Il Delitto Perfetto esiste…

Intervista a cura di Luca “Psycho” Mich (psycho@moodmagazine.org)
Foto di Filippo “Ugoka” Papetti.

 

Si dice che le innovazioni, i balzi in avanti, sia più facile compierli se ci si allontana dal centro delle cose, da quel punto in cui si cristallizzano consuetudini, comportamenti, suoni, atteggiamenti. Una visione ai bordi, esterna, permette di studiare il quadro completo delle cose senza esserne travolti, senza diventare pennellata di quello stesso quadro. Questo permette di interpretare le cose in modo diverso, di re-interpretarle a proprio modo e quindi, alla fine, di innovarle. Ovvio, si tratta di una riflessione che può portare a banali generalizzazioni, ma a volte ci si imbatte in personaggi e situazioni che rispettano pienamente questa massima rendendola credibile. La comparsa sulla scena dei Delitto Perfetto – Nada e Polly, membri del collettivo Lato Oscuro della Costa – può essere considerata una di queste situazioni: la rivoluzione non viene da Milano, né da Roma né da nessun’altra metropoli italiana, no, qui siamo a Ravenna e provincia dove i nostri hanno partorito Double Thinkers, album con il quale hanno portato una serie di novità all’interno della scena rap italiana, sia musicalmente parlando che a livello di argomenti trattati…tutto molto lontano dal hiphop di stampo classico ed i suoi clichè. Nella loro musica clichè non ce ne sono, fa persino strano chiamarla hiphop…troppo riduttivo.

Doveroso per Moodmagazine prendere atto della cosa e dare vita ad un’intervista che ce li facesse conoscere meglio…Ecco cosa ne è uscito, la parola passa a loro, al lato oscuro del lato oscuro…

-Dopo un periodo di stanca nel suono hiphop italico, in molti casi troppo fedele a certi crismi dell’hip hop anni ’90, in altri troppo ammiccante al suono da club americano, si sentiva il bisogno di qualcosa di fresco, di contaminazioni esterne al genere, di progetti che provassero ad andare “oltre”, quelli alla “Uoki Toki” per intenderci. Si può dire che il vostro album Double Thinkers risponda a questa esigenza?

Ma guarda credo sia normale mettere in musica tutte le tue esperienze.. nel nostro caso non abbiamo dovuto decidere uno stile a tavolino, è stato tutto molto immediato e naturale, è quello che abbiamo sempre portato avanti.. Sicuramente il panorama hip hop italiano proprio a causa di questa diffusa omologazione del suono non rappresenta per noi un modello d’ispirazione e forse è anche grazie a questo che abbiamo tirato fuori un disco che va un po’ oltre le solite uscite..

-Nei vostri pezzi saltano subito all’orecchio quei suoni provenienti dalla scena underground americana. Quelli delle label indipendenti quali Def Jux e Anticon. Quali sono stati i vostri punti di riferimento a livello di produzioni? C’è stato effettivamente un tentativo di richiamare quel suono o è uscito tutto in modo naturale, magari in seguito agli ascolti che vi hanno formato?

Per le due label che ci hai citato te ne potremmo citare altre 10 che ci stimolano molto artisticamente, sicuramente anche al di fuori dell’ambito hip hop underground.. Ascoltiamo veramente di tutto e credo che questo sia fondamentale per avere una visone musicale a 360 gradi. Diciamo che prima di voler fare del buon rap pensiamo a fare della buona musica.. Per quel che riguarda i punti di riferimento ce ne sono tantissimi perciò mi limiterò a citarne alcuni: El P, Rjd2, Beastie Boys, The Mars Volta, Daft Punk, J Dilla, Dalek, The Tape vs RQM, Subtle, The Notwist, Audio Bullys, Autechre, Dizzie Rascal, The Streets, Postal Service, Nine Inch Nails. In realtà andiamo molto a periodi..

-Anche a livello testi non ci troviamo davanti a nulla di classico. Ogni clichè è superato, i luoghi comuni annientati e la riflessione spostata su temi più complessi e di interesse universale: politica, multinazionali, auto-annientamento del genere umano ecc. A volte i testi di Polly sembrano più delle riflessioni in prosa su questi argomenti che testi concepiti per il rap. Anche questo è segno di sperimentazione. Ci viene spontaneo chiedere come nascano quindi le liriche, anche in relazione ai tappeti sonori di Nada…

Le liriche nascono da sé, molte volte come anti-slogan o con piccoli viaggi che vengono scritti su dei post-it, altre volte con l’esigenza di raccontare delle storie o con dei ritornelli che invento e mi rimangono in testa per ore; ovviamente poi le bozze devono essere adattate alla perfezione sulle strumentali, e la cosa che mi entusiasma è che riusciamo a comporre testi e musica in modo naturale e coerente senza forzature.

-Ogni frase sembra estremamente ragionata, quasi a voler comporre un copione cinematografico, pieno di suggestioni e riflessioni. L’ascoltatore non può fare a meno di porsi domande, di ragionare sugli stimoli che gli date, quasi come si trovasse davanti ad un libro, o ad un film visionario. A tal proposito potreste citare qualche influenza al di fuori della musica, a livello di letture o visioni?

Diciamo che troviamo ispirazione da qualsiasi forma artistica che ruoti attorno al mondo della fantascienza – cyberpunk (Dick, Asimov e Ballard su tutti) ma anche dai saggi politici e sociali (Chomsky, Zinn, Arundhaty Roy, Orwell). Penso che i libri (in generale) siano meglio dei film, in quanto più indipendenti e parzialmente più liberi dal discorso economico, e quindi possano affrontare argomenti come il “senso della vita“ inteso come “il senso della comunità” in modo aperto e senza le pressioni che vengono imposte dal marketing.

Non ti capita mai quando guardi un video musicale di pensare: “ok, il cantante è bravo, ma chissà di chi è l’idea del video?” oppure se guardi un film d’azione: “come mai è l’iraniano che mette la bomba? Perché è il nero che ruba?” tutto questo è marketing culturale, raccontare la realtà per stereotipi (falsi). È difficile trovare l’arte nel mainstream, concordi?

-Alla luce di quanto detto sopra, avete mai riflettuto sul pubblico potenziale che il vostro disco potrebbe raggiungere? Non siamo davanti ad un prodotto immediato come nella maggior parte dei casi nelle uscite di genere di oggi. Per questo secondo noi potrebbero essere più gli appassionati di elettronica o drum ‘n bass ad apprezzare al volo il vostro progetto, rispetto al b-boy medio odierno troppo chiuso negli stilemi classici del rap. Intendiamoci, se fosse così non potrebbe che essere un buon segno per la vostra musica…

Devo dirti che prima di far uscire il disco pensavamo seriamente di non essere capiti dal pubblico strettamente hip hop. Invece contro ogni aspettativa stiamo ricevendo critiche molto positive anche da parte di persone a cui avrei detto che il nostro disco non sarebbe mai piaciuto.. Forse ci stiamo solo illudendo ma credo che qualcosina stia cambiando anche qui in Italia.. Il problema in molti casi sono le riviste e le programmazioni di radio e tv del settore che spingono sempre le solite dieci facce che guarda caso danno tutte la stessa immagine di hip hop, un immagine molto lontana da quella che abbiamo noi che comunque apprezziamo in egual modo questa cultura in tutte le sue forme.. Solo manifestiamo il nostro amore per questa cultura in altro modo, un modo forse più personale e intimo..

-Rimanendo in tema di ascolti “canonici” del b-boy medio: sicuramente tra questi non figura normalmente un gruppo come i Kill the Vultures, quartetto di Minneapolis talmente underground e fuori dagli schemi da avere addirittura più estimatori in Europa che in patria. Come è nata la vostra collaborazione?

Due anni fa li abbiamo conosciuti durante una data del loro Tour in Italia.. Non abbiamo perso occasione per fare due chiacchiere a fine concerto e parlare dei nostri relativi progetti musicali.. Abbiamo avuto poi modo di rincontrarli l’anno successivo sempre in Italia e abbiamo deciso di collaborare.. Quest’anno sono ritornati a Ravenna per la terza volta e abbiamo avuto modo di chiuderci in studio per registrare cose nuove.. Sono sicuro che le sentirete a breve!

-Se ne aveste la possibilità, con che altri artisti americani o italiani vorreste collaborare per un prossimo progetto?

Con i soldi si ottiene tutto! Ma davvero ti sentiresti appagato ad avere un featuring da parte di un artista che stimi sapendo che collabora con te solo per soldi e che magari non gliene frega nulla della tua musica? E’giusto retribuire la qualità artistica, siamo i primi a sostenerlo, ma alla base di una collaborazione deve esserci un affinità di idee che va al di la della semplice strofa o base figa..

Vorremmo collaborare con artisti che credano nella nostra musica e che capiscano perché facciamo ‘questo in questo modo’..

-Allargando il discorso alla vostra crew, il Lato Oscuro della Costa, nonostante elementi comuni come lo stesso producer, si nota una netta differenza di suono tra un progetto e l’altro. Normale evoluzione, o tentativo di proseguire parallelamente su due strade diverse?

Il Lato Oscuro della Costa è un collettivo formato da cinque persone con idee talvolta diverse tra loro anche se questo credo non possa che far bene alla creatività e allo scambio di idee.. I beats di Artificious non sono stati prodotti tutti da Nada ed è per questo che il suono complessivo dell’album è molto differente da quello di Doublethinkers..

Nel prossimo disco del lato oscuro saremo solo noi 5, lavoreremo molto sul sound complessivo dell’album perciò sarà interamente composto da Nada con l’ausilio di alcuni musicisti.. In realtà noi 5 siamo molto legati, non solo artisticamente, perciò vogliamo creare un album in cui ogni brano ci rappresenti tutti quanti allo stesso modo.. Abbiamo una gran voglia di chiuderci in studio anche se temo che sarà un parto..

Prima però abbiamo due belle sorprese: stiamo ultimando l’album di Moder e l’EP di Mr Helllink (Tesuan + Nada)..

-Per concludere una finezza trash…si dice che non esista il delitto perfetto…voi esistete?

Certo che esistiamo! Il trucco è eliminare subito i testimoni.. 😉