Il Premio Alberto Dubito di poesia con musica, intervista a Davide Sospè Tantulli

Il 12 dicembre il Cox 18 di Milano ospiterà la sesta edizione del Premio Alberto Dubito di poesia con musica, primo in Italia a combinare queste discipline. Il premio, istituito dalla famiglia Feltrin in memoria del figlio Alberto, scomparso il 25 aprile 2012, nasce per promuovere la produzione artistica giovanile nel campo della poesia ad alta voce e della poesia con musica (spoken word e poetry slam). Alberto aveva infatti dedicato alla poesia e al rap sperimentale le sue maggiori energie, sia come solista sia all’interno del duo Disturbati Dalla CUiete, con il produttore Davide “Sospè” Tantulli, con cui ha prodotto quattro dischi. La sua opera è stata pubblicata postuma in Erravamo giovani stranieri (Agenzia X,2012). Quest’anno è uscito Santa Bronx (Squilibri), che raccoglie i testi di 13 canzoni e un cd con i brani. Il Premio ha cadenza annuale e nei suoi primi cinque anni di vita ha visto la partecipazione di centinaia di artisti. La giuria del premio comprende ventidue tra scrittori, musicisti e poeti come Pierpaolo Capovilla, Marco Philopat, Lello Voce, Emanuele Trevi, Luca Gricinella, Giovanni Fontana, Ice One e Ivan Tresoldi.

Ne abbiamo parlato con il produttore Davide Sospè Tantulli, uno degli organizzatori della manifestazione, nonché amico di infanzia dell’artista e protagonista insieme ad Alberto del gruppo Disturbati dalla Cuiete.

se muoio giovane spero sia dal ridere,
ti dicevo,
di quanto brucio più in fretta di voi

Siamo giunti alla sesta edizione del Premio, inizialmente istituito per ricordare Alberto è poi diventata una importantissima vetrina per giovani poeti, probabilmente l’unica del genere, considerando anche che è limitato agli under 35. Siete soddisfatti dei risultati raggiunti?

Si, siamo molto soddisfatti della cosa: il premio è privo di sponsor, ed è sostenuto unicamente dalla famiglia Feltrin, poi uno dei concetti legati alla poetica di Alberto e alla storia del gruppo Disturbati dalla Cuiete era proprio il farsi forza sulla qualità dell’idea di base e non più di tanto sulla pubblicità e sulle strategie di marketing. Siamo molti contenti dell’andamento che ha avuto il premio nel corso del tempo, già dalla prima edizione è stato sempre un crescendo ed abbiamo ricevuto sempre molti feedback. Poi tieni conto che è un premio di “nicchia”, proprio per questa commistione di poesia e musica. Certo, avremmo potuto agire in maniera diversa, ma in generale siamo contenti perché col passare del tempo il premio funziona, tanto che è diventato quasi un’istituzione.

Parlando proprio di sponsor o della mancanza degli stessi, e soprattutto il non cercarli, credo sia per mantenere una certa dignità artistica indipendente, giusto?

Si proseguiamo cosi, anche perché il nome deve precedere la prestazione, quando una cosa inizia a funzionare (ed i feedback arrivano) in questo modo non c’è motivo di investire in pubblicità o risorse eccessive. Abbiamo già due giurie da gestire, una delle quali è composta da più di venti nomi. Un lavoraccio. Se aumentassero anche il roster dei partecipanti sarebbe molto più completo tutto il lavoro che c’è dietro, compresa la logistica.

Parliamo proprio della giuria: vedo che ci sono volti noti e meno noti e soprattutto come dici è un numero consistente. Come funziona quindi la scelta dei finalisti?

Si, sono tanti ma sono tutti personaggi di un certo spessore culturale, e siamo certi di avere un risultato più possibile oggettivo sulla questione. La giuria ristretta, che ha il compito di fare una prima scrematura, è composta da me, dal fratello di Alberto, Lorenzo, e da Paolo Cerruto. Infatti prima di arrivare alla rosa degli undici finalisti, c’è questa fase molto delicata che nasce appunto dalla necessità di ridurre il numero dei partecipanti. Abbiamo ovviamente dei criteri diversi per selezionarli, io magari mi concentro sulla musica, Paolo Cerruto, scrittore e segretario del Premio, più sulla questione del testo, rimane tutto comunque a compartimenti stagni e molto oggettivo.

La scelta di Milano invece come sede? Il premio ricordiamo che nasce a Treviso, città di nascita di Alberto….

Le persone che hanno ideato il premio sono stati Lello Voce, l’editore Marco Philopat ed il padre di Alberto. Gli ultimi sei mesi della sua vita Alberto li ha passati ad Agenzia X mentre studiava lettere a Milano. Quindi la connessione con la casa editrice e la sua sede è sembrata naturale… Inoltre, dato che si presuppone che sia gente da tutta Italia che partecipi alla finalissima raggiungere Milano è la scelta più semplice a livello di logistica. 

Passiamo alla fase ricordi: uno dei più belli legati al Premio?

Se devo ricordarmi qualcosa di intenso relativo al Premio mi ha fatto molto piacere che artisti del calibro di Gianna Nannini o Pierpaolo Capovilla siano venuti sul palco del Cox 18 a leggere una poesia di Alberto, o anche Dargen ad esempio, tutti artisti che hanno avuto il modo di apprezzarne la poetica. I partecipanti sono tanti ogni anno e quasi tutti quelli che partecipano sono avvertirti da persone che stimavano tanto Alberto… una fanbase di Alberto che ancora esiste ed è molto piacevole questa cosa, se tutti lo apprezzano qualcosa vorrà dire…

E a questo punto la domanda è d’obbligo: un ricordo di Alberto da uno che ha lo conosce praticamente da sempre…. Da parte mia ho quello molto intimo della serata in memoria di Albe al centro sociale Django di Treviso, quando è partito il video del live dei Disturbati dalla CUiete si è visto questo abbraccio generale e le lacrime agli occhi di quasi tutti i presenti. Mi è rimasta molta impressa come cosa, a Treviso si respirava davvero un’aria molto calorosa..

Queste cose sono sempre un pò agrodolci, non ti dirò cose banali ma piuttosto mi soffermerò su questo aneddoto, avvenuto in occasione del disco che stavamo registrando da Bonnot. Alberto ha avuto sempre questa ansia di concludere in fretta i lavori, mentre io sono sempre un pò più riflessivo, non so come dirti…

Aveva una urgenza naturale di buttare fuori della roba….

Si, infatti, quindi quella volta abbiamo stravolto un pezzo, inserendoci qualcosa di nuovo, ora non ricordo le parole esatte, ma eravamo in treno e lui si rivolge a me dicendomi: “Ascolta, secondo te dopo questo disco saremo ancora noi o no?” Ed è stato strano, perche io ho sempre pensato a lui come una persona estremamente risolutiva e decisa, per poi accorgermi di quanto insicuro fosse, per cosi dire… Potrei ricordare momenti felici, come le sbronze o le uscite per dipingere, ma quelle parole mi sono rimaste molto impresse perchè indicative del suo modo di essere. Col senno di poi…

Siamo alla fine: Alberto Dubito, nel 2018 cosa rimane della sua eredita artistica?

Abbiamo fatto un sacco di cose nella vita spinti dalla politica, dalla sua forte sensibilità e dal suo senso di giustizia però alla fine l’unica cosa che è arrivata e continua ad arrivare con forza sono le sue poesie, ancora prima della sua musica, il suo realismo e il suo aver saputo fotografare ciò che stava vivendo negli anni zero. Il tema delle periferie arrugginite è quello che rimane di lui, più di tutto. La sua poetica secondo me rimane una fotografia istantanea di quel periodo, immortale.

 

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