Il primo album solista di Doro Gjat in uscita per ReddArmy

Vai fradi è l’album d’esordio solista di Doro Gjat, rapper e cantante classe 1983 già voce del gruppo friulano Carnicats. Originario di Tolmezzo, Luca Dorotea (vero nome) negli ultimi anni si è imposto prima come una delle voci musicali di riferimento della sua regione, poi come uno dei talenti dell’hip hop italiano meno allineato. Concepito e realizzato nell’estrema provincia udinese, Vai fradi propone sonorità con aperture pop ed elettroniche che oltreconfine sono frequentate nel rap d’autore ma in Italia restano relativamente inesplorate. L’elenco delle collaborazioni già dice molto in questo senso: nelle produzioni musicali, affidate per lo più al giovane talento carnico Davare, le chitarre rock di Gianni Rojatti si alternano ai fiati dub di Zeno, mentre la Carnicats Live Band (Michele Orselli al basso, Elvis Fior alla batteria e Giacomo Santini alla chitarra) torna a più riprese. I testi, inoltre, specie nei ritornelli, spaziano dall’italiano all’inglese passando per la lingua friulana (il socio dei Carnicats, Dek Ill Ceesa, è presente su metà dei brani) e così creano un caleidoscopio linguistico che permette di sperimentare anche sulle melodie. L’identità territoriale e i temi della provincia e dell’emigrazione sono il filo conduttore dei testi delle undici tracce del disco: come anticipato dal primo singolo, Ferragosto, Doro Gjat racconta il distacco dalla terra natia, dalle amicizie, dagli affetti, e questo tema, toccato con toni differenti, genera una serie di riflessioni legate a doppio filo all’attualità italiana. Il secondo singolo estratto dall’album, nonché title track, è Vai fradi, la cui produzione musicale è opera di Mole (Maci’s Mobile/Moonwalktet) e DJ Deo (Carnicats). Uno dei versi di Doro Gjat in questo brano, recita: “stare su da me ha le sembianze di una via crucis / e guarda caso, di fatto, vanno via tutti”. Anche il videoclip, girato in Carnia, raffigura un tema centrale, quello della partenza, in questo caso realizzata grazie a una Bianchina del 1961, una macchina simbolo di anni in cui emigrare, specie da una parte all’altra d’Italia, era all’ordine del giorno.
Ideato da Doro Gjat insieme ai Carnicats, il video è diretto dal regista ventiseienne Fabio Tabacchi coadiuvato dalla riprese con il drone, che immortalano i paesaggi carnici, fatte da Fabio Pappalettera (Drone Reportage).

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