Jay Eff Kay – Suicide Notes Vol.1

JAY EFF KAY | SUICIDE NOTES VOL. 1

Non è accaduto spesso fin’ora ma da questo numero in poi di Mood, vi
proporremo anche qualche assaggio dal mondo del rap Americano. Solo roba
straight from the underground, ben inteso.
Il primo americano ad entrare nella rubrica recensioni è tale Jay Eff Kay
con il suo Suicide Notes Vol. 1 arrivato in redazione tra capo e collo in
fase di chiusura del numero. Non servono mesi d’ascolto comunque per
inquadrare quest’album che, seppur piacevole soprattutto in frangenti
quotidiani che non richiedono l’ascolto impegnato, mostra tutti i suoi
limiti sempre nei soliti punti dove molti rapper americani sono soliti
inceppare. Vero, personalmente provengo da ascolti sopraffini ultimamente e
l’atteraggio su terre meno “sofisticate” come quelle attraverso cui mi guida
Jay Eff, può in questo caso essere dolce solo perché per nulla pretenzioso.
Mi spiego: Suicide Notes sembra il classico album del rapper del sottobosco
che ci prova ad essere originale, a piazzare qualche colpo di classe qua e
là (copiato da altri per altro, vedi impostazione vocale eminemiana),
qualche critica sociale sull’america di oggi, ma poi si arrende alla
tentazione di strizzare l’occhio al suono main-stream da club con argomenti
altrettanto abusati ecc. Sembra mancare la convinzione e anche quella che
gli inglesi chiamano “consistent” ovvero la coerenza, il filo logico delle
cose. Pompano parecchio i beat in Skankapotamus ma è roba dignitosa per
qualche club, nulla di più. Meglio Welcome to America ma i richiami giocosi
a Toy Soldier e a quel tipo di rap tagliente alla Eminem appunto, suonano di
già sentito. Piranoid poteva tranquillamente stare sulla re-up della Shady
Records…Insomma tutto troppo scopiazzato anche se confezionato in modo quasi
impeccabile (pochi album del sottobosco italiano possono ambire a suonare a
questa maniera). Il rapper comunque ci sa fare è innegabile, peccato che
manchi l’inventiva ma gli incastri sono a tratti da maestro e la voce è
davvero piacevole. Nel complesso un bel 6,5 ci sta tutto, più che altro per
la qualità della registrazione e flow del protagonista. Luca “Psycho” Mich