L’intervista a Mendosa Man

++ Partiamo dalla fine, almeno in ordine temporale. “Parole e fatti” è uscito sul terminare del 2011, quindi lo abbiamo lasciato “decantare” abbastanza per fare un bilancio esaustivo del disco. Come è andato? Le aspettative hanno retto?
Parlare di aspettative per me è molto difficile, dato che sono una persona molto umile e con i piedi ben ancorati a terra. Dividerei in due parti il discorso bilancio/aspettative. Diciamo che a livello di vendita non ci si aspettava molto, il mercato è in grossa crisi e lo sapevamo. Immagina per persone come noi, che navigano indipendenti, senza distribuzioni e management, in questo oceano burrascoso e trafficato. Ecco, diciamo che con il mare in burrasca noi imbarchiamo acqua ma non affondiamo mai! Nonostante tutto ci sembrava doveroso e rispettoso, nei nostri confronti e di chi ancora ama avere la fisicità della musica, stampare un minimo di copie da distribuire. Devo ammettere che finora ho ricevuto solo feedback positivi da chi lo ha acquistato. Il secondo bilancio, invece, ha superato di gran lunga le mie aspettative. Parlo degli addetti ai lavori e delle recensioni pubblicate da quasi tutti i siti nazionali hip hop, della pubblicazione dei miei vari videoclip sulle loro homepage, della carta stampata, delle radio streaming e quelle in frequenza. Insomma, ho potuto constatare che il messaggio è arrivato in pieno e questo mi lusinga molto. In ogni caso, posso ritenermi soddisfatto del lavoro che è stato fatto da tutti coloro che hanno partecipato alla riuscita di “Parole & fatti”.

++ Quasi tutti quando entrano in studio e si approcciano alla registrazione di un nuovo disco hanno sempre un sound o disco di riferimento a cui tendere: il tuo?
Ci tengo a precisare che ho sempre avuto una visione a 360° della black music e ritengo di avere un’attitudine decisamente classica. Ciò nonostante mi piace mettermi in gioco e provare a testare suoni nuovi, senza uscire però dai miei canoni di boom bap ben consolidati e radicati in me. Per quanto riguarda “Parole & fatti” è nato tutto in modo spontaneo e naturale. La frequentazione di amici di vecchia data (Yeasound), le varie improvvisazioni durante dancehall underground tra la massive milanese, la nascita dello Yea Studio, la buona vibrazione che mi ha sempre dato il reggae e il mio essere hip hop senza condizioni hanno contribuito alla nascita del mio ultimo album, che a mio parere è altamente hip hop con grandi strizzate d’occhio al reggae! La goccia che ha fatto traboccare il vaso, a dirvela tutta, è stato un album, o meglio una fusione, quella di Nas e Damian Marley in “Distant Relatives”. I due king dei corrispettivi generi, insieme hanno dato vita a quello che molti da tempo hanno tentato di fare, portando il reggae hip hop a un livello superiore. Ci tengo a precisare, inoltre, che hanno contribuito in maniera sostanziale alle sonorità reggae musicisti con la M maiuscola, quali Matteo Merighi, Fabio D’Urso, Paolo Martina, la Yeasound e cantanti del calibro di General Levy, Skarra Mucci, Easy One, La Vale, Bubu. A tutti loro va il mio grazie e la mia totale soddisfazione.

++ Infatti ascoltandolo si nota in primis questo creare cortocircuiti con altri generi, soprattutto di memoria giamaicana e black: come è nata per esempio la collaborazione con General Levy?
Come appunto dicevo, ho avuto il piacere e l’onore di collaborare con dei grandi della reggae music internazionale tra cui General Levy, uno dei capi indiscussi della scena musicale reggae europea. La nostra collaborazione nasce proprio nello studio della Yeasound, che stava ospitando General Levy durante una dub session. Dopo aver ascoltato alcune nostre produzioni, il desiderio di collaborazione è nato in modo spontaneo. Il risultato è “Music”, settima traccia dell’album, che racchiude appieno il nostro concetto di reggae hip hop e rispecchia bene la fusione tra Mendosa e Yeasound. Abbiamo voluto omaggiare il pezzo anche con un videoclip presente su youtube e condiviso dai vari siti specializzati. Aggiungo che tra le mie influenze musicali figurano anche Krs One, Mad Lion, Raggasonic, Busta Rhymes… tutti artisti che si distinguevamo negli anni ottanta/novanta per metriche vicine al ragga. Non è un caso se ai tempi di Animali del Falò (primi anni novanta) i nostri ritornelli suonavano già roots. Poi l’incontro con Yeasound mi ha permesso di sperimentare metriche e liriche più elastiche rispetto ai canoni classici del rap ma soprattutto questo incontro ha risvegliato quelle vybz positive che solo un’amicizia di vecchia data può dare. Ciò nonostante la mia cultura resta 100% hip hop. Ma senza paraocchi.

++ Musiche o visioni che ti hanno cambiato da giovinetto? Per esempio “London Calling” dei Clash mi ha aperto un mondo….
Beh, direi che sono tante. Chiaramente i Public Enemy, Bdp, Wu-Tang Clan, M.O.P., Mos Def, Mobb Deep, A Tribe Called Quest, Naughty by Nature e Cypress Hill. E tanti altri. Il tutto comincia nel ’90, tempi in cui il rap te lo dovevi andare a cercare, non c’era internet e non c’erano tutti questi social network, di conseguenza era tutto molto più difficile ma meno contaminato. Si imparava da veri maestri e le scuole erano più consolidate.

++ Avrai notato che negli ultimi tempi sembra che ce la stiano facendo un po’ tutti. Basta guardare MTV, cliccare su youtube o leggere dichiarazioni entusiaste su presunti primi posti in classifica. Provocazione a parte, sei uno di quelli che ha sognato almeno una volta il fatidico contratto con la major o, al contrario, ti rallegri del fatto che questo ormai sembra essere una cosa di cui si possa ampiamente fare a meno?
Non vi nascondo che qualche anno fa mi avrebbe fatto molto più piacere e forse anche ora. In fondo qualche major buona in giro c’è ancora, no? In ogni caso, lo farei lo stesso, anche in cameretta, con le cuffiette, dato che ho scoperto, dal basso dei miei quasi quaranta, che ho più bisogno io del rap, che lui di me! Sono comunque un sognatore folle, un utopista logorroico che invecchia paranoico, se mi concedete la rima, quindi come dal mio primo mixtape “Angeli & diavoli”, non mi arrendo mai e mi diverto a farlo sempre, vada come vada.

++ Se dovessi fare una playlist, cosa ti sentiresti di consigliare adesso?
In questi ultimi anni non sono stato molto affascinato dalle nuove uscite e dalla nuova scuola d’oltreoceano, anzi credo che si possano contare su una mano i pochi album nuovi vicino ai miei gusti. Perciò la mia playlist conterrebbe cinque tracce, non proprio fresche, ma che mi stanno facendo compagnia mentre rispondo alle vostre domande. La prima è Lifesavas – “Soldierfied”, a seguire Blackalicious – “World of Vibration”, poi ci metto Masta Ace – “Take A Walk”, per salire con Dope DOD – “What Happened”, e concludere con Mendosa feat. General Levy – “Music”… scusate l’egocentrismo!

++ Parole che ami e parole che odi? Una rima che non avresti chiuso mai…
Questa è una bella domanda e spero di darti una risposta degna. La cosa strana è che ultimamente la parola che odio è quella che normalmente amo di più (tanto da averci intitolato un pezzo), solo che il significato che le viene attribuito oggigiorno è diverso da quello che ha per me. La parola è “Old”, che non vuol dire essere rimasti indietro coi tempi o criticare tutto ciò che è nuovo come spesso i giovani sostengono, old è un’attitudine… in pochi possono capirmi. Non ho rime che non avrei mai voluto chiudere, piuttosto milioni di fogliettini che ho cestinato, ma non vi svelerò di più perché se li ho cestinati un motivo c’è!

++ Prossimi progetti? O qualcosa che vuoi aggiungere?
Per il futuro ci sono un po’ di lavori in corso e varie partecipazioni con producer ed mc. Con Naghe stiamo lavorando a un nuovo progetto insieme, per riprendere un certo discorso cominciato con “Senso di presagio”, il nostro primo album, uscito tre anni fa. Che dire di più? Ringrazio Moodmagazine per lo spazio che mi ha dato e invito i lettori ad ascoltare l’album perché tratta tematiche varie e attuali, quali la mancanza d’amore che ci sta portando allo sfacelo, la tecnologia che aggrada la nostra pigrizia, la musica che come una donna va elogiata e non sporcata, il rispetto, i disastri ambientali che danno segni evidenti. Insomma, cose serie, ma trattate con quella leggerezza diretta e comprensibile a tutti. Questo è “Parole & fatti”. Questo sono io che, dal basso dei miei trentotto anni, racconto e mi racconto attraverso quello che più so fare. Quindi che dire? Nulla… “solo ascoltare”.

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