Meets Vision Art – Portfolio

Che cose strane succedono oggi. Come questo Meets Vision Arts. Come recensire un lavoro di un anno e mezzo fa. Quando mi hanno dato il disco, leggendo il titolo mi ero già preparato a chissà quale diavoleria. Scoppiazzature dal grime, finto dub-step plasticoso, e rap scadente passato per ultra-tecnico. Mi sono trovato in mano qualcosa che non mi aspettavo. Un sound, che pur non trovando molti riferimenti qui in Italia, sa di personale, di vicino a noi. Sa tipo di porceddu con qualche salsa sopra che trasforma una tradizione in nouvelle cuisine sperimentale. Otto tracce, un po’pochine a dire il vero, che offrono uno spaccato di elettronica e break beats di buona fattura, dal mood piacevole, quasi sempre contenuto, un po’ lounge. In più, una più che degna qualità audio (buon mix e master globale) che finalmente rende giustizia al vostro impiantino casalingo comprato in Natale. In alcuni momenti il rap si amalgama con la musica, come per esempio nel secondo pezzo che propone il rmx del pezzo di Keith Murray già sentito su Milano-New York del vecchio Vito Jad (il peggior pezzo di Murray di sempre, una galassia indietro rispetto i fasti di I Shot Ya o El Nino… ah, solite seghe mentali di un eterno nostalgico), oppure con campioni di illustri voci dell’hip hop nostrano. Il tutto scorre liscio senza intoppi, permettendo al rapper medio di cambiare finalmente un po’ d’aria alla stanza e ascoltare qualcosa di nuovo. Musica balsamica per chi ama un sound più europeo, ma anche un’ottima alternativa per il rapper spacca woofer. Insomma questo disco piace alla mia autoradio. Non ti fa saltare come una molla, ma probabilmente non rientra nemmeno nelle intenzioni degli autori. E’ un buon punto di partenza per qualcosa di nuovo (e neanche troppo nuovo, ma si sa che in Italia viviamo col delay inserito) e personalmente mi auguro di sentire presto parlare di questo trio sardo. L’unico dubbio che mi rimane è ancora legato al nome della formazione e all’ovvietà del concetto espresso: la musica non dovrebbe essere SEMPRE evocatrice di immagini nella testa degli ascoltatori? (Giovanni ?Zethone? Zaccaria)

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