Inoki Ness: L’intervista

Inoki mi piace – e mi è sempre piaciuto – perché è uno che ha sempre fatto quel cazzo che ha voluto: una cosa che in pochi si possono permettere. Certo, è un personaggio controverso, qualche sua uscita talvolta può farti storcere il naso, ma alla fine è sempre meglio chi dice le cose senza troppi giri di parole; e poi non è obbligatorio essere sempre d’accordo con tutti. Detto questo, come rapper, Inoki non si discute. Da sempre uno dei migliori flow del rap italiano, una delle migliori voci, uno di quelli che ha marchiato a fuoco il genere in Italia, con classici che ancora oggi suonano senza tempo. Lo abbiamo intervistato in occasione del suo imminente live al “RhymeArtPower” – Tiberio Music Festival di Rimini. Un’intervista secca, botta e risposta, senza troppi fronzoli.

Toglimi una curiosità, così ci leviamo subito il pensiero: quanto ti diverti a far ammattire la gente con i diss, i post su Facebook o le Instagram Stories?

Mi diverto molto, è vero; e non prendo mai troppo sul serio queste cose. Sono gli altri che putroppo a volte lo fanno e ci rimangono spiazzati. Io so distinguere molto bene i momenti in cui si scherza dai momenti di serietà. In generale io uso i miei profili social un po’ come se fossero il gabinetto dove scaricare i miei bisogni. Probabilmente sarebbe meglio se imparassi ad usarli solo per le cose serie, ma la cosa mi annoia da morire.

Hai un rapporto molto diretto con i tuoi fan, ma anche con i detrattori. Anzi, probabilmente sei l’artista rap italiano di un certo livello che più interagisce con essi. Come riesci a gestire questa cosa?

Sono sempre stato così: è il mio carattere. Mi piace perdere tempo in discussioni con chiunque.

Passiamo alla musica. “Basso Profilo Mixtape” è uscito da qualche mese, sei contendo di com’è stato recepito?

Sono entusiasta. Ancora una volta, dal nulla, sono riuscito con le mie sole forze a smuovere le cose e ad ottenere degli ottimi risultati.

Ti va di dirci due parole riguardo a Rap Pirata? Come si sta evolvendo il progetto?

Rap Pirata sta diventando un vero e proprio movimento, indipendente dallo stupido gioco del rap dei rappers per come viene concepito in Italia. Fuori dalle regole di mercato che hanno sporcato le nostre regole. Rap Pirata ora è un punto di riferimento reale, sul territorio, per tutti quei ragazzi che si sentono estranei alla superficialità e alla pochezza che propone il movimento street oggi.

E del progetto Call2Play, cosa puoi dirci? Come ti trovi a collaborare con Caparezza?

Caparezza è una bravissima persona e un grande professionista. Un supporto di cui avevamo molto bisogno io e Mad Dopa, dato che siamo due artisti che si sono sempre impegnati molto ma che non hanno mai avuto troppo spazio nella musica, diciamo così, istituzionale. Anche il lavoro di Fabio Musta comunque sarà fondamentale.

Cambiamo discorso. Oggi vivi a Barcellona. Ma in passato hai vissuto in tantissimi luoghi diversi. Quanto ha influito su di te e sulla tua musica il tuo essere sempre in movimento? Quali sono le città che più ti hanno segnato?

Bologna, Roma, Milano, Firenze, Palermo e ora questa nuova esperienza catalana, che sta fornendo di nuova linfa la mia vita. Non credo comunque che il mio viaggio si fermerà qui.

Ci sono tuoi pezzi che raccontano in maniera grandiosa Bologna e la scena hip hop bolognese. Sei ancora legato, umanamente e artisticamente, alla città?

Sono legato in maniera indissolubile a quel periodo in cui ho vissuto a Bologna, che è stato il più magico della mia vita e credo anche quello di molti altri. Quella Bologna dov’è nato tutto. Quella Bologna che non era Italia, che era talmente all’avanguardia che non sembrava di essere neanche su questo pianeta. Quella Bologna dove si respirava libertà e creatività in ogni angolo. Quella Bologna che mi ha insegnato tanto. Che mi ha cresciuto. Che mi ha visto passare da ragazzo a uomo. Una Bologna che purtroppo è implosa per la sua stessa troppa forza ed è stata soffocata da più di 15 anni di politiche a dir poco vergognose e che ha costretto quasi tutti i suoi cavalli più forti a scappare.

C’è qualche momento che secondo te ha influenzato in maniera indelebile la tua carriera?

Ogni giorno, ogni settimana, ogni momento segna la mia vita. Io non mi sono mai interessato alla carriera. Credo che “carriera” sia una parola più adatta a un imprenditore. Io mi sento un artista. E credo che ad un artista interessino le emozioni e tutte quelle cose che rimangono sospese nello spazio e nel tempo, senza spazio e senza tempo.

Su cosa stai lavorando per il futuro?

A sopravvivere, come sempre. A rendere Rap Pirata qualcosa di ufficiale. E a vedere cosa mi propone e dove mi porterà la vita.

Ultima domanda: anni fa girava su Youtube un teaser di un documentario su di te e tuo padre. Uscirà prima o poi?

Purtroppo mio padre non c’è più, quindi è impossibile. Quel teaser era stato preparato da un regista per procacciare fondi, ma alla fine il progetto, come tanti altri, ahimè non è andato in porto.

Filippo Papetti