Termanology: l’intervista!

termanology

a cura di Nicola Pirozzi
traduzione e booking a cura di Dario Core (myspace.com/guagliuname; bpmrecordings.it)

Poco più di 1,60 m di rara potenza, influenti origini portoricane e il beneplacito dei più importanti rapper oltreoceanici. Per la carta d’identità, lui è Daniel Carillo, nato 27 anni fa a Lawrence, Massachusetts. Per molti, l’erede designato di Big Pun, per talento, flow e background. Per tutti, Termanology, tra i migliori e più prolifici nuovi esponenti dell’hip hop a stelle e strisce. Lo incontriamo in occasione del suo Official Tour Europeo, in Italia per ben tre volte, qualche mese dopo l’uscita del sesto capitolo della saga “Hood Politics”, che prende il nome di “Time Machine”. A voi, Termanology!

  •  Terzo live in pochi mesi in Italia, per un tour che dopo Torino e Fidenza tocca Napoli. Il tuo rapporto con il nostro paese non si limita a questi eventi, ma vede la tua partecipazione in due album italiani dell’anno appena trascorso: “Passport” di Fabio Musta e “Il risveglio” di Tsu. Che idea ti sei fatto del nostro paese?

Mi piace molto l´Italia. Sono stato a Torino per 3 giorni, mi sono divertito parecchio: il pubblico qui è caloroso, il cibo è ottimo, le ragazze sono molto carine. È tutto ciò di cui ho bisogno. Qui a Napoli mi sono divertito tantissimo. Mi piace!

  • E’ da poco fuori il tuo nuovo lavoro “Time Machine: Hood Politics VI”, un prodotto che tu stesso hai definito a metà tra un mixtape e un album. Potresti parlarcene?

A metà tra mixtape e album perché, innanzitutto, è solo materiale originale, ma concepito e amalgamato  tipo mixtape. Sono entusiasta del prodotto finito, ha avuto un sacco di ottime recensioni e molti feedback positivi dalle persone. Il video del singolo (I see dead people, ndr) è passato su MTV e su altri canali, non posso che essere contento dei risultati che sto ottenendo. Cercatelo e compratelo!!

 

Il video di I see Dead People

  • Nato e cresciuto a Lawrence, Massachusetts, si ricordano le tue origini portoricane. Quanto, in questo senso, la provenienza ha influenzato il tuo modo di creare e concepire rap?

 Non è stato facile iniziare poiché nella zona dove sono cresciuto c´è una predominanza di portoricani e  dominicani: dunque, essenzialmente,  musica latina. Quando scrivo le mie rime ho sempre presente chi sono le persone che ho intorno, scrivo rime per la mia gente: certo, sono rivolte a tutti, ma le persone che ho attorno mi ispirano e sono i primi destinatari delle mie parole. Big Pun e Fat Joe, ad esempio, mi hanno influenzato molto nella mia adolescenza: vedere come hanno reso grande la cosa negli anni ´90 mi ha dato l´input per iniziare.

  •  In “Watch how it goes down” scrivi “I see myself the holy resurrection of Pun”, del quale, tra l’altro, hai un tattoo celebrativo. In che modo pensi di ripercorrerne le orme?

Per me Big Pun è  stato il migliore. Nessuno potrà  mai eguagliarlo, prendere il suo posto. Lui è stato in assoluto il miglior rapper portoricano ed uno dei più grandi in generale. La mia intenzione era di mantenere vivo il suo nome, non ho la presunzione di dire che potrei raggiungere la sua fama e il suo talento. Si parla sempre tanto di 2Pac, di B.I.G. ma non si parla abbastanza di lui, persino a casa sua a New York City. Ho vissuto per alcuni anni lì e ho visto che tutti “patteggiano” per Pac e Biggie e non danno a Pun l´importanza che merita. Io vorrei solo mantenere vivo il suo nome e far capire alla mia gente quanto grande sia stato, sia per noi che per l`Hip Hop in generale. Sarei contento di riuscirci.

  •  Pur essendo, tra gli artisti americani di spicco, uno dei più giovani, hai attirato le attenzioni di molti esponenti di quella che definiremmo old school: Dj Premier, Large Professor, Pete Rock, The Alchemist, Havoc, Bun B e altri…  Quanto è servito alla tua maturazione il rapporto con questi pro dell’hip hop mondiale?

Ho un sacco di buoni amici, soprattutto Premier che ha prodotto per me “Watch how it goes down” , uno dei pezzi a cui sono più legato perché, dopo la sua pubblicazione, tutti mi hanno notato e hanno voluto lavorare con me. La collaborazione con Premier mi ha aperto le strade ad altri rapporti collaborativi, come quelli con Pete Rock, Hi-Tek, Havoc, Large Professor, Alchemist… e la lista continua. Anche con Statik Selecta: lui è come un fratello per me. Mi ha dato la possibilità  di fare pezzi con Q-Tip, Styles P, Talib Kweli… Premier e Statik Selecta sono stati quelli che più di tutti mi hanno aiutato ad emergere e a farmi notare per le mie capacità. Hanno investito su di me: è così che funziona il business, bisogna pagare per lavorare con altri artisti. Io non ho dovuto pagare realmente quelli che ho nominato prima, eccetto i producer (quelli vanno pagati sempre), mentre alcuni, ad esempio, l´hanno fatto gratis. Sono immensamente grato a Premier e Statik Selecta.

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  • Rimanendo in tema, pensi che avere in quasi tutti i tuoi prodotti delle partecipazioni importanti ti abbia stimolato a fare sempre meglio?

Certo che si. Ho fatto già canzoni con la metà dei miei artisti preferiti: con Jadakiss, Saigon, Bun B, Cassidy, ho un sacco di canzoni con gli MOP… sono tutti rappers che mi piacciono molto. Ciò non vuol dire che mi lascio intimidire o mettere in ombra; quando faccio un pezzo con qualcuno mi impegno sempre al massimo per stare comunque a testa alta, capisci cosa intendo?

  • Come ogni mc americano che si rispetti, sei molto attivo sul versante mixtape: mentre per noi italiani è un’idea oramai in disuso, in America è routine. Che valore riesci a dare a questo supporto? Consiglieresti ad un giovane rapper italiano di cimentarsi nella faccenda? Perché?

Se fai un mixtape che diventa un classico, la gente lo ascolterà e ti conoscerà per sempre, come per un album. Time Machine è così: per la gente è proprio come un album. Ad esempio, anche 50 Cent ha iniziato con un mixtape che è  diventato un classico: è così che ti fai notare e dimostri di saper fare l´mc, su beats di producers diversi. Se riesci bene, allora fallo, ma se provarci tanto per, magari prendendo beats qualsiasi in giro, è meglio lasciar perdere ed evitare di saturare il mercato.

  •  Sei uno degli esempi lampanti di come si possano far coesistere nella stessa strofa tecnica sopraffina e senso, spesso di impatto politico e sociale. Secondo la tua esperienza, qual è il compromesso migliore tra le due caratteristiche? C’è un approccio differente tra un album e un mixtape?

Per prima cosa scelgo il beat. A volte scrivo anche rime stando in giro, sul mio telefonino: di solito mi piace avere già il beat con il ritornello per poi costruirci attorno le mie liriche. Ho stili diversi quando scrivo: a volte è qualcosa di simile ad un freestyle, dove vado più sciolto, altre volte scrivo rime serrate e in quest´ultimo caso ci vuole molto più  tempo, a volte anche 5 o 6 ore per una strofa.

  • Il 2009 è stato l’anno di Barack Obama, in tutto l’Occidente la sua elezione è stata salutata con grandissima fiducia. Hai sempre dimostrato molta attenzione sul versante socio-politico, riesci ora a profilare un primo bilancio della sua presidenza?

Credo che Obama sia un grande presidente, e che sia una gran cosa per l´America che si inizi a parlare di pace. A causa di Bush in molti hanno iniziato ad odiare gli Stati Uniti, ma era lui che prendeva le decisioni, non il popolo americano. Bush con le sue pessime decisioni ci ha messo contro tutto il mondo. Obama sta ponendo rimedio a tutti gli errori dell´amministrazione precedente: è ancora presto, ma diamogli ora un po’  di tempo e vediamo… Anche a proposito dell´assistenza medica gratuita: prima non c´era in America, adesso lui sta cercando di fare qualcosa. Prima se avevi qualche male, se ti cadeva un dente, ad esempio, la risposta era: “scusa, non possiamo fare nulla se non sei assicurato”. Speriamo che Obama metta a posto questa situazione.

  • Ringraziamo Termanology per la disponibilità, è il momento dei saluti di coda!

Saluto  tutta la mia gente, i miei fan. Visitate il mio sito www.termanologymusic.com, www.stdsquad.com. Grazie a tutti.

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