Gaza sotto attacco: l’hip hop come canale di comunicazione

Nella striscia di Gaza è tornato l’inferno. Stavolta gli israeliani hanno chiamato “Pillar of cloud” il massiccio attacco militare sferrato in tutto il territorio gazawi. Dopo la terribile operazione “Piombo fuso”, in cui è stato utilizzato il fosforo bianco dall’esercito di Netanyahu, ecco di nuovo una pioggia di bombe sulle teste di uomini, donne e bambini inermi. Purtroppo si sa che il nostro governo ha da sempre appoggiato Israele, come tutto l’Occidente del resto, primi tra tutti gli Usa. Un appoggio rappresentato da ingenti finanziamenti, in quasi tutti i settori, primo tra tutti quello militare, benché Israele sia classificabile come “Stato Canaglia”, ossia un Paese considerato una minaccia per la pace mondiale. I popoli però, non possono e non devono appoggiare tutto questo. Malgrado sia difficile sapere la vera realtà dei fatti, poiché plasmata o nascosta quotidianamente dai mass-media nazionali, noi italiani dobbiamo fare lo sforzo di informarci da fonti veritiere ed attivarci, ognuno a modo suo. L’hip hop, in questo caso, può fare molto. Nella Striscia di Gaza, benché vivere sia un incubo, ci sono MC, writers, producer e Dj che trovano nell’hip hop una ragione per andare avanti, per impegnare la mente ed allontanarla dal rumore assordante delle bombe o dal dolore della perdita di un genitore o di un fratellino. Qualche tempo fa abbiamo intervistato Stormtrap, che ci ha raccontato qualcosa della vita in Cisgiordania, ma nella Striscia è ancora più difficile. I Gazawi vivono in un grande carcere a cielo aperto, non possono varcare i confini, non possono andare a studiare in un’altra regione, non possono fare capolino, come tutti noi, in un altro Paese per vedere il mondo. Non possono scappare quando scoppia una guerra. Conoscono solo macerie, guerra e disperazione. Sono passati per l’Italia anche i Darg Team, crew di Gaza, che ci hanno emozionato con il loro rap. E’ proprio loro, il pezzo “Long live Palestine”ed altrettanto loro è il pezzo “Onadekom” inciso in memoria di Vittorio Arrigoni, attivista italiano assassinato brutalmente a Gaza il 15 aprile del 2011. “Era un nostro fratello” hanno dichiarato.

(youtube)http://www.youtube.com/watch?v=wuD3PxPb234(/youtube)

 

Allora si potrebbe fare molto da parte nostra, a maggior ragione perché i mass-media non parlano dell’attuale massacro in corso nella Striscia. “Imbrattate”, come dice qualcuno, i muri con graffiti che parlano e raccontano di questo ingiusto bagno di sangue. Stanno morendo decine di bambini. Israele in queste ore ha minacciato di staccare elettricità, acqua e Internet su tutto il territorio della Striscia di Gaza. Dobbiamo attivarci. Gli MC sono chiamati ad intervenire in casi come questi, visto che il rap sa parlare molto bene a giovani e meno giovani, andando oltre la censura e raccontando la verità. Anche spendendo due semplici parole durante i vostri live, aiutate moltissimo a diffondere questa tragedia nascosta. Insomma, l’hip hop queste cose le sa fare ed anche molto bene, questo è uno dei motivi del perché rappresenta un movimento culturale e non solo un “genere musicale”. Sto aggiornando personalmente un post sul mio blog che riporta testimonianze dirette di attivisti sul posto, link di siti attendibili che curano in diretta le notizie, alcune immagini e degli audio, ma potete riuscire ad informarvi anche tramite la rete, sfruttando una volta ogni tanto, Internet per una nobile e triste causa. Cercheremo di aggiornarvi anche tramite la nostra redazione e non esitate a scriverci per qualsiasi domanda. Stay Real e, come era solito scrivere Arrigoni, Stay Human. YO.

 

(youtube)http://www.youtube.com/watch?v=vrMHPklyfvg(/youtube)

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