Ente Nazionale Circhi su Mezzosangue: “ E’ un prodotto degno di una latrina”

Dopo qualche settimana dall’uscita, il videoclip di Circus, brano di Mezzosangue che anticipa il suo nuovo lavoro, è stato tolto dal web. Il testo – ma anche l’artista stesso – è stato fortemente condannato dall’Ente Nazionale Circhi. Lo scorso 24 aprile, sul sito dell’istituzione circense è apparsa una nota del Presidente, Antonio Buccioni, con pesanti offese all’artista e alla sua musica. “L’anonimato materializzato nella esibizione dietro un passamontagna costituisce, al di là di una improbabile simbologia forzatamente ricercata, prova tangibile di viltà, pusillanimità, completa carenza di coglioni. Il prodotto che ne scaturisce è degno di una latrina … e completamente estraneo a qualsiasi concezione di dignità artistica. Due note finali: auspico che, nei modi più semplici e sommessi, Aldo Martini avrà modo di spiegare come, mi auguro, sia stata carpita completamente la sua buona fede, raccomandando che ciò non possa costituire ulteriore pubblicità per un prodotto da vomito. ? Datemi retta, ignorate questo infame spregio anche perché a Roma siamo soliti affermare “la merda più la smucini e più puzza”. Secondo l’Ente Nazionale, il testo costituirebbe un grande danno all’immagine del circo e il direttore della struttura che ha ospitato e concesso le riprese, Aldo Martini, ha dichiarato di non essere mai stato esplicitamente informato del testo della canzone. Questo è il testo incriminato.

“Apre il circo e suonano canzoni, quasi malinconiche, al suono di fruste e di fisarmoniche, Cavalli alati con le maschere comiche, elastici alle ali, segregati in gabbie di lacrime ironiche. Qua le pecore mordono il leone, Comandate dai serpenti col viscido nel cuore Che strisciano fra foglie e che riescono a farla franca, il botteghino fa biglietti e il pubblico guarda C’è un leone a terra, sangue e segatura, Gli animali in gabbia esplodono di rabbia sotto serratura, Il pubblico applaude la pecora infame, che ora pascola, mangia nel circo con le amiche schiave. Il pubblico ha paura e il circo butta via il leone, in campo ha quattro foche che si passano un pallone E’ fatta, il pubblico sorride, sembra più felice, E anche le macchie di quel sangue sembrano sparite RIT. Ci fosse solo un posto me ne andrei di qua Avessi solo un modo per portarti via, Ti porterei in un mondo senza gravità, Senza paura, senza circo, senza la follia Ci fosse solo un posto me ne andrei di qua Avessi solo un modo per portarti via, Ti porterei in un mondo senza gravità, Senza paura, senza stato, senza polizia Asini stanchi vanno avanti macinano il grano e, Pochi porci che si abbuffano ingrassano piano, E’ uno spettacolo macabro sappiamo, Che è nell’anima del circo, è un sistema umano. Trampolieri passano alti come un faro, Sembrano giganti, sembra che tocchino il cielo con una mano, hanno diamanti addosso e s’alzano, compensano bassezza ma la felicità non è un fatto d’altezza Tutto gira intorno nella falsità di un giorno nel circo Di un pappagallo che ripete ciò che gli hanno scritto Delle pecore che mordono i leoni ed i giudici buoni, e un pubblico d’idioti che guarda e sta zitto E tutto riga dritto anche troppo nella sua stortezza, Ed io che volo guardo dall’alto e mi fa tristezza, e anche se provo a urlare qua nessuno sa sta lingua, solo chi già vola e non può fare, ma domani ricomincia il circo RIT.”

Uno scritto in cui non ci sono insulti o frasi di cattivo gusto, ma che rappresenta semplicemente una chiave di lettura della società, un’interpretazione artistica di un musicista. Il maltrattamento e la sofferenza degli animali a causa dei circhi non sono mica una novità. Alcuni Comuni italiani, tra cui Alessandria e Modena, hanno emesso diverse ordinanze al fine di contrastare e circoscrivere al minimo l’utilizzo degli animali nei circhi. Anche se l’attuale normativa nazionale non permette ai comuni di vietare in assoluto l’attendamento di circhi con animali, nella delibera comunale 359/2011, il comune di Alessandria ha disposto un chiaro limite, anche se parziale: “è fatto assoluto divieto nel territorio comunale di utilizzare ed esporre animali appartenenti a specie selvatiche ed esotiche in attività di spettacolo e intrattenimento pubblico”. E’ palese che un circo che diverte e intrattiene il pubblico con un’ampia varietà di animali significa anche gabbie, catene e spazi invivibili per gli animali. Ci sono associazioni, petizioni e campagne che lavorano per contrastare l’uso e lo sfruttamento degli animali per fini ludici. E con questo non si vuole raccontare la favola dei circensi cattivi, è semplicemente un dato di fatto. L’elefante, nel suo habitat naturale, vive in branco e percorre in media circa 30 chilometri al giorno. Reprimere il comportamento di un animale implica malessere. Il testo di Mezzosangue non sembrerebbe pertanto rappresentare “ un’immagine falsa e gravemente lesiva di ciò che nella realtà è il circo”, come dichiarato dall’Ente Nazionale Circhi in una nota che da qualche giorno è stata rimossa dal sito e che sottolineava: “Il circo rappresenta un modello alternativo di convivenza basata sul rispetto della libertà, essendo in radice multietnico, multiculturale e multireligioso”. Tuttavia, un testo palesemente metaforico e con un linguaggio mai volgare ha scaturito la reazione di un’istituzione nazionale che attraverso toni ridondanti sembrerebbe tentare di voler censurare un testo, solo perché mette in relazione la nostra società al circo, accomunandoli con la finzione. Il circo, il cinema, il teatro, sono finzione. E’ chiaro. Benché regalino profonde emozioni, stimolino l’immaginazione e la creatività in adulti e piccini. Ci sono numerosi testi di rapper che parlano del teatro in chiave metaforica, paragonandolo alla finzione della vita reale, ma nessun teatro ha mai pensato di querelare artisti per questo.