Le mie tigri lo sanno – omaggio a Primo Brown

Premessa: questo articolo, firmato da Giovanni “Zethone” Zaccaria, uno dei fondatori di Moodmagazine, lo troverete anche sulle pagine di myHipHop.it, dove attualmente lavora. Ha regalato alle sue due “famiglie” editoriali un toccante omaggio dove ripercorre e condivide con voi lettori alcuni aneddoti personali legati al suo rapporto con Primo Brown. Quelle che ne esce fuori è un ritratto privato dell’artista leggero e meraviglioso.

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È difficile scrivere qualcosa in momenti come questo. Una persona a cui voglio molto bene purtroppo non c’è più, vittima di un male subdolo e meschino che evidentemente aveva troppa fretta di concludere. Molti di voi scelgono un rispettoso silenzio ed io ammiro tale scelta. Primo mi ha insegnato una cosa, tanto tempo fa. Eravamo a casa mia, a fumare l’ultima sigaretta prima di andare a dormire. Parlavamo della scrittura e di come ammirassi profondamente il suo modo così passionale di fare musica. Mi disse che noi, rappers/musicisti/artisti, eravamo creature fortunate. Perché abbiamo sempre il potere di esorcizzare quello che ci fa male, semplicemente scrivendolo, mettendolo a tempo sulla musica e gridando al mondo che quel pugno si, lo abbiamo preso, ma che al prossimo colpo noi saremo pronti, in guardia. Quindi io ci provo.

Numero Uno

Tutti stanno scrivendo in questi momenti che Primo era il numero uno. Si, lo era. Per me davvero. L’ho considerato in qualche modo un mio Maestro. Ancora oggi, mi accorgo di imitare qualche sua movenza sul palco. Non ricordo a chi lo dissi, ma ricordo di aver affermato che Primo era l’unico MC in Italia che poteva fare una barra da applausi utilizzando parole come “sottana” o “triviale”… Bomboclat, per me, è nella top ten dei dischi rap italiani più belli di sempre. Non esagero dicendo che forse è il disco rap che più ho ascoltato nella mia vita, assieme a 107 Elementi e Odio Pieno. Ma che fosse un fenomeno lo sapete. Se non lo sapete avrete modo di accorgervene nel prossimo futuro recuperando una discografia di indubbio valore.

Voglio solo lasciare il mio personale ricordo che ho di lui. Fatto di tanti piccoli, grandi momenti assieme. Sicuramente i suoi amici di Roma lo potevano frequentare di più e lo conoscevano anche meglio. Ho avuto l’onore di condividere un percorso di vita con un grande uomo. E voglio ricordarlo con l’onore che merita.

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Grandi Numeri, Primo, Turi, Zethone, Squarta e Kiave nel 2004

Conoscevo già i CorVeleno e li vidi live nel 2003 per la prima volta. La jam era bella piena e loro entrarono sul palco a spallate da in mezzo al pubblico. Ho pensato “Cristo, questi sono i Wu Tang”. Il live fu speciale. Rock N Roll mi piaceva ma Heavy Metal era davvero speciale come album e Primo aveva quel “magic touch” che ti faceva mettere tutte le strofe in repeat.

Il vero incontro avvenne nel 2004. Col mio gruppo Majestic 12 suonai alla finale di Tecniche Perfette, nell’anno in cui vinse Clementino. I CorVeleno erano gli headliner. La serata andò estremamente lunga e ad un certo punto si materializzarono i Carabinieri sul palco intimando lo stop alla musica. Squarta alzò la puntina… momenti di silenzio e confusione tra i presenti e Primo che, a microfono spianato, fa alzare gli accendini e comincia a cantare “Le Guardie, i Pompieri e l’Ambulanza” acapella coi caramba di fianco. Il pubblico era in delirio. Uno dei momenti live più belli a cui abbia mai assistito. Chiedete a Mastafive se lo ricorda. Passammo tutta la notte con i CorVeleno, raccontandoci di tutto, mangiando gli ultimi pacchetti di Fonzie rimasti alla mia amica Michela e giocando con un pallone (sgonfio) che Enrico “Penta” per qualche motivo si era portato dietro. Erano anni strani. Molti rappers “conosciuti” se ne stavano per le proprie e non socializzavano così tanto con i loro fratellini minori. Potete crederci, ne ho viste di scene imbarazzanti nella mia vita. Ma Primo non era così. Venne lui a far amicizia con noi. E per quegli anni vi assicuro che la cosa aveva dell’eccezionale. Passammo almeno un’ora io, Penta, lui e Clementino in macchina di Next One ad ascoltare beats e ad improvvisare freestyle e strofe. Come se ci conoscessimo da anni.

Ricordi

Poi arrivò Bomboclat e mi sconvolse. Mi arrivò a casa il pacchettino di dischi da recensire per Moodmagazine dal buon vecchio Toni Meola e per una settimana intera non ascoltai altro. Era un disco maledetto. Trasmetteva le ansie e le paure di chi lo aveva scritto. Anche se non conoscevo i suoi trascorsi, nei testi di Primo percepivo il film di una storia d’amore andata male. Divenne il disco “studio” assoluto, tanto che quando anni dopo mi trovai a dividere il palco con lui ero capace di fargli delle back talmente precise, che nemmeno lui le avrebbe fatte meglio. Quel giorno decisi che – cascasse il mondo – io avrei fatto una canzone con quello che era il punto di riferimento. Il mio Maestro Jedi.

Negli anni successivi continuai a seguire live i Corveleno, li intervistai più volte, instaurando una bella amicizia con Primo, Squarta e Giò. Perché come vi ho già detto Primo era passionale, ruvido, spesso irruento e incazzoso e senza mezzi termini. Ma era una brava persona per davvero. Uno che ti dava davvero il cuore e aveva un profondo rispetto per il lavoro degli altri. Non so dirvi come diventammo amici, fatto sta che, per me, essermi guadagnato il rispetto, la stima e l’amicizia di quello che consideravamo il number one, era un onore oltre ogni limite.

Ricordo le molte telefonate, le fidanzate, gli sfoghi, ricordo anche le sue lacrime in un’occasione: la lunga sofferenza di sua mamma. Di quando venne a prendermi a Roma per scarrozzarmi ovunque e di quando sono stato ospite dei CorVeleno a Radio Bomboclat, il tutto mentre la madre era in ospedale, fino a quella telefonata che ricevetti che diceva che purtroppo non ce l’aveva fatta. Ricordo quando gli mandai il provino del pezzo da fare assieme e lui mi rispose 10 minuti dopo dicendo che il pezzo gli piaceva un casino. Ricordo l’emozione quando ricevetti la sua strofa, e le lacrime di gioia di Laura e Michela quando gliela feci sentire. Avevo realizzato il mio sogno. Quello di duettare con il mio rapper preferito.

Primo Brown e Zethone sul set di “Riot Rap Guerrilla“

Primo Brown e Zethone sul set di “Riot Rap Guerrilla“

Insegnamenti

Primo mi ha insegnato tanto. Mi ha trattato come un fratello più piccolo, spiegandomi come condurre un live da più di un’ora, dicendomi che bisognava “tenersi un po’ di energia per gli ultimi pezzi del live, sennò concludi di merda”. Mi ha rimproverato perché non facevo abbastanza attività fisica (“…Zeto’ sul palco poi te ne accorgi…”). Mi attaccava anche dei pipponi lunghissimi su un sacco di cose, specie sul mondo della discografia. Si era affezionato a mio papà per qualche ragione (e la cosa è reciproca, era da tempo che non vedevo mio padre piangere), ogni volta mi diceva di salutarlo da parte sua. Ho firmato il mio primo contratto discografico sulla tavola della mia cucina con lui a fianco, che si è letto ogni punto per vedere che tutto fosse in regola e spiegandomi ogni singola clausola.

Ho girato un video con lui in mezzo ad un bosco a dicembre 2008, nonostante fosse influenzato; venne apposta da Roma, facendomi un regalo immenso. Siamo stati compagni di etichetta per due volte, in Latlantide con Dario, Ivaldo e Maxi B (memorabile il live che facemmo tutti e tre assieme al Palazzo Granaio di Settimo Milanese, con il mio gruppo Sweet Poison; il backstage sembrava un cenone tra parenti e ad un certo punto salimmo tutti sul palco, fu una grande notte) e poi in ThisPlay con Enrico “Penta” (produttore anche di Riot Rap Guerrilla) e Alfred. Fu grazie a lui che passai in radio e televisione. Grazie a lui molti si accorsero del mio rap. Lui credette in me. E fece in modo di aiutarmi a fare quel piccolo salto che mi permise di portare la mia musica ad un livello più alto. Avrebbe potuto farsi gli affari propri. Continuare con i propri dischi e godersi anche il successo che aveva meritato. Ma era generoso. Con me, poi in un modo che non sono mai riuscito a comprendere appieno. Generoso, come quella volta che al Rivolta mi smollò la giacca per correre sul palco a fare le doppie ad un incredulo Danno che stava suonando Ghetto Chic alla presentazione del disco di Unlimited Struggle. Nonostante fossi loro amico da tanto non li avevo ancora visti assieme, quella fu la prima volta, alla quale poi ne seguirono parecchie altre, coi risultati pazzeschi che ben potete immaginare.

Ho condiviso tanti bei momenti con lui, abbiamo suonato parecchio assieme e io cercavo di non perdermi mai un suo live in zona. L’ho pure preso in giro un sacco di volte (beccandomi notevoli vaffanculo) perché gli dicevo che coi RayBan e lo smanicato sembrava un paninaro degli anni 80. Ho sentito alcuni suoi dischi prima dell’uscita, perché se aveva i provini a portata di autoradio ci teneva che li sentissi, come se io potessi permettermi di esprimere chissà quale opinione in merito ad uno che era così incredibilmente forte con il rap. A Vicenza con il solito Penta (che poi divenne anche il suo discografico) sentimmo tutti i provini de El Micro De Oro, un progetto che aspettavamo in tanti; ogni live con lui era una festa prima, durante e dopo. Ogni volta che era sul palco mi dedicava una rima, un saluto; un gesto semplice ma che mi faceva capire che ci teneva. Che non era una “finzione” da personaggio. La notizia della malattia fu un duro colpo. Difficile da credere, confusi in quel limbo tipico delle notizie imprecise, del “so, ma non posso dire”. Nell’ultimo anno ci sentivamo via messaggi, giusto qualche telefonata. Poi un lungo silenzio e messaggi non risposti. C’era persino la paura di sapere. Fino al veglione di capodanno.

Primo Brown e Zethone nel 2007

Primo Brown e Zethone nel 2007

Non ho mai percepito la differenza tra artista e persona in lui. Forse anche per quello non ha raggiunto quella notorietà da pop star che molti oggi hanno. Era fin troppo genuino e non riusciva a trattenere per sé le polemiche e le critiche. Ogni sua canzone era un libro aperto, direttamente dalla sua testa. E se per qualche motivo ad un certo ha cominciato a starvi sul cazzo, beh, forse dovreste riprendere in mano i suoi pezzi e cercare di capirlo un po’ di più.

Primero, sarò sempre un tuo amico, un tuo fan e un tuo discepolo. Ma adesso mi sento davvero di merda, perché non so se sono riuscito a contraccambiare quello che tu hai fatto per me. Ti voglio bene, tigre. Mi manchi davvero.

Almeno lassù togli lo smanicato però. I Ray Ban te li lascio.