Charlie P, l’intervista!

Ciao Charlie P, eccoci su Moodmagazine.org. Presentati pure ai nostri lettori, soprattutto a chi non ti conoscesse!

Innanzitutto vi ringrazio per lo spazio concessomi. Sono un autore ed interprete di Catania, nonostante molti credano io sia di Roma poichè ho vissuto lì per 5 anni. Sono arrivato all’hip hop tramite il writing 10 anni fa ed al contempo ho sempre avuto la passione per la musica e la scrittura di testi, passione che ho iniziato a svillupare più concretamente dal 2001 con lo studio del canto e le prime registrazioni. Da qui in poi collaborazioni, showcase ed esperienze di vario tipo mi hanno portato all’ultimo lavoro che si chiama “Diff€rent”, mixtape che ho realizzato insieme al super produttivo Dj Kamo di Genova.

Fare i soldi col rap, è una cosa che si sente molto spesso… Anche tu ripeti di volerne fare a palate, ma sembra che la formula magica non sia stata ancora inventata ? Tu in che modo vorresti farne?

Per essere precisi non parlo di fare i soldi col rap, ma di farli e basta! Citando una mia rima dico “…Io come in USA punto all’immobiliare e tu/ in paranoia underground o commerciale…boom!”. Comunque concordo pienamente con chi voglia diventare un musicista professionista, quindi vivere di musica, anche in ambito rap. Peccato che spesso e volentieri ci si dimentichi di essere professionali e che bisogna costruire e studiare affinchè tutto questo accada.
Inoltre l’intento di queste rime si può leggere anche come risposta ad un modo “antico” di concepire l’hip hop, quello che chi ha più o meno la mia età ha potuto vivere da adolescente, cioè la scena come una sorta di setta nella quale puoi entrare solo tramite un’iniziazione e credo che questa sia l’antitesi dell’hip hop in generale che è musica popolare, intesa come povera di mezzi e proveniente dal ceto più basso, divenuta poi popolare e riconosciuta a livello mondiale.
Sfido chiunque a dirmi che Rakim non è hip hop, ma se notate bene 20 anni fa girava con collane d’oro spesse 4 dita e cantava “Paid in full”. Allo stesso modo potrei citarti una sfilza infinita di nomi. Quel modo di approcciare la musica e farla divenire “sacralità” lo trovo semplicemente una contraddizione. Per quanto riguarda la formula per fare i soldi purtroppo non ce l’ho neppure io, ma mi sto dando da fare 😉

Cantante, rapper, interprete, attore di musical. In quale ambito preferisci esprimerti?

Non saprei dirti quale dimensione preferisco; mi piace vivere la musica, dal momento in cui scrivo su un ritaglio di carta, provo un arrangiamento vocale, mi perdo davanti ad un banco per trovare l’equalizzazione giusta a quando un ragazzo si compra un mio cd dopo uno show e ci beviamo una birra insieme. L’esperienza del musical è stata una tantum, ma è stata assolutamente positiva: ho avuto la possibilità di esibirmi con un’orchestra di 30 elementi inclusi in una compagnia di 80 persone…immagina cosa voglia dire dirigere una cosa così! Se ne avrò di nuovo l’occasione sicuramente non mi porrò dei limiti. Stessa cosa la faccio come autore per altri, come cantante e come rapper. Metto insieme il tutto e spero che il risultato sia apprezzabile.

È particolare che un cantante R’n’B/soul come te si faccia accompagnare da rapper nostrani che fanno parte di un movimento in costante espansione, quello dell’hip hop da club/dirty/crunk (Tony Sky, Santo…). Come mai hai scelto questa via, piuttosto che quella branchia di rap che invece con venature soul si avvicinerebbe più alla tua indole?

Ti ripeto, sono aperto a tutto. Ho pezzi da club, ho tracce neosoul, canzoni pop, roba esclusivamente campionata e roba esclusivamente suonata. Sul poster pubblicitario del mixtape c’è scritto “the italian king of hip-hop/soul” e non a caso: se guardi colei che è “the queen of hip-hop/soul”, cioè Mary J. Blige, nella sua carriera non s’è mai fatta mancare nulla: ha pezzi con Elton John o gli U2 come con Ghostface Killah o Method Man senza mai perdere di personalità.
Credo sinceramente che si possa fare di tutto e farlo bene senza mai essere fuori posto, ovviamente per raggiungere tale traguardo ci vuole un bel po’ di lavoro dietro. Per quanto riguarda quei pezzi quando sono stati registrati io stavo a Roma e non è difficile beccarsi negli studi che si occupano di rap, di conseguenza le collaborazioni sono nate spontaneamente e molte proprio sul posto.

Ci piacerebbe sapere, da te che la vivi da dentro, un parere oggettivo su questo “nuovo” genere in Italia, che a nostro parere sta venendo fuori attingendo abbastanza da quelli che sono i rapper south Usa…

Non è un mistero che il punto di riferimento di tutti sia la scena statunitense, e questo non accade solo con l’hip hop. Tornando al discorso di prima chi se n’è viste un po’ nel corso degli anni sa che esistevano gruppi che “facevano” West Coast in Italia, come il periodo in cui tutti erano divenuti artistoidi e dovevano suonare per forza alla Def Jux. Oggi il south è il genere che va per la maggiore sia nelle radio americane che nei club e l’Italia vive di riflesso questa condizione. E’ normale quindi che tanti rapper nostrani si ispirino a quelle sonorità e per me va benissimo così: preferisco che ognuno porti avanti il suo gusto, che non ci siano delle leggi e che ci possa essere uno scambio. E’ positivo che ci sia il gruppo politicizzato come quelli che fanno solo i pezzi sulla fica. L’unica legge che  dovrebbe esserci è quella della qualità: nel suono (a livello strettamente tecnico) se fai musica da intrattenimento, nello stile e nel vocabolario se hai messaggi più profondi. Se poi hai entrambi allora sei sulla buona strada.

Com’è nata la collaborazione con Grand Agent e Liv L Raynge?

Assolutamente per caso! Stavano in tour in Italia col buon Shablo e, dopo la tappa romana, si sono fermati qualche giorno da me. Ci siamo chiusi in studio con Etto e abbiamo tirato fuori 4 pezzi in 4 giorni. Due, “With you” e “Going to a party”, potete sentirli su “Diff€rent”.

A livello di argomenti, seppur si voglia “sperimentare”, in fin dei conti si arriva a buona parte dei clichè del genere, come storie nel club, rapporti con l’altro sesso, necessità di denaro… cosa che rende il lavoro piuttosto comune, senza particolari segni distintivi. Che ne pensi?

Se ti riferisci agli argomenti trattati nel mixtape la risposta sta appunto nel termine stesso. Onestamente non ho ancora capito cosa sia uno street album nè cosa siano i mixtape se non sono mixati, ma ti dirò che un mixtape per me è una collezione di tracce fresche e basta. Non deve avere necessariamente un filo logico, fare un album non significa certo registrare 15 tracce ma stiamo parlando di un altro tipo di intento. “Diff€rent” è un biglietto da visita, il concetto in questo caso c’è ed è proprio il fatto che mi esprimo in maniere diverse tra loro, dal rap al neo-soul, una sorta di dimostrazione del mio potenziale. La maggior parte dei pezzi sono scritti al momento e credo di aver raggiunto esattamente quello che mi sono prefisso.

Anche grazie alla scelta delle produzioni d’oltreoceano già edite utilizzate in “Diff€rent”, sembra che tu voglia un po’ ripercorrere le orme di Justin Timberlake. Quanto in effetti ti ha influenzato?

In realtà nel mixtape c’è solo una strumentale di Justin Timberlake, l’adattamento in italiano di “Sexy back” appunto. Di Justin ho apprezzato gli album da solista e ultimamente s’è pure messo a produrre mezzo mondo, insomma robetta. Non mi sento particolarmente influenzato da lui piuttosto da altri suoi colleghi contemporanei e non, comunque una carriera come la sua credo che non dispiacerebbe a nessuno me compreso.

Giochiamo un po’, con Charlie P il Timberlake italiano, chi sarà il Timberland del Belpaese?

Sempre in tema scherzoso m’hanno definito anche il T-Pain italiano, detto anche Charlie Pain, a causa delle cover di “Bartender” ( La barista) e “Shawty” (Ciuri). Comunque se ti devo fare qualche nome di beatmakers o produttori italiani che a mio avviso si rifanno a quel tipo di suono posso dirti Sanobeat di Roma, Bizzy di Bologna e Mastermaind di Milano. Con i primi due ho già lavorato mentre col terzo no ma lo stimo molto a livello artistico. Se negli Stati Uniti Madonna si fa produrre da personaggi così mi auguro che un domani lo faccia in Italia la Pausini o Giorgia (quest’ultima tra l’altro fa beat ottimi) 😛

Le piattaforme digitali dove acquistare musica sembrano essere il futuro. Per un giovane emergente come te, che vantaggi potrebbe avere una scelta simile, piuttosto che stampare migliaia di dischi senza avere una forte certezza di vendita?

Senza dubbio il digitale è una componente che sta crescendo sempre di più nell’industria discografica ed è proprio per questo che ho scelto di lanciare il mio singolo “Musica” esclusivamente in quel formato. Ho avuto anche un discreto feedback rimanendo per un po’ alla #3 della classifica hip-hop su iTunes Italia. Sul versante del cd fisico invece ho cercato di mantenere il prezzo più basso possibile, il mixtape infatti costa solo 5 euro, davvero accessibile a tutti.

Parlaci dei tuoi prossimi progetti, hai spazio libero per salutare, mandare a quel paese, dissare chi vuoi! ?

Sono sempre al lavoro anche se non quanto vorrei (cioè 24h al giorno!). Sto lavorando sia a nuove tracce mie che per altri artisti oltre che una sequela di featurings sparsi. Saluto e ringrazio la redazione di Moodmagazine e invito i lettori a farsi un giro su www.myspace.com/charliepmusic o www.charliep.it