Come lavora il produttore di un BeatBox? Intervista a Roberto di Stefano

In occasione dell’uscita de “L’oro in Bocca, il disco ufficiale di uno dei più noti Beatbox Italiani Rise Beatbox, ci siamo chiesti cosa ci fosse nel “dietro le quinte”. Chi aiuta un beatbox nella realizzazione del suo prodotto? E in che modo? Come lavora il produttore di qualcuno che “produce” suoni con la bocca? Abbiamo quindi deciso di predisporre un’intervista a Roberto di Stefano, CEO e fondatore della nota realtà discografica Trumen Company.

Diciamo che tu sei un po’ il “dietro le quinte” di Rise. Qual é esattamente il tuo ruolo?
Il mio ruolo consiste nell’affiancare e supportare l’artista e seguire l’intera realizzazione dell’album curandone ogni aspetto riguardante la produzione audio. Una volta concordata la linea artistica da seguire, ho l’onere della selezione delle sonorità da impiegare per ciascun brano, degli arrangiamenti, della compatibilità artistica dei cantanti e dei rapper che sono stati selezionati per prendere parte al progetto. Una volta pianificate le sedute di registrazione e produzione presso il mio studio di Torino, mi occupo di gestire le diverse collaborazioni confrontandomi con molti artisti e team di produzione. Al lavoro di coordinamento e supervisione segue il capitolo più impegnativo. La parte più importante è, infatti, quella della registrazione e della trasformazione dei suoni prodotti da Rise. Gli strumenti emulati, le “frasi” ritmiche, gli effetti creati dalla bocca di Rise, sono processati attraverso complesse e impegnative operazioni di editing e trasformano i suoi freestyle in sample da impiegare con lo stesso criterio sfruttato dai campionatori o dalle Loopstation. Insomma “trasformo” Rise in una sorta di sintetizzatore umano. Fatto ciò è la volta delle operazioni di mix e di mastering. Il suono prodotto in studio deve essere assemblato e omogeneizzato a quello proveniente da altre realtà. È una fase molto delicata che definisce l’aspetto sonoro del progetto e che “fotografa” lo stile di chi produce. La firma del produttore, insomma.

Quali sono le differenze fra l’essere produttori di un “beatboxer” e l’essere produttori di un “cantante” o “rapper”?
Il produttore artistico di un “beatboxer” opera in maniera radicalmente differente in confronto ad un produttore tradizionale di musica pop o rap, per tecniche di registrazione, per scelta di suoni, melodie e arrangiamenti che rivestono un ruolo di primaria importanza, essendo lo stesso “beatbox” impiegato come uno strumento e non come una voce. Infatti, la sfida più avvincente è quella di intervenire tecnologicamente sulla voce umana trasformandola, per intensità e attendibilità a un vero e proprio strumento musicale.

Come lavorate insieme? In che modo? Quello che in realtà voglio sapere é … come siete organizzati? Puoi raccontarci una sessione di registrazione tipo?
Spesso il processo creativo nasce dall’improvvisazione, da un nuovo suono inventato da Rise, da una bassline accattivante o da una melodia che frulla nella testa. Personalmente, cerco di ispirarmi agli artisti ospiti in modo da poter creare le giuste sonorità per “cucire un abito su misura”. Lavoro utilizzando la bocca di Rise proprio come un campionatore: Se poteste vedere lo screenshot di un brano di Rise, potreste impazzire per quante tracce e automazioni sono create. Una volta terminata la parte strumentale, mi occupo di quella vocale armonizzandola ai suoni, curando frequenze e volumi. È il momento dell’editing, del mix e mastering.



Episodi divertenti capitati? Aneddoti?
Lavorare con Rise, è sempre molto creativo. Spesso è capitato abbiamo finito per utilizzare ufficialmente delle semplici prove al microfono. Un giorno, ad esempio, durante il “settaggio” del microfono per una registrazione ha provato un loop percussivo. Ascoltandolo mi sono detto “hey questa roba è potente!”. Per farla breve abbiamo cominciato a lavorarci sopra e in poco tempo, con soli tre suoni, abbiamo creato un beat originale e ben strutturato. “Fantastico!” ho pensato e ho finito per usarlo come traccia sonora per il brano “Paparazzi”, realizzato con le rime di Luciouz. Per i più curiosi, il risultato di quell’esperienza è disponibile su YouTube.

“L’Oro in Bocca” é il primo progetto cui lavorate insieme?
No, L’Oro in Bocca è il secondo album ufficiale al quale lavoriamo insieme. Il primo progetto è stato L’ultimo dei sensi, album che mi ha visto protagonista come produttore, discografico e compositore di molti dei brani in esso presenti. La creazione de L’oro in Bocca ha comunque richiesto un maggiore sforzo produttivo rispetto all’album precedente. Dal punto di vista sonoro, ho cercato di renderlo più “naturale” all’ascolto lavorando, contrariamente a quanto fatto con L’ultimo dei Sensi, in maniera meno accentuata sulla post-produzione tenendo però conto dell’avvento delle nuove forme ed espressioni stilistiche quali la “futurebass” e la “trap” che con Rise, esperimento per niente scontato ma felicemente riuscito, ho “tradotto” in versione beatbox.

Ma voi come vi siete conosciuti?
Durante la lavorazione del disco Addio di Raige, mi parlarono di un artista che si accingeva a collaborare con Danti nel suo studio di Milano. Lo convocai e dopo il primo ascolto dei provini abbozzati in studio, rimasi particolarmente affascinato dalle sue idee e dal suo progetto. Rise Beatbox entrò così a far parte del roster ufficiale di Trumen Records ed io divenni il suo produttore e il suo discografico. Da quel giorno è nato un bellissimo rapporto professionale e di amicizia, fatto di esperienze condivise dentro e fuori dallo studio, che abbiamo custodito negli anni.

Che valore aggiunto pensi di dare ai lavori di Rise?
Credo che supportarlo dal primo giorno, abbia contribuito alla sua crescita artistica e lo abbia aiutato a esprimere al meglio le sue potenzialità.  Ho creduto nel suo progetto e condividendo la voglia di creare qualcosa di unico e di speciale. Dal punto di vista tecnico, penso che l’applicazione di particolari tecniche di registrazione e editing, ne abbia esaltate le indiscutibili qualità artistiche. Rise è un artista completo, non tralascia alcun particolare, forse è un po’ troppo ansioso, ma è perché essendo particolarmente meticoloso, pretende sempre il meglio.

E che valori aggiunti pensi che lui dia a te e al tuo bagaglio culturale?
Come ho già detto, la voglia di creare insieme qualcosa che fosse un’esperienza unica per noi e per l’ascoltatore. Sicuramente il percorso fin qui condiviso ha contribuito a creare un sodalizio artistico, una simbiosi difficilmente, un feeling, difficilmente replicabile.

Hai mai lavorato con altri beatboxer? Ti piacerebbe? Ce ne sono di famosi anche all’estero con cui vorresti collaborare?
No, non ho mai lavorato con altri beatboxer. Sarebbe sicuramente interessante e comunque molto bello poter collaborare con artisti internazionali specializzati in questa disciplina e produrre nuovi progetti discografici, ma preferisco non fare nomi. Sicuramente sono molto bravi gli americani, ma anche in Europa non si scherza, basti pensare alla scena francese e britannica.

Domanda più personale. Come hai iniziato a fare il mestiere del “produttore”?
Sicuramente la passione ha generato l’energia necessaria a intraprendere questa strada. Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della musica giovanissimo, avevo appena quindici anni, un “home studio” nella tavernetta e un desiderio smisurato di seguire il mio sogno. Purtroppo si sa, dalla fase del “gioco” a quella professionale ci sono differenze sostanziali. Per amore della mia passione ho dovuto così imparare, facendo moltissima pratica come fonico dal vivo e in studio e frequentando costantemente corsi di formazione professionale. A tal proposito, mi permetto di suggerire a chi vuole intraprendere questa carriera di aggiornarsi costantemente per evolversi e non rimanere indietro. Dopo alcuni anni e parecchi sacrifici, sono finalmente riuscito a mettermi in proprio costituendo un service audio/luci e in seguito uno studio di registrazione di livello professionale. Ho quindi preso lavorare a stretto contatto con molti artisti, prevalentemente della scena rap. Ho così avuto la possibilità e l’onore di scoprirne e curarne gli aspetti artistici, stilistici e tecnici, ma non mi sono fermato. Ho, infatti, ampliato le mie potenzialità esplorando anche il mondo del pop e dell’elettronica. Nonostante i dieci anni ormai trascorsi, gli artisti scoperti e i molti dischi prodotti, il mio percorso è in costante evoluzione e credo che lavorare in modo professionale nel mondo della musica sia l’unica cosa che m’interessa veramente fare.

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www.trumencompany.com