Stereomath, in esclusiva lo streaming integrale del disco e l’intervista!

Stereomath è un progetto musicale ideato da Masta P, già voce della band Kalafro e da Mastro, giovane producer e rapper. L’attitudine è marcatamente hip hop, così come il background dei due componenti. Lo stile è rap, con qualche divagazione nel raggamuffin e nel soul. L’atteggiamento può essere identificato come una via di mezzo tra l’approccio militante della musica politicizzata e quello prettamente egocentrico e purista della musica di genere. È orgogliosamente meridionale ma lontano dagli slogan e dai piagnistei, tagliente negli argomenti ed agguerrito nei modi.
Li abbiamo intervistati in occasione dell’uscita del cd d’esordio “Il primo e l’ennesimo” , un disco che parla di Sud, di ribellione, di antimafia ma anche di vita quotidiana, di crisi interiori e di incertezze. Qui sotto lo streaming integrale di tutto il cd, corredato dal video che sta girando sui maggiori canali, a chiudere l’intervista che racconta la genesi dell’album.

      Stereo in
      Io sono (feat. Skat)
      International vibration (feat. Malikah Jamilah)
      Dietro le barricate (feat. Easy One)
      Quale rivoluzione
      Una questione d'onore (replacement)
      Stereo right on
      Come va (feat. Dj Mbatò)
      Attitudine (alla follia)
      Statale 106
      Domani si parte (feat. Easy One)
      Occupy (w)all street (feat. Shiva)
      Pi cu parra assai pt
      Stereo left on
      La verità non è sempre rivoluzionaria
      Rc state of mind
      Puntando al cielo (a friend)
      Autoerotic rap
      Stereo out(ing)
http://www.youtube.com/watch?v=0phF6O0Vxp4&

++ Stereomath: un tot di righe per presentare voi ed il progetto….
Mastro: Suoni, idee, cultura, consapevolezza, unione. Elementi fondamentali per questa grande combination di cui sono molto felice.
MastaP: Stereomath è per me la voglia di rimettermi in gioco, di sfidarmi, di reinterpretarmi. Ma poi mica tanto, considerando che ritorno al rap puro, di matrice hip hop, dopo dieci anni di sfrenata musica non etichettabile. Ho sempre fatto (anche) il rap, ma per una serie di circostanze è sempre stato il nome Kalafro a girare, e non il mio come solista. Un po’ per volontà mia, un po’ per colpa del mio ostinato e compiaciuto  isolamento geografico: ancora non sono emigrato.

++ Come vi siete conosciuti e soprattutto come avete iniziato a collaborare al disco…
MastaP: ho conosciuto Mastro, circa tre anni fa, ad una serata hip hop organizzata da Mad Simon (Kalafro) a Reggio Calabria. Anche se prese il microfono e fece freestyle con lo zainetto (!), subito provai una certa simpatia per lui. Ho deciso di frequentarlo perché l’ho visto impaziente, infottato e ipercreativo, proprio come ero io alla sua età (ora sono peggio!). Aggiungici quel po’ di buona educazione, l’assenza di tatuaggi, il disinteresse verso gli atteggiamenti gangsta e la grande disponibilità ad ascoltare consigli ed il gioco è fatto. A pochi mesi dal nostro primo incontro, già era autore di un beat nel disco dei Kalafro “Briganti”. Si…ogni tanto mi chiama “zio”, ma gli passerà (ride, n.d.r.).
Mastro: ho conosciuto Nicola dopo i Kalafro, gruppo che a Reggio era noto anche tra noi giovani che si avvicinavano alla musica nera. Avevo già avuto modo di collaborare con i Kalafro tre anni fa ed ora il fatto di aver concepito un disco intero mi fa prendere benissimo!

++ Come avete coinvolto i diversi ospiti che compaiono nel disco?
Mastro: i featuring di questo disco sono pochi, amichevoli e tutti quanti potenti. Malikah è una talentuosa e cantante “soulfull” metà italiana metà del Qatar. L’abbiamo “scoperta” in rete durante il contest “Captain Futuro” indetto da Esa (al quale abbiamo entrambi partecipato!) . La sua classe ed anche la sua energia mi hanno coinvolto davvero tanto.
MastaP: Malikah è brava ma soprattutto è tranquilla, lontana da certe paranoie della scena rap. Oltre a cantare bene ha una grossa personalità artistica e fa un rap che smorzerebbe gli entusiasmi di varie femmine rappers emergenti. Ma oltre a lei ci sono Shiva (Kalafro), Skat e Dj Mbatò ai beat ed Easy One (Kalafro) al microfono.

++ Reggio Calabria è una città alquanto “difficile”, l’emigrazione giovanile che coinvolge ogni anno centinaia di soggetti lascia pochi dubbi sulle prospettive di sviluppo del territorio… Questo per gli artisti si traduce anche in mancanza di spazi creativi e molte difficoltà nell’esprimersi…. Come è fare hip hop a Reggio?
MastaP: Anche se il mio primo approccio alla musica, dopo una triste parentesi adolescenziale da dj “tunz”, è stato l’hip hop, ho sempre frequentato con musicisti, di qualsiasi genere. Dunque conosco bene come funziona la musica qui.  A Reggio la musica la si può scrivere, magari con ottima ispirazione; la si può registrare, magari con buona strumentazione; ma sicuramente è straordinariamente difficile renderla  attività professionale. Con i Kalafro dobbiamo fare lunghe traversate e grandi sacrifici per mantenere un certo livello, in tutti i sensi. La Calabria è isolata, è indietro, per vari motivi politici e sociali dei quali mi interesso molto ma con i quali non voglio tediarti. Dico solo che non è solo un fatto geografico!
Mastro: qui è normale, soprattutto tra i miei coetanei, il desiderio di andare via. La mia città non offre possibilità di alcun tipo; una persona cresciuta a Reggio Calabria si abitua a lottare quotidianamente, o almeno questa percezione è dettata dalla mia esperienza.  Una cosa è certa: se inizi a fare hip hop e rimani in Calabria fino all’età matura, diventi forte perchè ne vedi tante e di tutti i colori.

++ Oggi il rap viene per lo più consumato in pillole, in pochi sono disposti a dedicare un’attenzione tale che valga l’ascolto di un intero album….senza contare il fatto che, grazie anche anche alla diffusione possibile attraverso i social network, è scattata la psicosi dell’ “ormai sono tutti rapper”. Fare rap non è obbligatorio, dice qualcuno. Che ne pensate? Quanto è controproducente questa cosa?

MastaP: Io rappresento la seconda generazione dell’hip hop nella mia città, quella immediatamente successiva alla prima datata 1991-92 circa. Facevo demo, canzoni e strofe rap vari anni prima dei social network, dunque non saprei come risponderti. Sentivo questi discorsi anche nel ‘97. Solo che allora i dischi che uscivano erano OTR, Colle del fomento, Fritz da Cat… Per quanto riguarda il “tutti fanno rap”, ho sentito anche cose tipo “nel 2020 saranno tutti rapper e non ci sarà più un medico!”. Probabilmente per allora io sarò un medico…visto che con la musica non mi sono ancora arricchito (ride, n.d.r.).
Mastro: fare qualcosa non è obbligatorio fin quando non ti da nulla che ti aiuti a crescere e a migliorarti. L’arte è il miglior modo per farlo. Il problema consiste nel fatto che la rete è un grande motore e la gente a volte non lo sa gestire; potrebbe essere sfruttato al meglio, anche dal punto di vista musicale. Purtroppo i fenomeni spopolano a causa della gente che ci scherza, ci canticchia e ci ride sopra.        

++ Se foste uno degli ascoltatori, in che ora della giornata lo lascereste suonare?
Mastro: alle 10 del mattino prima della tappa al bar…
MastaP: odio all’ennesima potenza il concetto di “easy listening”. Non ascolto musica da Youtube ma guardo solo videoclip. Non ascolto brani sfusi e casuali senza saperne nè data, nè nome, nè autore. Quindi da mio ascoltatore metterei la cuffia in un momento di relax, magari prima di dormire, e dopo aver spento la chat!

++ Siamo al momento dei saluti, ma prima una ultima domanda: cosa vi aspettate da questo disco?
Mastro: spero che riceva l’attenzione giusta, da tutte le persone che avranno modo di ascoltarlo, acquistarlo ecc..Ci ho messo molto impegno nella stesura delle musiche. Ad ogni modo, ne esco felice in partenza..
MastaP: Io, personalmente, mi aspetto almeno un tot di views su Youtube. O giuro su Dio che lo cancello! Non dico che voglio avere il successo di certi giganti del rap (ho tvoppo odio!), ma almeno una ricompensa per un lavoro positivo e fortemente golden age. Ma se mi impongo un briciolo di serietà, ti dico che mi aspetto riconoscimenti per la mia versatilità, per come scrivo, per come faccio le canzoni e per come canto/reppo. E per il coraggio che ci vuole a non andarsene da qui.