Casino Royale, l’intervista

a cura di Nicola Pirozzi

Quanti di voi nel 1987 non erano ancora nati? Una buona parte immagino, compreso il sottoscritto. Loro c’erano. Suonavano nei centri sociali di tutta Italia, dopo aver importato i suoni in levare dalla Jamaica. Dallo ska anglofono di fine anni ’80, alle prime sperimentazioni. Arrivando a Renato Carosone: i Casino Royale riuscirono a sincopare il suo “Caravan Petrol”, parafrasandolo in Skaravan Petrol. Ma siamo ancora al 1991, ce n’è di tempo. Ricercare, rinnovarsi, reinventarsi. La ricetta che li ha portati in 25 anni di onorata carriera a ritrovarsi, sempre,  e a sopperire ai cambiamenti di line-up con tanto di saluti, tra gli altri, a Giuliano Palma e Dj Gruff. Giungendo nel 1997 a pubblicare un capolavoro, CRX, per chi scrive uno dei dischi più influenti mai partoriti dalla musica italiana che mesceva il trip hop, l’hip hop, il funk. Emblematico della continua e fruttuosa ricerca musicale fu Royale Rockers, l’album in cui i Casino rividero brani storici in chiave reggae. Ora, a quasi venticinque anni dagli esordi, arriva “Io e la mia ombra”, nuovo disco di inediti. Anticipato dalla bellissima title track (con fantastico video di Cosimo Alemà), ci propone la band milanese in una veste sonora più popolare, comunque da ascrivere all’evoluzione che persegue dagli albori. Capace, come sempre, di scavare nei lati più angusti della personalità di ognuno di noi e di districarsi nella savana metropolitana. Giovani, come il domani. Stanchi, ancora no. Una chiosa provocatoria: se nell’immaginario collettivo hip hop un disco come CRX avesse fatto breccia per lo meno quanto SxM dei Sangue Misto, forse adesso non staremmo a parlare di chiusure mentali e musicali, di purismo a tutti i costi, di ghettizzazione del genere.

In occasione dell’uscita di “Io e la mia ombra”, in streaming qui e disponibile nei negozi di dischi e su Itunes dal 21 giugno, Alioscia e soci sono in giro per l’Italia a presentare il lavoro. Li abbiamo incontrati alla Feltrinelli di Napoli, in un incontro culminato in un piacevole dibattito dal retrogusto antropologico. Il frontman, accompagnato da Patrick Benifei alla voce e dal chitarrista Michele “Pardo” Pauli, per l’occasione a destreggiarsi con una drum machine, ha performato tre brani tratti dal nuovo lavoro, “Io e la mia ombra”, “Ogni uomo una radio” e “ Ora chi ha paura”. Questo il breve resoconto del pomeriggio:

++ Il nuovo album è arrivato, cinque anni dopo l’ultimo disco di inediti. “Io e la mia ombra” è anticipato dal video della title track e da un homemade clip di “Città di niente”. Parlatecene un po’!

“Io e la mia ombra” è il nostro nuovo disco di inediti, il settimo… forse l’ottavo, o il nono! Non ne usciva uno da cinque anni, durante i quali comunque non siamo mai stati fermi. È finalmente fuori dopo alcune false partenze e ritardi, esordendo al quinto posto della classifica di Itunes. Un risultato apprezzabile, dato che ci troviamo nell’interregno tra il supporto fisico e quello digitale, in un’epoca in cui vendere dischi è sempre più difficile.

++ Sfogliando un quotidiano, oggi leggevo una vostra definizione che vi vedeva adesso “più ottimisti, quasi pop”. Vi ritrovate?

Ottimisti lo siamo sempre stati; pop, lungo la nostra carriera, un po’ meno. Noi non riusciremo mai ad essere pop completamente. Ad ogni nuovo disco un artista cerca di aprirsi ad un pubblico sempre più largo, cerca un’intellegibilità più spiccata. “Io e la mia ombra” spiega cosa sono ora i Casino Royale e la propria musica. Scriviamo di noi, cercando di raccontare gli altri. Ogni testo ha un riscontro con la personalità che lo riceve, lo diciamo da “Io rifletto”.

++ Si può dire che la vostra città di provenienza, Milano, ricorra in ogni disco che pubblicate. Le mille sfumature di una metropoli internazionale vi hanno ispirato e influenzato: a memoria, ricordo pochi brani in grado di tracciare i contorni della propria città come avete fatto voi in “Milano Double Standard”. Avete suonato ultimamente per Pisapia: insomma, non vi stancate mai di portare Milano sempre con voi…

Milano, nel bene e nel male, è sempre nei nostri dischi. Cerchiamo sempre un incontro-scontro con la nostra metropoli: “Città di niente”, di cui è fuori un homemade video, ha un significato traslabile per tutte le città italiane, questo parallelo con la necropoli. Oramai la città ha perso i suoi limiti territoriali: la globalizzazione nel suo miglior aspetto ha reso accessibile a tutti l’informazione. Tornando a Milano, abbiamo suonato per Pisapia: fortunatamente stavolta è andata bene, dato che le altre volte che abbiamo appoggiato dei candidati più o meno di sinistra è andata sempre male (risate ndr). Più che altro, ci siamo stati per invogliare i giovani a votare.

++ È ipotizzabile un parallelismo tra i primi due video estratti: l’ombra depressiva favorita dalla metropoli/necropoli?

Quando la gente come massa, come comunità, come città, viene presa in giro e non riesce ad intravedere un progetto per il proprio futuro, o non reagisce più e si droga di televisione o qualcos’altro, oppure si incazza. Qui a Napoli abbiamo assaporato la rabbia estrema generata da esasperazione, non voluta dal singolo.  Milano è una città che è stata presa in giro per tanti anni: “Città di niente” è una denuncia che ha anche una chiave di lettura di speranza. Bisogna rendersi conto che le cose possono cambiare: senza progetto non c’è la possibilità per il singolo di sopravvivere, non c’è futuro, non c’è città. L’uomo da solo muore e con esso il progetto di città. Questo è il nostro punto di vista sulla metropoli!

++ Riascoltarvi è un continuo riscoprirvi: la attenta ricerca sonora vi ha portato ad abbracciare l’hip hop, il reggae, lo ska, il dub, l’elettronica: questo il segreto della longevità?

Un elemento fondamentale per rimanere vivi in questo mestiere, è la curiosità. Siamo stati sempre assetati di musica, che fosse degli altri o la nostra. Non ci stanchiamo mai di riarrangiare i nostri brani vecchi, di riproporli in una nuova veste perché ci rendiamo conto che attualizzandoli possano rendere altrettanto: qualche volta ci hanno anche criticato per questo. Cerchiamo sempre di ricontestualizzarci. È l’antidoto grazie al quale, col passare del tempo, rimaniamo sempre innamorati delle nostre canzoni. Spesso mi chiedo come gruppi strafamosi continuino per anni a cantare lo stesso masterpiece, nella stessa versione, senza mai stancarsi. È vero anche che il pubblico sarà affezionato alla canzone e che, se avessimo fatto “I can’t get no Satisfaction”, la canteremmo sempre e sempre allo stesso modo (risate ndr). I Casino Royale sono sempre stati attenti a tante sonorità differenti: ciclicamente i suoni del passato tornano … amiamo il rock’n’roll, il reggae, l’elettronica, la disco music e così via! Ci siamo resi conto che le canzoni che abbiamo prodotto sono state belle, vere. Con Royale Rockers abbiamo avuto la certezza che anche suonate in un’altra versione funzionavano benissimo perché durature. Ricordiamo ancora con affetto il nostro incontro con Renato Carosone in un Primo Maggio: gli facemmo ascoltare la nostra cover di Caravan Petrol, che s’intitolava Skaravan Petrol rifatta appunto in ska. Fu un incontro piacevole perché Carosone rappresentava quell’era di artisti italiani cresciuti con lo swing, il jazz: la storia della musica del nostro Paese, a parte le canzoni classiche all’italiana, ha visto ripetersi ciclicamente vari suoni importati che ne hanno contaminato la matrice.

++ Da rivista che si occupa di rap italiano, la domanda sorge spontanea, considerati anche i vostri trascorsi, più o meno vicini al mondo hip hop: c’è un artista che più di ogni altro ha catturato il vostro interesse in questo genere?

Tra gli artisti rap quelli che maggiormente seguiamo e apprezziamo sono i Co’Sang. Hanno una capacità narrativa e di scrittura oseremmo dire pasoliniana: gli daremmo un Premio Tenco ogni volta che scrivono un disco. Riescono a raccontare una realtà estrema senza essere retorici, scontati e senza creare malintesi, soprattutto. Mi incazzo quando un certo tipo di stampa li vuole forzare, vedendo in loro dei piccoli Saviano. Loro raccontano quello che vedono, non c’è bisogno di fare nomi. Ultimamente ci siamo sentiti, c’è la possibilità che venga fatta una loro versione della nostra “Città di niente”, ovviamente riferita a Napoli. Mantenendo il ritornello, con le strofe scritte da loro.

++ Chiudiamo con una domanda riguardante il tour di “Io e la mia ombra”: cosa dobbiamo aspettarci dai live Casino Royale del 2011?

Il tour prende la direzione del suono del disco, poiché anche i pezzi vecchi sono stati riarrangiati con il mood che rispecchia il nostro momento attuale… niente che sia più disimpegnato rispetto a tutte le cose che abbiamo fatto precedentemente, ma diciamo così, sarà più “ballabile”. Ci saranno spazi più dilatati in cui lasciamo più campo alla musica: saremo in sei sul palco e mai come stavolta siamo stati così pochi. Ci facciamo aiutare dall’elettronica, con allestimenti particolari… ora basta con le anticipazioni, ci vediamo ad un nostro live!