni importanti ti abbia stimolato a fare sempre meglio?

Certo che si. Ho fatto già canzoni con la metà dei miei artisti preferiti: con Jadakiss, Saigon, Bun B, Cassidy, ho un sacco di canzoni con gli MOP… sono tutti rappers che mi piacciono molto. Ciò non vuol dire che mi lascio intimidire o mettere in ombra; quando faccio un pezzo con qualcuno mi impegno sempre al massimo per stare comunque a testa alta, capisci cosa intendo?

  • Come ogni mc americano che si rispetti, sei molto attivo sul versante mixtape: mentre per noi italiani è un’idea oramai in disuso, in America è routine. Che valore riesci a dare a questo supporto? Consiglieresti ad un giovane rapper italiano di cimentarsi nella faccenda? Perché?

Se fai un mixtape che diventa un classico, la gente lo ascolterà e ti conoscerà per sempre, come per un album. Time Machine è così: per la gente è proprio come un album. Ad esempio, anche 50 Cent ha iniziato con un mixtape che è  diventato un classico: è così che ti fai notare e dimostri di saper fare l´mc, su beats di producers diversi. Se riesci bene, allora fallo, ma se provarci tanto per, magari prendendo beats qualsiasi in giro, è meglio lasciar perdere ed evitare di saturare il mercato.

  •  Sei uno degli esempi lampanti di come si possano far coesistere nella stessa strofa tecnica sopraffina e senso, spesso di impatto politico e sociale. Secondo la tua esperienza, qual è il compromesso migliore tra le due caratteristiche? C’è un approccio differente tra un album e un mixtape?

Per prima cosa scelgo il beat. A volte scrivo anche rime stando in giro, sul mio telefonino: di solito mi piace avere già il beat con il ritornello per poi costruirci attorno le mie liriche. Ho stili diversi quando scrivo: a volte è qualcosa di simile ad un freestyle, dove vado più sciolto, altre volte scrivo rime serrate e in quest´ultimo caso ci vuole molto più  tempo, a volte anche 5 o 6 ore per una strofa.

  • Il 2009 è stato l’anno di Barack Obama, in tutto l’Occidente la sua elezione è stata salutata con grandissima fiducia. Hai sempre dimostrato molta attenzione sul versante socio-politico, riesci ora a profilare un primo bilancio della sua presidenza?

Credo che Obama sia un grande presidente, e che sia una gran cosa per l´America che si inizi a parlare di pace. A causa di Bush in molti hanno iniziato ad odiare gli Stati Uniti, ma era lui che prendeva le decisioni, non il popolo americano. Bush con le sue pessime decisioni ci ha messo contro tutto il mondo. Obama sta ponendo rimedio a tutti gli errori dell´amministrazione precedente: è ancora presto, ma diamogli ora un po’  di tempo e vediamo… Anche a proposito dell´assistenza medica gratuita: prima non c´era in America, adesso lui sta cercando di fare qualcosa. Prima se avevi qualche male, se ti cadeva un dente, ad esempio, la risposta era: “scusa, non possiamo fare nulla se non sei assicurato”. Speriamo che Obama metta a posto questa situazione.

  • Ringraziamo Termanology per la disponibilità, è il momento dei saluti di coda!

Saluto  tutta la mia gente, i miei fan. Visitate il mio sito www.termanologymusic.com, www.stdsquad.com. Grazie a tutti.

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giovedì, dicembre 10, 2009 Categorized under Interviste

ATPC, l’intervista!

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a cura di Giovanni “Zethone” Zaccaria

 Una breve chiaccherata introduttiva con Rula e Sly, in occasione dell’uscita del nuovo disco targato ATPC, dal titolo “SOLIDO”. Un’anticipazione di quella che sarà l’intervista vera e propria, dopo che il loro disco sarà passato sotto i nostri raggi X. Diamo il benvenuto quindi a Rula e Sly, dopo tanto tempo di nuovo sulle pagine di Moodmagazine!

++ Era il 2004 quando usciva nei negozi IDEM, il vostro ultimo lavoro ufficiale. In effetti di tempo ne è passato parecchio da allora. Più di qualcuno pensava che ormai fosse arrivato lo stop per uno dei gruppi italiani più riconosciuti. E invece ve ne uscite belli freschi e carichi con questo nuovo SOLIDO, quasi inaspettatamente. Come mai così tanto tempo e in che modo vi troviamo cambiati?

Eh si! Sono passati un po’ di anni da Idem, diciamo che non era nostra intenzione far passare tutto questo tempo, ma purtroppo nella vita capitano tanti inconvenienti, nel nostro caso pure troppi! Fortunatamente certe brutte storie ormai le abbiamo lasciate alle spalle, ma senza ombra di dubbio hanno contribuito a dare un’impronta molto seria e profonda all’album e a farci maturare ulteriormente come persone e artisti! La fotta invece è rimasta quella di sempre.

++ Ad un primo ascolto il suono di SOLIDO ha mantenuto molti segni contraddistintivi del vostro rap. Ma presenta anche forti richiami alle attuali tendenze dell’hip hop, specie nelle prospettive più club. Vi sentite particolarmente attirati da queste atmosfere? Rula in effetti è molto attivo ancora come dj selecta in parecchi clubs torinesi.

Ogni nostro album ha sempre avuto come punto di partenza il fatto di essere vario sia nei contenuti che nella musica, perché rispecchia esattamente il nostro modo di vivere la vita. Non ci è mai piaciuto fare il gruppo conservatore… la musica va avanti e noi gli andiamo dietro sempre alla nostra maniera. In Solido ci trovi parecchie atmosfere e in un paio di pezzi abbiamo spinto di più sulle basse e abbiamo ricamato un vestito adatto anche per l’impianto di un club! I punti di partenza rimangono comunque sempre il beat e le rime. Da lì si può iniziare a ragionare sul resto… Rula spinge l’HipHop da ormai una vita nei clubs e anche se i suoni ultimamente diventano sempre più freddi e sintetici, io non tralascio mai una buona selezione di classici per fare capire anche ai più giovani dove si è partiti e in alcuni casi dove si dovrebbe anche tornare!

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++ A chi è dedicato questo disco? Potete raccontarci i motivi che hanno portato alla sua uscita? Si respira una certa voglia da parte vostra di comunicare con le nuove leve, di dire loro: “ragazzi noi ci siamo ancora, non scordatelo”. Questo concetto di fondo lo ripetete in più canzoni specie in quella con Primo dei Cor Veleno.

Solido è principalmente dedicato a noi stessi, e a tutte le persone che in una maniera o nell’altra cercano di fare la loro parte e di lasciare un segno, non importa in cosa l’importante è che ci faccia sentire vivi! La motivazione e semplice, ci piace fare musica, la nostra fottuta musica! Sicuramente l’ascoltatore medio Hip Hop in Italia è molto giovane, c’è sembrato naturale affrontare certe tematiche dei giovani sia in maniera positiva, che in alcuni casi, un po’ da fratelli maggiori, ma niente paternalismi! Vorremo solo che questa generazione non si perdesse per strada! Inoltre bisognava fare capire ai nuovi arrivati che l’Hip Hop italiano non è solo quello che senti per radio e fatto magari da nuovi artisti, c’è qualcuno che lo fa da tanto tempo e da tempo combatte perché il rap nostrano guadagni posizioni. Se l’HipHop viene piano piano sdoganato e anche i nuovi gruppi riescono ad avere un po’ più di spazi, è anche grazie a chi tempo fa ha iniziato a crederci e a battere secco. Noi insieme a tanti altri, e a qualcuno che sulla strada si è perso, siamo fra questi. Bisognava di nuovo raccogliere un po’ di props e il rispetto che meritiamo! Penso che in questo siamo un po’ cambiati, ora abbiamo più consapevolezza dei nostri mezzi e ci poniamo in maniera più “Solida” nei confronti della scena e del panorama musicale in generale…sempre con estrema umiltà e senza spocchia ma semplicemente con più coscienza.

++ Che tipo di promozione prevedete di fare? Puntate molto alla dimensione live? Quali saranno i singoli e saranno accompagnati da nuovi videoclip?

Visto come gira al giorno d’oggi se togli internet e pochi altri spazi, la dimensione live rimane ancora il biglietto da visita più concreto e personalmente il più appagante. Quindi cercheremo di portare il nostro show in giro il più possibile! Come singoli per ora abbiamo fatto uscire Solido in maniera più street, e Mi Piace in modo più ufficiale. Per l’anno nuovo stiamo vagliando il prossimo singolo con relativo video, Stay tuned! Atpc is in the building…   

++ Spero che questa breve chiacchierata abbia suscitato la curiosità dei nostri lettori. Nel frattempo non possiamo che augurare ogni bene e fortuna a questo gruppo che “nel bene e nel male”, come asserite proprio nel disco, ha scritto un pezzo di storia del rap italiano.

Ringraziando Mood e augurandoci vicendevolmente ancora una lunga e prosperosa carriera, vi rimandiamo alla long version di questa intervista e vi ricordiamo come facciamo entrambi ad essere ancora in pista…Noi Non Molliamo Mai… Hip Hop love of my life…

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venerdì, marzo 20, 2009 Categorized under Interviste

Dimora del Padrino, l’intervista!

DIMORA DEL PADRINO
Dalla Sicilia arriva il rap progressivo
a cura di Nicola Pirozzi

++ Salve ragazzi, benvenuti sulle nostre pagine telematiche! Presentatevi a chi non dovesse conoscere la Dimora del Padrino!

Nino Campanella: Salve a voi! La Dimora del Padrino è un progetto musicale che nasce nel 1995 a Castelvetrano, un paese in provincia di Trapani, dalla profonda amicizia che lega i componenti e dalla forte passione per la musica che ha tenuto insieme il tutto. La formazione iniziale era composta da Dottor Jho’, Kool Magic Flow, Aspano, Bradda e Dj Leo. Successivamente gli ultimi due hanno lasciato il gruppo per motivi di lavoro e nel 2002 sono entrati a farne parte Nino Campanella e Mario Drama, entrambi fonici e produttori. Ci siamo sempre mossi con molta, oserei dire, “diffidenza” da tutto ciò che ci circondava socialmente e musicalmente, forse anche per questo in 15 anni di produttività non siamo mai riusciti ad integrarci completamente con la scena hip hop italiana, nonostante abbiamo avuto grandi possibilità quando l’hip hop era ancora una novità.

++ Si può dire siate sulla cresta dell’onda da quasi 15 anni, dunque avete vissuto le ere caratterizzanti del rap italiano. Dai primi successi, alla crisi del 2000, dai rapper su MTV alle derive modaiole degli ultimi tempi. Quale periodo vi appartiene di più? E quale aneddoto ricordate con più piacere?

Nino Campanella: La risposta è molto soggettiva, ognuno di noi si è avvicinato e ha vissuto il rap in maniera diversa; sicuramente ben poco ci rappresenta il rap dal 2000 ai giorni d’oggi, quindi gli ultimi 9 anni! Completamente estranei siamo alle derive modaiole, la MTV generation etc… non saprei neanche parlartene! E’ da tempo che non riusciamo ad ascoltare un disco rap italiano senza torcere il naso o skippare velocemente traccia, principalmente perché sono molto cambiati i nostri gusti musicali; Ascoltando altri generi apprezzi nuove sonorità, nuovi modi di far musica e il rap italiano di adesso, suonando pressoché tutto uguale, comincia a starci stretto.

Doctor Jhò: Sicuramente quello che apprezziamo di più è il rap della vecchia scuola, quello con cui siamo cresciuti e ci siamo avvicinati all’hip hop e alla musica, inutile far nomi la lista sarebbe infinita! Per capirci meglio..il rap dai beats crudi, tagliati male, campioni sporchi, metriche cacciate fuori con la rabbia che solo il rap da contestazione di un certo periodo sapeva fare. Tutto quello degli anni 90 per intenderci!! Quello che potevi toccare cacciando fuori un vinile dalla sua copertina e poggiarlo su un Technics sl 1200. Adesso è tutto troppo facile, tutto troppo scontato con i computer, le schede audio, il web, la porcheria dell’mp3, tutto troppo reperibile e imbottito di apparenza e immagine. Una volta si riusciva anche a dargli un prezzo quando te le sudavi sparandoti 800 chilometri per andare ad una Jam. Le atmosfere son cambiate e dai muri dei garage adesso si è passati al super pettinato da club. Sono un nostalgico ma è normale per chi adesso a 33 anni guarda indietro e parla di fanzine, audiocassette e vinili. Il nostro primo posto dove abbiamo iniziato a suonare era una cantina ripulita a nuovo e quando cacciavo fuori la roba vecchia per far pulizia non avevo la benché minima idea di quello che sarebbe successo dopo e ancora adesso a distanza di anni penso che da quel posto per noi è nato tutto.

++ “Il rap diventa progressivo”, è un po’ il vostro cavallo di battaglia. Quindi sample aggressivi, con un sound che sfiora il crossover: una scelta dovuta ad un desiderio di andare contro gli stilemi del rap classico e dei suoi campioni black, oppure perché è un’indole naturale quella di confrontarsi con produzioni più imponenti?

Nino Campanella: Ecco qui ci riallacciamo un po’ alla risposta precedente; con “Invisibili Eventi” il nostro modo di approcciarci alle produzioni musicali si è molto aperto, il tutto è frutto di un bagaglio musicale che si è arricchito negli ultimi anni ascoltando generi diversi come il rock progressivo anni ’70, musica psichedelica, cantautori italiani come De Andrè e Gaber o prettamente siciliani come Rosa Balistreri, di conseguenza ci siamo ritrovati a confrontarci, come dici tu, con produzioni molto più imponenti che hanno influenzato molto la nostra musica e le tematiche trattate. Non si tratta quindi di andare contro il rap classico, ma di andare avanti, vedere oltre, sperimentare; da buoni siciliani non ci azzarderemo mai a sputare nel piatto dove abbiamo mangiato, anche perché alla fine continuiamo sempre a fare rap!

++ Abbiamo appurato la vostra capacità nello storytelling, in particolare di quegli “ Invisibili Eventi” quanto necessari, che è anche il titolo del vostro album. Cosa rappresenterebbero per voi?

Nino Campanella: Per noi come per tutti gli italiani gli invisibili eventi sono momenti, attimi, istanti di vita quotidiana abitudinali, dati per scontati e accettati come “triste” realtà, indispensabili per portare avanti un paese come l’Italia. Sono eventi che descrivono le gioie e i dolori della vita di ognuno di noi, eventi che viviamo quotidianamente in strada, dentro i negozi, nelle scuole, nelle fabbriche, nei campi da coltivare. Ogni evento è come un mattone che contribuisce a creare una torre dove in cima risiedono coloro che ci comandano; e quotidianamente sentiamo addosso il peso di questa torre e dei padroni. Sono tematiche che abbiamo sempre trattato sin dalla nostra prima demo, ora sono solamente più evolute.

++ La vostra è una formazione numericamente importante: in che modo riuscite a sviluppare al meglio le idee musicali e a cercare un’intesa tra di voi? Avviene in maniera naturale oppure c’è bisogno di tempo per assimilarle al meglio?

Nino Campanella: Direi decisamente che c’è bisogno di tempo…di molto tempo! Il disco è stato ideato già qualche anno fa; mentre si stava per ultimare “Qualcosa del genere”, disco solista di Aspano, vi erano già le bozze delle nuove produzioni che ora si trovano in Invisibili Eventi. Le distanze che vi sono fra i vari componenti del gruppo dovute a motivi di lavoro ci costringono a sviluppare lentamente i nostri progetti. Sostanzialmente le idee musicali di questo disco sono nate da me che, diciamo ha “piantato il seme”, ognuno di noi lo ha innaffiato con idee proprie e lo ha fatto crescere e a poco a poco si sono registrate le strofe in studio, Dottor Jhò ha aggiunto nuovi suoni e nuovi strumenti per arricchire la musica, e dopo un’accurata selezione delle cose che andavano e non, si è montato e mixato il tutto.

Doctor Jhò: Comunque ognuno di noi ha una sua particolarità, di conseguenza contribuisce in maniera diversa ad apportare novità ad un pezzo. Per farti un esempio puoi paragonare i componenti del gruppo a cinque palline di gomma pazza ( quelle che saltellano di continuo) lanciate all’interno di una stanza, ognuna segue una direzione diversa, si scontrano, saltano, rimbalzano ma alla fine rimangono sempre e comunque nello stesso contenitore ovvero nella stessa stanza, lo stesso film.

++ Rimanendo in tema, come riuscite a collocarvi all’interno di un live e a preparare un concerto assieme?

Doctor Jhò: I live sono tuttora una cosa che non riusciamo a curare in maniera dettagliata per ovvi motivi di lavoro. La musica tuttora è pura passione e i soldi vengono da tutt’altra parte. Per il momento è davvero difficile che riusciamo ad essere tutti e cinque insieme tranne nei periodi estivi. Ci stiamo studiando sopra ed è nostra intenzione per dirti inserire dei musicisti e insieme realizzare una band per portare in giro i nostri live. Penso che la cosa più triste che possa esserci adesso nel rap è arrivare con il cd della base, senza un Dj è pretendere che il pubblico segua il tutto magari per un ora. E’ davvero molto ardua come cosa e sottolineo che una figura chiave che spesso oggi si trascura è proprio il lavoro del Dj e parlo di quello inteso alla vecchia maniera con la sua bella collezione di breakbeat in vinile e i due suoi giradischi da regolare.

++ Di sicuro il dialetto siciliano ha aiutato la vostra impostazione musicale, a questo punto viene da chiedersi perché una parte in italiano ed una in siciliano? Ancora non avete preso una “scelta” definitiva?

Nino Campanella: Vedi questo è un “problema”che non ci siamo posti più di tanto; durante la composizione dei pezzi abbiamo notato che certe tematiche rendevano di più cantate in dialetto siciliano, erano più incisive e potevano arrivare maggiormente alla gente che comprende il nostro dialetto e dall’altra parte incuriosire coloro che non lo capiscono come effettivamente è stato. Altri pezzi, come Lu giru di li vili, si basano su detti tipicamente siciliani e di conseguenza sono stati concepiti e sviluppati in dialetto. Non si tratta quindi di prendere una scelta, è stato tutto casuale e abbiamo tranquillamente inserito in scaletta i pezzi in dialetto tra quelli cantati in italiano perché alla fine seguono tutti la tematica del disco. Forse in futuro faremo qualche lavoro tutto in dialetto oppure il contrario e comunque ci piace essere sempre molto liberi quando si tratta di creatività.

++ Quali sono i vostri progetti futuri?

Doctor Jhò: Stiamo ultimando un lavoro con una preproduzione curate da Kool Magic Flow e già da qui posso anticiparvi che lo sconvolgimento dei sound è in agguato. Abbiamo fatto un largo uso dei sintetizzatori e il risultato lo sentirete molto presto. Un assaggio lo potete sentire già sul nostro myspace . Un percorso digitale intrapreso dallo stesso Kool Magic e in modo naturale siamo stati risucchiati da quest’altro vortice di provocazioni sonore. Ci piace poter sottolineare il fatto che se hai inventiva puoi andare oltre e se fatto bene distinguerti. Non vi anticipo nient’altro altrimenti roviniamo la sorpresa ma non aspettatevi nulla di già sentito.

++ Spazio libero per voi!!


Doctor Jhò: Facciamo i nostri bei saluti alla vecchia maniera e ricordiamo: Propulsore Dinamico, AudiaManent Studio, Tommy Lee, Robbaman, ABDS, Nino Panino, Greeza, Tasters, Malamanera, Yordise, Radio MVM, Zoofamily, A. Bonanno, DJ Massimino X one, TPK, Jaka, EskaViva, Jamento, la vecchia scuola, la nuova scuola, tutti i ragazzi che ci conoscono in Sicilia, quelli che supportano la musica perché giovani si è dentro, a quelli che non mollano e un saluto particolare alla redazione di Moodmagazine e un grazie per la disponibilità dimostrata.
Link ufficiali: www.dimoradelpadrino.it www.myspace.com/dimoradelpadrino

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domenica, marzo 15, 2009 Categorized under Interviste

Comma & Shogun, l’intervista!

COMMA & SHOGUN
Il Suono Retrò
a cura di Toni Meola

++ Sembra sempre più banale introdurre una intervista con la classica domanda su come e con cosa avete incominciato ma a volte credo sia utile per un approccio didascalico e propedeutico alla cosa, in questo caso addirittura fondamentale data la definizione di “gruppo emergente” che mi permetto di darvi. Quindi, per farla breve, l’origine del tutto? O meno laicamente, l’anno del battesimo?

In realtà abbiamo due storie diverse che ad un certo punto si sono incontrate. Io, Comma ho cominciato ad ascoltare nel ‘98 grazie ad un amico d’infanzia, Morioka, anche lui ancora attivo nella scena barese; nel 2001 ho avuto un blackout e la mia vita ha preso una strada che col rap non c’entra nulla. Nel 2003-04 ho cominciato a riappassionarmi a questa cultura e ho cominciato a frequentare di nuovo jam e battle di freestyle e lì che ho conosciuto Shogun: lui era già un pezzo grosso dell’underground barese poiché era presente in maniera continuativa già dal ‘97 e vinceva tutti i contest di freestyle a cui partecipava e difatti nel 2003 vinse anche il Tecniche Perfette Puglia poi il Tim Tribù a Bari e tanto ancora. Abbiamo cominciato a frequentarci anche con altri amici e successivamente nel 2005 è nato il collettivo di mc Mujahedin Senza Frontiere formato da Shogun, Shagoora, Twentyhate, Morioka e Granny Smith.
Io sono entrato a farne parte nel 2006 e da lì sono nati i nostri progetti, difatti nel 2006 ho dato alla luce il mio primo cd Peccato&Redenzione che ha avuto un ottimo successo di pubblico e critica nel suo piccolo di autoproduzione.
Ad inizio 2007 la nostra crew MSF si è sciolta x svariati motivi, ma l’amicizia tra di noi è rimasta inalterata anzi potrei dire che si è rafforzata e proprio in questo periodo che io e Shogun abbiamo deciso di fare un progetto musicale ed è venuto fuori “Tra Testa e Corpo”

++ Siete appena usciti con “Tra testa e corpo”. Vorrei farvi usare degli snippet testuali per descrivere le varie tracce del disco ed i momenti che compongono l’album….

Guarda, il cd ha molte anime e vive momenti diversi nell’arco dello sviluppo delle 16 tracce, potrei parlarti per ore di tutte le tracce e quello che c’è dietro. Premetto che ci abbiamo lavorato per un anno e mezzo, giorno e notte, e tutto quello che volevamo mettere è contenuto nel cd. Posso parlarti di “Tra testa e corpo” che è la traccia del titolo ed anche il manifesto del nostro cd, cioè mette in risalto i nostri punti di vista sulla vita quotidiana e come affrontare i nostri problemi; Shogun è la persona che affronta le cose di petto o col corpo cioè in modo meno razionale ma più d’impeto io (Comma) invece affronto tutto quello che ci attornia in modo più misurato, ragionato. Siamo la testa e il corpo: in tutte le tracce si avverte questo contrasto ed è quello che caratterizza il cd. Stessa cosa accade in Vanno in cielo, dove affrontiamo il tema di chi secondo noi merita il paradiso (sempre ammesso che ci sia) e chi non lo merita; Tra bene e male è la visione opposta di due adolescenti che si devono svegliare ma il nuovo giorno gli dà prospettive differenti; Oltre i limiti è un nostro grido di dolore ai continui limiti imposti dalla società moderna; La marcia è un inno per tutti quelli che giudicano e sparlano buttando disonore sul primo malcapitato a tiro (vezzo tipico degli italiani).

++ Probabilmente la cosa migliore del disco è questa dicotomia che traspare già dal titolo, come fate a lavorare insieme pur avendo visioni e approcci completamente differenti fra di voi? Lo scontro aguzza l’ingegno?

Come ti ho accennato in precedenza, la nostra forza è proprio lo scontro tra i nostri punti di vista che rende più forte il progetto. Non potevamo fare il classico disco rap dove facevamo i ragazzini che si autocelebrano dicendo le solite cose scontate che non interessano più a nessuno; noi non la pensiamo alla stessa maniera ma siamo amici e allora diciamoci le cose in faccia come sappiamo fare cioè in rima… tutto qui. Il risultato secondo noi è stato buono perchè il disco non è mai ripetitivo e fila liscio, con una sua struttura ben definita. Questa è la cosa più importante che differenzia una demo fatta in pochi mesi con un album costruito e realizzato nel tempo.

++ Nel singolo (accompagnato da un buon video) affermate con forza la vostra idea di hip hop, dandole un nome provocatorio, “Retrò”. In aperta controtendenza con le ultime tendenze del rap italico… Cosa è che non vi garba del mood odierno?

Retrò è una provocazione, è l’unico pezzo dove noi seguiamo la stessa idea. Il video ci rappresenta in pieno e non mette in primo piano culi, tette o pantaloni larghi ma mette in risalto un vecchio stile italiano che in qualche modo rievoca la nostalgia che ci attanaglia, questa nostalgia del rap fine 90 e del modo di vivere di quegli anni non ci manda in depressione. Anzi, pensare alle vecchie storie, riascoltare i vecchi cd, guardare foto o video delle vecchie jam ci dà uno stimolo enorme a creare e a cercare di portare qualità in un mondo dove ogni ragazzino con un pc e l’Adsl si sente il rapper più potente dell’universo. Retrò è il nostro modo di vivere, noi non concepiamo il rap del freedownload, dei contest fatti sui forum, dei dissing fatti e messi sui Myspace: queste cose non ci appartengono e lo volevamo dire.
Noi non misuriamo l’amicizia da quanti commenti mandiamo, o non pensiamo di essere più bravi perchè abbiamo più visite sullo Space e non pensiamo di spaccare di più perchè il nostro video è più cliccato; questi parametri virtuali della società moderna sono fuorvianti e dannosi per le nuove generazioni. Noi e quelli che ci circondano pensiamo a vivere sul serio, e non voglio fare la pippa o parlare di strada, vivere con la gente che condivide la tua stessa passione e misurarsi con i ragazzi più piccoli o più bravi di te è l’essenza del nostro pensare.

++ E chi suona attualmente “retrò” in Italia?

C’è un sacco di gente che suona Retrò ancora per fortuna, i Colle der Fomento, Kaos, Shaone, Lugi, Turi ma anche i Co’Sang, GDB o anche gli stessi Truceklan, Retrò non è un suono meno fresco o più funk, Retrò per noi è parlare di ciò che si vive e se è neccessario anche con estrema violenza.

++ Venite da Bari, capoluogo di una regione, la Puglia, che sembra quasi autorelegarsi per quanto riguarda la scena hip hop…. Underground ok, con tutti i suoi pro, ma questa condizione non incomincia a stare stretta?

Bari e la Puglia si sono autoghettizzate, le città pugliesi sono molto divise fra loro e interagiscono poco e ovviamente per chi vuole emergere la realtà pugliese è molto stretta. Però devo sottolineare il fatto che in Puglia ci sono realtà molto interessanti e il livello medio è migliorato di molto. Parlo per noi ad esempio; noi e il gruppo Sottotorchio (Shagoora e Granny Smith) abbiamo partecipato lo scorso primo marzo alla Golden Age Cup organizzata dai Truceklan, siamo arrivati rispettivamente secondi e terzi ed è stata una grande soddisfazione vedere 2 gruppi baresi nei primi 3 posti con gruppi provenienti da tutta Italia e giudicati dal pubblico romano presente alla serata che non ci conosceva: questo vuol dire che non siamo messi male e che forse la strada è quella giusta.

++ Quali sono gli artisti che dominano i padiglioni delle vostre cuffie in questo periodo?

Comma: ascolto molto rap americano e ultimamente sto in fissa con D.I.R.T. degli Heltah Skeltah e in fissa per le robe di Sean Price, ma mi è piaciuto molto l’ultimo prodotto di dj Muggs e Planet Asia; ascolto molto volentieri roba italiana vecchia anche se di roba italiana nuova c’è qualcosa che mi ha preso molto; tipo i Co’Sang di cui aspetto con ansia il secondo disco.

Shogun: io ascolto svariati filoni della scena americana, passo da roba classica Queensbridge a roba odierna… apprezzo molto Prodigy e le sue ultime produzioni con The Alchemist,ma confesso che ci sono dei suoni Dipset prodotti da Juelz Santana che mi fanno impazzire! Per quanto riguarda l’italia, beh, quoto a pieno mio fratello Comma sul discorso Co’Sang!

++ Siamo in chiusura, avete qualcosa da aggiungere? Un messaggio alla “nazione sotto lo stesso groove”?

Io e Shogun salutiamo tutti quelli che ci hanno aiutato a realizzare Tra testa e corpo e continuano a spingerci e a darci forza ogni giorno; dj Danko, dj Argento, Morioka, Sottotorchio, Martina Di Tommaso, tutta la South Core, Fionder, i nostri amici di Brescia Shikko e Sfascia, la Coop Corp., Edera e Morbo le nostre donne e tutta la scena barese nel bene e nel male. Andate a vedere il video Retrò (www.myspace.com/commamc ; www.myspace.com/fucktheshogun) e contattatemi per il nostro cd: mc-comma@hotmail.it Noi viviamo e suoniamo RETRO’!

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giovedì, marzo 5, 2009 Categorized under Interviste

Ciacca, l’intervista!

CIACCA
a cura di Giovanni “Zethone” Zaccaria

In piena fase di promozione del suo disco “India ad Ovest” oggi facciamo quattro chiacchiere con Ciacca, rapper veneto di grande esperienza. Conosciamo un po’ del suo mondo, un po’ del suo pensiero.

++ Il tuo modo di fare rap, molto calmo e pacato, risulta quasi in controtendenza rispetto alla maggioranza dei rapper che venerano il culto del “spacchiamo il culo a chiunque”. Chi è più ostinato, tu nel proseguire il tuo cammino o il resto della nell’ostentare questo tipo di atteggiamento?

Io sono semplicemente me stesso, non mi sento ostinato, poiché per me è naturale trasparire in questo modo… Non mi interessa entrare nella testa dei miei “colleghi”, si sa che nel rap c’è sempre stata una componente autocelebrativa, ma io l’ho messa da parte da qualche anno.

++ Nonostante in molti, anche al di fuori della cosiddetta scena, considerino il rap un genere un po’ “adolescenziale” noi siamo circondati da 30enni che non mollano l’osso e tirano avanti tutto il carrozzone. Vista la tua età ti ci senti parte? E ancora, qual è il motivo di tale posizione, nonostante le critiche, il calo (l’assenza) delle vendite, il minor afflusso alle jam ecc?

Certo che mi ci sento parte. Per quanto riguarda la scena del Veneto, posso dirti che il sottoscritto, assieme ad altri amici, ha tirato parecchio la carretta in questi anni, partecipando attivamente a molte jam e sfide, o semplicemente presenziando, anche quando ci ritrovavamo in quattro gatti. Alla fine dei conti, in tutto questo è stata fondamentale l’amicizia tra di noi: credo che l’hiphop prima di tutto sia stare assieme. Probabilmente è proprio questo che fa sopravvivere la nostra cultura al calo delle vendite, di interesse, eccetera.

++ Essere professionali: cosa vuol dire per te? Chi ti ha conosciuto sa che sei una persona estremamente precisa. Oggi presentarsi in maniera professionale (dalla promozione del proprio prodotto, al modo di interfacciarsi con le realtà attive quali labels, organizzatori di eventi ecc.) sembra quasi una maniera alternativa per darsi delle arie. D’altro canto essere troppo superficiali è altrettanto visto male. Riesci ancora a capirci qualcosa?

E’ difficile stabilire quale sia il livello di professionalità da adottare. E’ da chiedersi se il gioco valga la candela: ha senso investire e lavorare seriamente per un prodotto che poi finirà inevitabilmente nelle grinfie del download pirata? Viceversa: ammettendo come presupposto che i dischi vendono poco, è giusto abbassarsi a produrre materiale di qualità scadente? A mio modo di vedere, è questione prima di tutto di obiettivi: se il tuo scopo è quello di guadagnarci dei soldi, trovati un’altra passione, ma se invece il tuo scopo è la tua passione, procurati dei soldi…

++ Parliamo di te. Quali sono i tuoi hobbies? Quali sono le cose che nella vita comune influenzano i tuoi testi?

Devo dire che negli ultimi 10 anni il mio tempo libero si è spartito tra lo studio e la musica, impegni un po’ troppo seri per essere definiti “hobby”… Ultimamente viaggio parecchio e questo condiziona positivamente la mia ispirazione. La mia musica è influenzata principalmente dai posti in cui vado e i posti da cui parto, le persone che incontro e quelle che lascio, i problemi che affronto e le loro soluzioni.

++ Autostima e autocritica: prova a dirmi qual è il pregio indiscutibile del tuo disco “India ad Ovest” e, in controbattuta, il suo principale difetto.

Il pregio e il difetto del disco consistono nella sua sincerità. Molti rappers nei loro pezzi sbandierano di essere “veri”, io non lo dico mai, ma i miei testi parlano da soli. L’altro lato della medaglia è che proprio questo essere sincero mi porta a raccontare vicende ben lontane da quelle che vanno di moda attualmente nel rap italiano…

++ Hai un’eta e un’esperienza che ti ha permesso di vivere molte fasi della scena hip hop italiana. Dai primi movimenti del ‘93 alla golden age del ‘98. La grande crisi dei primi anni del nuovo millennio, la ripresa e ora di nuovo la lenta graduale caduta. Lasciaci un ricordo personale di Ciacca di ognuno di questi periodi.

Per quanto riguarda gli anni ’90, ho splendidi ricordi del Parco Bissuola a Mestre, le Banche a Padova, il Mosaico a Treviso, punti d’incontro dei b-boys nelle rispettive città. C’era molto entusiasmo, l’hiphop era qualcosa di diverso rispetto a com’è ora, era più sano. Credo che in qualche modo oggi abbia preso il sopravvento un aspetto che all’epoca era latente. Del ’98 ricordo grosse jam, le session di registrazione per “Acciaio”, tutto era più organizzato rispetto a quando avevo cominciato, la fotta iniziale aveva preso una direzione. Agli inizi del 2000 la scena italiana entrò in crisi e la cosa mi buttò parecchio giù. Dalle jam – praticamente scomparse – eravamo passati ai club, mi vengono in mente moltissime serate al Palladium, tutto sommato ce la passavamo bene. Poi le cose hanno ricominciato a girare e tra il 2003 e il 2006 ho partecipato a un sacco di freestyle battle, occasioni in cui confrontarsi con nuovi mc’s che nel frattempo erano comparsi. Già, oggi dicono che ci sia un nuovo declino, ma credo sia presto per affermarlo, stiamo a vedere, io cerco di essere ottimista…

++ Non possiamo non parlare di te senza citare i Centro 13, anche per il diverso percorso artistico che tu, Shocca e Mista avete intrapreso dopo lo scioglimento. Vuoi parlarci un po’ del tuo vecchio gruppo?

Credo che come C13 abbiamo realizzato dell’ottimo materiale, molti mi dicono che “Acciaio” sia una pietra miliare della scena. Ricordo quegli anni come un periodo magico, e paradossalmente lo sono stati fino all’uscita del disco. Erano altri tempi, la voglia di fare musica ci ha tenuti assieme finché siamo giunti ad un’età in cui le differenze caratteriali hanno prevalso sulla fotta, com’è normale che sia quando hai passato i vent’anni. C’è comunque un rapporto di amicizia e stima tra di noi, tant’è che Shocca ha prodotto due tracce di “India ad ovest”… Non escludo comunque che un giorno si possa di nuovo fare qualcosa assieme.

++ Ora che vorresti provare? Dopo aver fatto un disco molto intimo e personale come India ad Ovest quale percorso ti senti di intraprendere?

La mia intenzione è di fare un altro album, ma tutto dipenderà dall’ispirazione, dagli eventi che vivrò nei prossimi due anni e da come influenzeranno la mia scrittura. Non è necessario per forza fare un disco: lo devi realizzare solo se hai qualcosa da dire, io non sopporto gli mc’s che si ripetono. Poi mi piacerebbe passare a lavorare dietro le quinte, ci sono mille rapper e troppe poche persone che organizzano, coordinano, eccetera, dunque in futuro credo che mi occuperò di questo.

++ Ti ringraziamo per essere stato con noi e in bocca al lupo per la tua musica!

Grazie a voi per l’ospitalità, crepi il lupo!
www.myspace.com/ciacca
www.ciacca.net

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