Intervista a Roy Zen: “Per me l’hip hop è una cultura strettamente spirituale”

Roy Zen è un rapper torinese, classe ’87. Il primo appuntamento con l’hip hop è stato casauale, la scintilla è scoccata mentre se ne stava seduto al tavolino di un bar. Roy ha fatto parte del collettivo Radici Sotterranee, da poco sciolto nonostante alcuni membri – tra cui Cisky B -, continuano a collaborare. Dopo il demo solista “Vincitori e vinti”(2009) e il lavoro di crew “Il ritorno dello stile selvaggio”(2001) è fuori il suo album “Regia senza 16 mm”, un lavoro che esprime bene l’attitudine del rapper. Una visione di sé e del mondo circostante profondamente cosciente e un amore sincero per l’hip hop lo rendono una persona e un rapper di qualità. E il disco dimostra che oltre ad avere un’ottima mente, il giovanotto non si fa mancare tecnica e flow. Regia senza 16 mm. È disponibile in free download, per scaricarlo clicca qui.  

 ++Ciao Roy, com’è scoccato l’amore per l’hip hop? 

Pensandoci la prima è stata un occasione particolare e abbastanza buffa. Nel 2002 (come tutti) ero a conoscenza delle Rap Star come Eminem, Dr. Dre o gli Outkast che ascoltavo volentieri ma senza grande interesse ad approfondire. Sarà per il senso di distaccamento che ai quei tempi poteva trasmettere una cultura così lontana fisicamente e idealmente…finche d’estate, in un bar all’aperto mi capitò di sentire per la prima volta l’esibizione “live” di un mc italiano accompagnato da un breaker. La cosa mi colpì, ma non potevo immaginare che delle rime così fluide potessero essere frutto dell’improvvisazione, finche durante un headspin il B-boy perse una scarpa e l’mc inizio ad improvvisare a tema sul fatto appena accaduto. Rimasi completamente scioccato da quel potere di mettere in rima sul momento ciò che ti circonda, lo considerai quasi come un dono soprannaturale e decisi che avrei provato a cimentarmi nell’impresa anch’io. Quando capii l’effettiva difficoltà dell’improvvisazione, decisi semplicemente di iniziare un passo alla volta, trascrivendo le rime per trarne più soddisfazione rileggendole. Il vero avvicinamento è avvenuto qualche mese dopo. Girando per strada iniziavo a far caso a tutte le tag e ai pezzi che mi circondavano, la maggior parte erano di Maury B, di cui avevo già sentito parlare come di uno dei migliori mc italiani. Mi procurai il disco dei Gatekeepaz “Custodi del segreto”, iniziai ad ascoltarlo ripetutamente immedesimandomi, oltre che nelle rime, nell’atmosfera urbana che riuscivano ad evocare con le loro sonorità. E’ stato come un processo mistico, fu lì che iniziai a innamorarmi di questa cultura.  

++“Change the people around you” è un testo che parla dell’hip hop. In quale modo può cambiare le persone che si hanno intorno?  

Penso che il mondo sia il frutto di noi stessi e del nostro modo di porci nei suoi confronti. La nostra vita, volenti o nolenti, è in simbiosi con quella di chi ci circonda e con quella del pianeta intero. Per fare un esempio, chi tende ad avere una visione negativa di sé trasmetterà per lo più negatività a chi gli sta intorno…il risultato è che il nostro stato d’animo rispecchiandosi negli altri ritornerà nuovamente a noi, dandoci conferma della natura dei nostri pensieri. Viceversa, per chi ha una visione positiva. Detto questo, per cambiare le persone che si hanno intorno, a mio parere, basta essere se stessi e se decido, come nel testo in questione, di parlare di ciò che mi trasmette l’hip hop e dei suoi insegnamenti positivi di cui ho usufruito nella musica e non, posso dare dei nuovi e reali punti di vista da analizzare per la gente che mi ascolta, il che di per se è già un cambiamento! 

++Secondo te qual è la differenza, se pensi ci sia, tra “essere hip hop” e “fare hip hop”?  

Per me l’hip hop è una cultura strettamente spirituale, tutto quello che ho imparato dall’hip hop l’ho fatto mio nella vita quotidiana e nella musica, quindi le vedo come due cose complementari.

 
++Se ti fossero concessi i superpoteri per un giorno, che cosa ti piacerebbe fare? 

Credo che paradossalmente, ma anche ironicamente, prima ci penserei a lungo e una volta trovato il superpotere che fa’ per me lo lascerei li dov’è, cercando di guadagnarmelo lentamente nella vita reale sbagliando e risbagliando.  

++Cosa ci dici della scena torinese attuale? 

A mio parere in questo momento a Torino c’è moltissima gente valida e di grande talento, come allo stesso tempo tante altre persone non hanno le idee chiare su cosa possa essere una cultura genuina e interpretata come un proprio mantra. Così la gente che ha realmente qualcosa da dire o da esprimere tende a stare isolata perché consapevole di trovare in pochi luoghi una situazione che li appaghi sul serio, io in primis. Questo è uno sbaglio, anche perché c’è molto rispetto reciproco fra questi artisti, ma mancano dei punti di ritrovo, dove semplicemente passare delle serate coltivando rapporti umani ancora prima dell’hip hop. 

++C’è qualcosa o qualche contesto particolare da cui trai ispirazione in particolare per scrivere? 

Forse i momenti da cui traggo più soddisfazione quando scrivo sono quelli in cui medito intensamente sulla mia persona. A volte rifletto a lungo ed è come se dentro di me si sbloccassero dei codici per la comprensione del mio carattere o dei miei modi di fare che fino ad un istante prima, mi erano pressoché sconosciuti. Quando scattano questi meccanismi, riesco a focalizzarmi anche più lucidamente sul mondo che mi circonda. 

++Potresti descrivere Roy Zen in una frase? 

Posso provare a descriverlo nel significato simbolico dell’ Uroboro :”Imprimere al divenire il carattere dell’essere, è questa la suprema volontà di potenza. Che tutto ritorni, è l’estremo avvicinamento del mondo del divenire a quello dell’essere: culmine della contemplazione” (Nietzsche) 

++E’ chiaro che oggi giorno i social network hanno paradossalmente ucciso la socialità. Nei tuoi testi ne fai spesso riferimento. Cosa ne pensi in riguardo? Com’è possibile che le comitive di ieri sul muretto si siano estinte a causa di un paio di social network? 

Penso che i social network siano un’arma a doppio taglio, inizialmente ti spingono a pensare che sia un mezzo fondamentale per comunicare, per darti appuntamenti con gli amici e via dicendo ma una volta iscritto iniziano a diventare una vera e propria dipendenza, soprattutto per i più giovani. Stare ore davanti a un profilo virtuale è un po’ come scegliere la strada più facile, tutti sappiamo che mettersi in gioco nella vita è una cosa che è tutto tranne che semplice, come del resto accettarsi per quel che si è. I social offrono un via di fuga illusoria, così molti si ritrovano con un miriade di problemi “nella vita vera” non risolti e un profilo pieno zeppo di sfoghi e frustrazioni d’ogni genere. Qualcuno mi ha detto che ci sta per noia, io di solito rispondo che, noia per noia, è mille volte meglio stare a rigirarsi in pollici davanti a un muro piuttosto che fissare uno schermo per mezza giornata con lo sguardo vacuo. Il fatto è che danno dipendenza, né più né meno. La cosa più triste è vedere ragazzini/e che modificano la foto del proprio profilo, magari con Photoshop, per apparire più carini ed essere accettati da una società che non esiste…Crazy!!!  

++Il tuo album è stato anticipato dal singolo “Sempre meno umani”, testo che parla di umanità. Ma non è l’unico nel disco. Quanto percepisci questa mancanza di umanità e quale, secondo te, è il prezzo da pagare per chi sceglie di restare umani.  

Inizialmente ho scritto le tre strofe senza ritornello e non sapevo che titolo dare al pezzo. Solo rileggendolo ho capito che “Sempre meno umani” era l’unico significato comune che legava il tutto. Penso che sia questo il problema più grave legato alla mancanza d’umanità, appunto il fatto di non rendersene conto e farsi trascinare dagli eventi, senza analizzarli con occhio critico. Il prezzo da pagare per chi ne prende atto è alto, ma allo stesso tempo dovuto. “Solo quando dobbiamo lottare per difendere la nostra umanità ci accorgiamo di quanto valga, di quanto ci sia cara” diceva qualcuno.  

++Se arrivassero gli alieni in quale modo gli accoglieresti? 

Gli direi:”Benvenuti!…Ma scusate per il caos, per le guerre, per il degrado. Sapete, noi tutto questo lo chiamiamo progresso”.  

++Come nasce la collaborazione con Cisky B, produttore presente in buona parte delle tracce del disco? 

La collaborazione con Cisky B è nata dalla profonda armonia che abbiamo nel concepire questa cultura, dai percorsi di vita affini e dalle linee di pensiero comuni che hanno saldato la nostra amicizia. Ci siamo occupati della realizzazione del disco con le nostre forze e i nostri mezzi. Pur non avendo competenze professionali, il nostro è stato un processo di maturazione che non si è fermato di fronte a nessun ostacolo, il che per noi è un grande motivo di orgoglio e di stima reciproca. Continuerà a essere così anche nei lavori futuri, come in ogni vero rapporto che va oltre le passioni comuni.   

++Grazie mille per la disponibilità Roy, spazio libero per te…  

Grazie a voi, ci tengo a ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto, aiutato e accompagnato per la realizzazione del progetto, ma prima di tutto nella mia vita.
Pace

(Eleonora Pochi)